Lunedì, 12 Aprile 2021

Coronavirus, quali mascherine usare con il caldo (secondo gli esperti)

Esistono diverse tipologie di mascherine protettive, ma quali sono le migliori da utilizzare nel periodo estivo? Secondo l'infettivologo Bassetti le più consigliate sono le chirurgiche: ecco perché

Foto di repertorio

Con l'emergenza coronavirus le mascherine protettive sono diventate uno strumento diffuso e utilizzato da tutti, ma con l'arrivo del caldo estivo, non mancano certo le lamentele per il fastidio e l'insofferenza a questo strumento protettivo. Dalle chirurgiche a quelle di stoffa, passando per Ffp2 ed Ffp3, esistono molte tipologie di mascherine, ma quali sono quelle maggiormente consigliate per questo particolare periodo dell'anno? Una risposta arriva da Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. 

Coronavirus, quali mascherine usare con il caldo

Secondo l'infettivologo, che cita uno studio pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health, con il caldo è meglio usare quelle chirurgiche: "Le migliori mascherine da usarsi in questa fase, specie ora che è comparso il caldo, sono quelle chirurgiche e non le Ffp2. Queste ultime infatti, oltre a costare molto di più, aumentano molto la temperatura facciale, sono più scomode e hanno minor aderenza. Lo dimostrerebbe un interessante lavoro pubblicato sull''International Journal of Environmental Research and Public Health'".

''Per strada vedo ancora troppa gente con le N95 perché pensano siano migliori - spiega Bassetti sul suo profilo Facebook - Lasciamole agli operatori sanitari e continuiamo ad usare, quando servono, le mascherine chirurgiche''.

Coronavirus e mascherine, Burioni: ''Meglio portarle nei luoghi affollati''

Sull'argomento mascherine è intervenuto anche il virologo Roberto Burioni in un articolo pubblicato su 'MedicalFacts': "Visto che in fondo portare la mascherina non è un sacrificio così terribile, io penso che - non in spiaggia, quando siamo da soli e neanche se facciamo una passeggiata nei boschi - nei luoghi affollati sia ancora meglio portarla. O per lo meno, io la porto e sto ben lontano da chi non la porta. Poi decidete voi". 

"A gennaio abbiamo detto, sbagliando (anche io), che le mascherine servivano solo ai malati - ricorda Burioni - L'abbiamo detto perché quello era ciò che sapevamo, era quello che facevamo per le altre infezioni respiratorie e nessuno poteva immaginare una nuova infezione respiratoria trasmessa in grandissima parte da asintomatici, e invece così è stato". "Per capire l'efficacia delle mascherine, poi, abbiamo (plurale nel senso di comunità scientifica) fatto esperimenti con virus 'cugini' del coronavirus che causa Covid-19 e abbiamo avuto dati teorici - osserva il virologo - che ci hanno fatto capire che le mascherine potevano essere molto importanti per limitare il contagio: se indossate da un individuo contagioso (anche asintomatico) i dati facevano pensare che la sua capacità di infettare gli altri poteva essere fortemente ridotta. Però, inutile dirlo - prosegue - l'esperimento che ci dà la certezza dell'utilità delle mascherine per prevenire l'infezione di questo coronavirus non l'abbiamo fatto e neanche lo potremo fare: dovremmo prendere due cittadine di una zona dove circola il virus, in una imporre la mascherina, in un'altra vietarla e poi vedere dopo qualche mese cosa succede".

"Capite benissimo che solo uno scienziato folle potrebbe immaginare una cosa simile, che sarebbe giustamente bocciata da ogni comitato etico: un esperimento simile metterebbe in pericolo la vita di molte persone e non si può neanche immaginare - rimarca Burioni - Immersi in questi inevitabili dubbi possiamo però fare due cose: la prima è capire che in una situazione d'incertezza come questa è meglio sbagliare per eccesso di cautela che per il contrario. Nessuno dice che bisogna chiudersi in casa: io stesso ho ripreso con la mia famiglia una vita sostanzialmente normale, ma con qualche cautela in più rispetto alla scorsa estate. Una di queste è per esempio portare sempre la mascherina quando mi trovo in luoghi dove ci sono altre persone". "La seconda è osservare quello che accade intorno a noi: naturalmente dobbiamo avere la consapevolezza che l'osservazione empirica e non scientifica può ingannare e soprattutto che una correlazione non stabilisce un rapporto di causa-effetto (per quello ci vuole la scienza con i suoi numeri e la sua statistica), ma sicuramente alcuni dati sono suggestivi e - pur presi con le molle - possono farci capire che continuare a usare la mascherina in pubblico è un piccolo disagio, ma una buona idea", suggerisce Burioni.

"Negli Stati Uniti ogni Stato ha deciso come credeva riguardo alle mascherine. In alcuni sono obbligatorie in pubblico, in altre sono obbligatorie solo in certe situazioni per dipendenti e clienti, in altri ancora sono obbligatorie solo per i dipendenti e in altri stati sono consigliate, ma non obbligatorie - evidenzia il virologo - Come riporta 'The Philadelphia Inquirer', nella settimana dal 15 al 21 giugno negli Stati dove le mascherine erano obbligatorie per tutti le infezioni sono calate del 25%, negli Stati dove invece sono solo raccomandate c'è stato un aumento dell'84%". "Ripeto - conclude Burioni - non è un esperimento scientifico, non sappiamo quanto le mascherine siano state indossate effettivamente nei due gruppi di Stati e soprattutto questa correlazione non implica l'esistenza di un rapporto causa-effetto. Però, visto che in fondo portare la mascherina non è un sacrificio così terribile, io penso che - non in spiaggia quando siamo da soli e neanche se facciamo una passeggiata nei boschi - nei luoghi affollati sia ancora meglio portarla. O per lo meno, io la porto e sto ben lontano da chi non la porta. Poi decidete voi".

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