Giovedì, 25 Febbraio 2021

Coronavirus, mortalità tripla nei pazienti con tumore: il nuovo studio italiano

Due studi confermano quello che era parso chiaro sin dalle prime settimane dell'epidemia: il cancro è un fattore di rischio per le forme più gravi dell’infezione da Sars-cov-2

Foto archivio Ansa

E' parso chiaro sin dalle prime settimane dell'epidemia: il cancro, insieme ad altre malattie croniche, è un fattore di rischio per le forme più gravi dell’infezione da Sars-cov-2.

Una quota di decessi tre volte più alta fra i pazienti con cancro rispetto alle altre persone. L'emergenza Covid-19 non ha avuto lo stesso impatto per tutti. Su alcune categorie si è accanita particolarmente. Una è sicuramente quella dei pazienti oncologici. Ed è uno studio italiano che ha usato il Veneto come 'laboratorio a cielo aperto' a confermarlo, numeri alla mano. La ricerca pubblicata su 'Nature Cancer' è stata condotta dall'università di Padova e Registro Tumori Veneto su una popolazione di 84.246 persone testate per Sars-CoV-2. In questo campione gli esperti sono andati a esaminare la prevalenza del cancro e gli esiti clinici dell'infezione virale. Uno dei dati che spicca è quello delle morti fra i malati di tumore: 14,7%, contro il 4,5% nelle altre persone.

All'interno della popolazione analizzata, complessivamente il 5,7% (4.789 pazienti su 84.246) aveva avuto in precedenza una diagnosi di cancro e, tra i pazienti positivi a Covid il 7,8% aveva una diagnosi di tumore, secondo i dati riportati nello studio che ha come autori Massimo Rugge, università di Padova, e Manuel Zorzi e Stefano Guzzinati, Registro Tumori Veneto, Azienda Zero.

La prevalenza del cancro non era associata al rischio di infezione, ma la percentuale di positivi ricoverati in ospedale è risultata più alta tra i pazienti oncologici (56,6% contro il 34,4% registrato fra le altre persone), così come la proporzione di decessi, praticamente tre volte tanto. Il rischio di esiti avversi dell'infezione da Sars-CoV-2 era significativamente più alto per i pazienti con cancro rispetto a chi non aveva questa diagnosi. In particolare per i maschi e le persone

Covid-19 letale per circa un paziente con tumore su tre

Secondo un nuovo studio il Covid-19 è letale per circa un paziente con tumore su tre. Non solo. Ad aumentare il pericolo sono soprattutto il genere (maschile), l'età (over 65), la presenza di altre malattie e un tumore in fase di progressione. E' quello che emerge dallo studio internazionale OnCovid appena pubblicato su Cancer Discovery, la rivista ufficiale della Associazione americana per la ricerca sul cancro (Aacr), coordinato dall'università del Piemonte Orientale a Novara.

Lo studio, di tipo osservazionale, fornisce - "per la prima volta al mondo", sottolineano gli autori - un'analisi accurata della storia naturale di quasi 900 pazienti oncologici ricoverati per infezione da coronavirus in 19 centri italiani, inglesi, spagnoli e tedeschi durante i mesi di marzo e aprile, seguiti poi fino a metà maggio. Il primo dato che emerge è che a rischiare maggiormente sono i maschi. La mortalità è infatti del 41% contro il 26% delle donne. Le neoplasie ematologiche sono invece quelle con un decorso peggiore. Confermato da numeri, il dato sulla mortalità tra gli over 65: più che doppia rispetto a quella dei più giovani. E lo stesso vale per chi soffre di altre due malattie oltre al tumore. Ma se un tumore attivo peggiora la prognosi, ed essere in terapia oncologica con chemioterapici, farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapici non modifica il rischio di mortalità, invece un intervento tempestivo con le terapie anti-Covid con antivirali, antimalarici o tocilizumab, si associa a una riduzione del 60% della mortalità, indipendentemente da tutti gli altri fattori di rischio.

"I dati dell'indagine - spiega Alessandra Gennari, docente di oncologia al Dipartimento di medicina traslazionale dell'università del Piemonte Orientale a Novara - arrivano per la prima volta da pazienti 'occidentali' ricoverati in Italia, Regno Unito, Spagna e Germania, tra dei Paesi più colpiti da Sars-Cov-2 in Europa, e mostrano innanzitutto che tre pazienti su quattro manifestano complicazioni da Covid-19, prima fra tutte la necessità di ossigeno-terapia più o meno invasiva. L'infezione comporta il decesso nel 33% dei pazienti con tumore, con differenze significative fra i Paesi: nel Regno Unito, per esempio, la mortalità sale al 44% rispetto al 33% dell'Italia e il 30% della Spagna".

La mortalità, inoltre, è risultata "del 43% negli over 65 contro il 19% nei pazienti oncologici più giovani e raddoppia anche nei malati con più di due patologie concomitanti oltre al cancro (45% contro il 25% di chi non ha altre malattie o soltanto una oltre il tumore)", aggiunge David Pinato, coordinatore internazionale dello studio e docente all'Imperial College di Londra. "Anche la compresenza di complicanze da Covid-19 aumenta la mortalità (pari al 60% in chi ha 2 o più complicanze contro il 9% di chi non ne ha avute), così come aver contratto Covid-19 in ospedale: è accaduto a un paziente su cinque e in questi casi la mortalità è salita al 45%. La mortalità è risultata invece inferiore nelle pazienti con tumore al seno (15%) rispetto a tutti gli altri tipi di cancro, per motivi non ancora chiari. Tutte le neoplasie ematologiche, come leucemie e linfomi, sono risultate associate a un esito peggiore".

Quali altre osservazioni si possono fare a proposito di questo studio? "Questi dati - continua Gennari - sono utili per poter calcolare la differenza di rischio nei pazienti oncologici che contraggono il virus e poter così decidere al meglio le strategie di intervento, ottimizzandone la gestione nei prossimi mesi in cui il virus continuerà a circolare e ad essere una minaccia. Innanzitutto, è fondamentale che i pazienti oncologici non siano 'abbandonati' a causa della pandemia: la diagnosi e i trattamenti antitumorali sono essenziali ed è perciò indispensabile che questo aspetto venga preso in considerazione quando si identificano percorsi e linee guida che devono basarsi il più possibile su dati scientifici".

"I nostri dati - continua - mostrano infatti che la terapia antitumorale va considerata una priorità indipendentemente dal pericolo di contrarre un'infezione da Sars-Cov-2, visti i benefici attesi e l'assenza di conseguenze sull'esito di Covid-19".

E' uno studio osservazionale, quindi va considerata inevitabile la mancata valutazione dei pazienti oncologici che si sono ammalati ma sono rimasti asintomatici. In ogni caso "i dati raccolti provengono dal più ampio database europeo di pazienti oncologici con Covid-19 (con 1500 casi totali inseriti a oggi), e mostrano che il profilo di rischio dei pazienti con tumore che contraggono Covid-19 non è diverso da quello della popolazione generale. Anche in questi, infatti, la mortalità cresce con l'età, la presenza di altre malattie e la comparsa di complicazioni. Ciò implica che è essenziale stratificare il rischio tenendo conto di questi fattori, per proteggere i pazienti più vulnerabili ed evitare un indiscriminato stop alle terapie antitumorali che, nei più giovani, potrebbe significativamente ridurre la possibilità di combattere il cancro senza, allo stesso tempo, essere di alcun aiuto nella gestione di Covid-19".

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