Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Coronavirus, tre giovani medici volontari in zona rossa per aiutare i colleghi: "Grazie"

Tre medici si sono offerti volontari e grazie a uno speciale permesso sono stati trasferiti nella zona rossa in Veneto per aiutare i colleghi che sono in quarantena

E' una piccola ma significativa notizia. Tre medici che si sono offerti volontari sono stati trasferiti nella zona rossa in Veneto per aiutare i colleghi che sono in quarantena. Lo rende noto in un post su Facebook il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli.

Medici volontari nella zona rossa: "Tre giovani, a loro un grazie particolare"

"Un grazie particolare a tre giovani medici che si sono offerti come volontari per sostituire i medici di famiglia in quarantena a Vo' Euganeo - scrive Anelli- I tre medici hanno ottenuto uno speciale permesso per accedere alla zona rossa. Grazie e sostegno ai medici che operano con grande difficoltà e senza dispositivi di protezione individuale nella zona rossa del lodigiano. Grazie - conclude - ai colleghi che, pure in quarantena, continuano ad operare per garantire alcuni servizi assistenziali".

Era di Vo', piccolo paese sulle colline padovane, a mezz'ora di macchina da Padova, Adriano Trevisan, 77 anni, pensionato: è stato lui la prima vittima in Italia della malattia causata dal virus. E' morto una settimana fa all'ospedale di Schiavonia. 

Ordine dei Medici di Lodi: la lettera di ringraziamento ai colleghi

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Lodi, Massimo Vajani, ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento a tutti gli iscritti, che tanto si stanno adoperando in questi giorni.

“Desidero esprimervi la mia profonda gratitudine, anche a nome del Consiglio dell’Ordine, per come state affrontando l’emergenza da coronavirus nel nostro territorio – scrive -. Un grazie va a tutti i Colleghi ospedalieri per l’abnegazione, la professionalità e il coraggio che stanno dimostrando. Parimenti un grazie a tutti gli infermieri e gli operatori. Un grazie a tutti i Medici di Medicina Generale e ai Pediatri di Libera scelta che sono in prima linea a contatto con i pazienti, anche potenzialmente infetti, senza gli adeguati mezzi di protezione”.

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