Lunedì, 1 Marzo 2021
Milano

Coronavirus, il caso Milano: perché parlare di un "lockdown mirato" non è più un tabù

L'Ats dice che non riesce più a tracciare i contagi e i virologi iniziano a chiedersi se non sia il caso di introdurre misure di contenimento più severe

Foto di repertorio

Parlare di Milano in lockdown non è più un tabù. Se con l’ultimo Dpcm il governo ha escluso provvedimenti drastici, è anche vero che nulla vieta alle Regioni di introdurre misure più severe in situazioni di particolari criticità. E a Milano i problemi non mancano. L’aumento consistente dei casi registrato nell’ultima settimana preoccupa non poco le autorità sanitarie. Nello stesso arco di tempo i pazienti in terapia intensiva sono raddoppiati e il contagio continua ad avanzare. 

Milano, l’Ats dice che non riesce più a tracciare i contagi

La situazione tiene col fiato sospeso anche l'Ats (Agenzia di Tutela della Salute) che ha chiesto prudenza alle persone e alle amministrazioni. "Quello che vediamo è che il contagio circola più velocemente nelle zone che sono state meno colpite la volta scorsa, quando è intervenuto il lockdown. Milano era stata colpita marginalmente, invece questa volta la ripresa delle attività ha visto Milano e altre zone della Lombardia riprendere". A parlare è il direttore sanitario dell’Ats Milano Vittorio Demicheli a “Buongiorno” su Sky TG24.

"Quello che ci preoccupa - ha proseguito - è che non sappiamo esattamente in una grossa metropoli la velocità con cui il fenomeno si può verificare. Ieri (domenica, ndr) la nostra Ats ha lanciato un allarme e un invito ai cittadini a fare ciascuno la propria parte. Ciascuno dovrà rinunciare a qualcosa, perché in questo momento la fase del contenimento purtroppo è inefficace. Non riusciamo a tracciare tutti i contagi, a mettere noi attivamente in isolamento le persone. Chi sospetta di aver avuto un contatto a rischio o sintomi stia a casa". 
Insomma, l'ammissione è di quelle che dovrebbero fare rumuore: nel capoluogo lombardo non si riescono a tracciare tutti i contatti dei positivi. 

Pregliasco e l'idea del coprifuoco nelle grandi città

Insomma, secondo molti esperti le misure di prevenzione non bastano più e vanno prese misure diverse, di contenimento. Lo pensa per esempio il virologo Fabrizio Pregliasco, tra i consulenti tecnico-scientifici di Regione Lombardia, secondo cui "bisogna prendere in considerazione l'eventualità di un coprifuoco nelle ore serali e notturne in città come Milano, Roma e Napoli e in tutte quelle zone del Paese dove la situazione potrebbe precipitare velocemente". Piccole "chiusure" che potrebbero scongiurare, secondo Pregliasco, un più pesante e generalizzato lockdwn a Natale

Ricciardi parla di "chiusure chirurgiche a Milano e Napoli"

Un'opinione condivisa da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, intervistato da Agorà su Rai Tre, secondo cui sarebbero da fare "interventi mirati rafforzando le decisioni nazionali, chiudendo alcune attività in maniera chirurgica". Ha aggiunto Ricciardi: "Non parlerei di Lombardia ma di Milano. Non di Campania ma di Napoli. E comincerei a preoccuparmi per Roma. Sicuramente il Piemonte è un'altra area". 

Secondo Ricciardi, le misure governative vanno generalmente bene, ma in alcune aree del Paese la curva esponenziale è "talmente forte che, per evitare che tra due settimane vengano prese d'urgenza altre misure, è assolutamente necessario farlo ora". "Quando si ha una città che ha già migliaia di casi, significa che si è alla vigilia di una pressione enorme su sistemi sanitari e questo bisogna evitarlo", ha concluso Ricciardi.
 

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