Sabato, 23 Ottobre 2021
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Coronavirus, la diffida dei medici di famiglia: "Kit protettivi a tutti entro 72 ore"

Paola Pedrini, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) Lombardia: "Nostro compito è assistere la popolazione, ma per farlo dobbiamo essere, prima di tutti, protetti per non divenire noi stessi fonte di contagio"

Non possono lavorare senza protezioni adeguate, i rischi sono troppo alti. Più mascherine e kit protettivi, ma anche più tamponi. A chiederli con forza i medici di famiglia lombardi, in prima linea nell'emergenza Covid-19, che hanno perso la pazienza. Lo testimonia l'atto di "diffida e messa in mora" sottoscritto da Paola Pedrini, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) Lombardia nei confronti della Ats (Aziende di tutela della salute) di Regione Lombardia nonché del ministero della Salute. Chiamati "a provvedere, entro 72 ore dal ricevimento della presente: all'immediata erogazione a tutti i medici di medicina generale e medici di continuità assistenziale, di kit completi ed in numero adeguato di dispositivi di protezione di qualità idonea a contenere sia il rischio di contrarre il virus che di esporre la popolazione ad involontario contagio".

Coronavirus, i medici chiedono più tutele

Non solo. I medici di medicina generale chiedono che si provveda "nello stesso tempo, a sottoporre tutti i medici, infermieri e personale di studio e, nel caso di positività, famigliari e conviventi, ad adeguato test di valutazione dell'avvenuto contagio. E a concordare con le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria le modalità di arruolamento dei professionisti, di organizzazione e di operatività delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)".

Coronavirus: "I medici non potranno proseguire senza idonei dispositivi di protezione"

"Si fa presente - continua Paola Pedrini nell'atto riportato da Adnkronos Salute - che i medici non opereranno e non potranno proseguire senza idonei dispositivi di protezione e senza protocolli predefiniti".

"Ritengo, fin da ora, i destinatari della presente responsabili dei danni che il sopra richiamato comportamento omissivo ha prodotto agli operatori sanitari e alla popolazione. E' nostro compito assistere la popolazione - conclude Pedrini - rispettando il dettato deontologico del dovere di protezione nei confronti dei cittadini che serviamo e che vogliamo servire, soprattutto in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo. Ma per farlo dobbiamo essere, prima di tutti, protetti per non divenire noi stessi fonte di contagio".

"Il Dipartimento ha fatto di tutto per reperire le mascherine necessarie. Voglio ricordare a tutti quanti che la gestione della sanità è una competenza regionale. Il Dipartimento nazionale della Protezione civile non produce né commercializza mascherine". Lo ha detto il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus Angelo Borrelli ieri nel corso del punto stampa quotidiano rispondendo sugli esposti presentati in procura per l'assenza di mascherine per i medici.

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