Giovedì, 22 Aprile 2021

Coronavirus, Pregliasco: "Nuovi focolai inevitabili, al mare con la mascherina"

Il virologo a Today: per la fase due "servirà avere una capacità di azione vera e concreta sul territorio". La curva non scende? "Il dato importante è quello delle terapie intensive"

Fabrizio Pregliasco, fermo immagine LA7

"Prima del prossimo anno sarà difficile tornare alla normalità", nel frattempo "dobbiamo trovare un modo per convivere con il virus" anche se il verificarsi di nuovi focolai sarà forse "inevitabile". Lo dice a Today il virologo Fabrizio Pregliasco direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano e docente di Igiene all’Università Statale. La Lombardia sbaglia a voler riaprire il 4 maggio? "Dipende da come attuerà la fase due" dice il virologo. "Dal punto di vista del controllo è chiaro che bisogna arrivare ad un livello accettabile di rischio. E sarà fondamentale avere una capacità di azione vera e concreta sul territorio. Dovremo essere in grado di individuare subito eventuali focolai e bloccare tutti i contatti diretti".

La riuscita della fase due dipenderà anche dai comportamenti individuali. "Uno sforzo l’abbiamo fatto restando a casa" sottolinea Pregliasco, "un secondo sforzo dobbiamo farlo gestendo al meglio una situazione di convivenza forzosa. Un po’ come nelle famiglie quando ci si detesta, ma si trova un modus operandi per continuare a vivere".

Su una riapertura a scaglioni (prima le regioni meno colpite, poi via via tutte le altre) il virologo è scettico: "Diventerebbe un pasticcio, perché molte attività sono interregionali. A mio avviso è meglio diversificare le situazioni di rischio. E magari decidere quali attività riaprire non sulla base del codice di Ateco, ma studiando meglio le filiere. Con i codici Ateco la classificazione è più semplice, ma rischieremmo di perdere degli ingranaggi". 

La curva dei contagi non scende come ci si aspettava? "Abbiamo evitato che ci fosse una crescita esponenziale dei casi. Ora al posto di un picco montagnoso abbiamo una collina - spiega -, ma la collina è digradante. Non dimentichiamo però che il dato più importante è il calo delle terapie intensive. È quello che alla fine ci interessa: la sopravvivenza dei pazienti che si ammalano. Il resto verrà da sé, perché se ci sono meno terapie intensive ci saranno meno casi". E veniamo al dunque: sarà possibile andare al mare? "Bisognerà farlo contingentati e mettere la mascherina… mi verrebbe da dire: ma chi ce lo fa fare".   
 

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