I conti non tornano: le stime sul numero reale di morti da coronavirus

Secondo uno studio dell'Inps, nel periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020 è stato registrato un aumento di oltre 46mila deceduti rispetto alla mortalità attesa. Le morti conteggiate come conseguenza del Covid però sono state "solo" 27.938

Foto di repertorio

"La quantificazione dei decessi per Covid-19, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal Dipartimento della Protezione Civile, è considerata, ormai, poco attendibile in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus. Inoltre, anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poiché, mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa". 

È quanto si legge in uno studio condotto dall’Inps sulla mortalità rilevata e mortalità dichiarata da coronavirus nel nostro Paese. Secondo i dati elaborati dall'ente previdenziale i conti non tornano, e non di poco. All'appello mancherebbero quasi ventimila vittime, per la precisione 18.971.

La mortalità attesa e quella reale: lo studio dell'Inps

In sostanza l'Inps ha messo a confronto i decessi avvenuti dal 1° gennaio al 30 aprile 2020 con quelli derivanti dalla mortalità attesa per verificare eventuali scostamenti rispetto alla media dei morti. Per determinare la mortalità attesa, spiega l'ente previdenziale, "si è fatto riferimento ad una baseline determinata come media dei decessi giornalieri avvenuti negli anni 2015-2019 ponderata con la popolazione residente". 

Quasi ventimila morti in più (e tutti al nord)

L'Inps fa 'parlare' i numeri: "Il periodo dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 registra un numero di decessi inferiore di 10.148 rispetto ai 124.662 attesi dalla baseline. Il periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020 registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo è stato di 27.938. A questo punto ci si può chiedere: quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971, di cui 18.412 tutti al Nord?".

numero decessi 2-2

Tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, l'Inps ne deduce che pur "con le dovute cautele" è possibile attribuire gran parte di questi decessi "all’epidemia in atto".

Il numero di morti è impennato a fine febbraio

E dire che il 2020, tra gennaio e febbraio, si avviava ad essere un anno con una mortalità inferiore a quella attesa, considerando la media tracciata dalla 'baseline' statistica. L'inversione di rotta è avvenuta a fine febbraio in concomitanza con il dilagare dell'epidemia. 

 Con riferimento al periodo da marzo ad aprile, dai dati in confronto omogeneo con il bimestre precedente gennaio-febbraio, "emerge immediatamente un cambio di segno per quanto riguarda la differenza del numero dei decessi rilevati rispetto a quelli attesi".

L’inversione, con diversa intensità, riguarda tutto il territorio nazionale con un +43% ma soprattutto il Nord Italia dove si ha quasi un raddoppio del numero dei morti giornalieri pari al +84% contro il +11% del Centro e il +5% del Sud.

numero decessi-2

"L'andamento dei decessi, nel periodo considerato, è stato condizionato sia dall’epidemia che dalle conseguenze del lockdown - sottolinea l'Inps - sia in negativo, ad esempio per le persone morte per altre malattie perché non sono riuscite a trovare un letto d'ospedale o perché non vi si sono recate per paura del contagio; sia in positivo, pensando alla riduzione delle vittime della strada o degli infortuni sul lavoro per lo smartworking e il blocco dell'Italia". In ogni caso, "per comprendere al meglio le vere conseguenze dell’epidemia - avverte l'Inps - si dovrà aspettare di debellare completamente il virus, il che avverrà presumibilmente tramite un vaccino o una terapia antivirale efficace".

"Il Veneto, nonostante abbia avuto a febbraio un focolaio di epidemia da coronavirus come in Lombardia, ha saputo contenere la propagazione grazie a un approccio sanitario diverso rispetto a quello lombardo". 

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