Sabato, 27 Febbraio 2021

Perché abbiamo davanti 5 o 6 mesi durissimi (ma senza lockdown)

Alessandro Vespignani, uno dei massimi esperti di epidemiologia computazionale: "Occorrono restrizioni mirate, non servono le misure a tappeto". Adesso però "serve sangue freddo e giocare d’anticipo contro il virus". Il ministro Patuanelli: "Nessun blocco completo"

Quali sono le prospettive e gli scenari per l'inverno, a fronte dell'aumento dei contagi in Italia? C'è chi spiega, come Andrea Crisanti, che uno stop di qualche settimana prima o poi potrebbe diventare irrinunciabile per far tornare sotto controllo la situazione. C'è anche chi ipotizza un lockdown a Natale o giù di lì. Nessuno ha certezze, ma chi studia la materia da una vita ha più elementi di altri per descrivere la fase che stiamo vivendo.

Il lockdown non è inevitabile

Alessandro Vespignani, 55 anni, è uno dei massimi esperti di epidemiologia computazionale. Crede che il lockdown possa ancora essere evitato, e spiega come non sia affatto una sorpresa quello che sta avvenendo in questi giorni. Vive negli Usa, a Boston, dove dirige il «Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems», alla Northeastern University. Guarda avanti Vespignani, intervistato dal Corriere della Sera: "Abbiamo perso molto tempo a discutere sul virus. Non possiamo fare finta di niente e neanche aspettare, sperando che la situazione migliori da sola. Non succederà.

"Dobbiamo tornare a essere uniti. I numeri di oggi non sono confrontabili con quelli di marzo, ma abbiamo davanti almeno 5-6 mesi durissimi".

"Il lockdown non è inevitabile - continua .- Se ci si dovesse arrivare, qualcuno dovrà assumersene le responsabilità politiche e morali". Tutti gli studiosi veri erano quasi certi che in autunno l'epidemia avrebbe nuovamente accelerato: scuole, vita sociale, trasporti pubblici, era tutto prevedibile. 

"Ora serve sangue freddo e giocare d’anticipo contro il virus, direi “a zona” per usare un’espressione calcistica. Innanzitutto le misure prese dal governo vanno poi declinate a livello territoriale. Il Covid va stanato regione per regione, città per città, quartiere per quartiere. Occorrono restrizioni mirate, non servono le misure a tappeto. E più che al numero dei positivi in generale, dobbiamo guardare alla situazione negli ospedali, alla saturazio- ne dei posti nelle terapie intensive".

Patuanelli: "No al lockdown"

Il ministro delle attività produttive Patuanelli intervendo a Porta a Porta ha escluso al momento l'ipotesi lockdown: "Chi fa impresa ha dimostrato di saper proteggere i lavoratori, quello che accadrà a dicembre è impossibile da dire e certamente stiamo approntando le misure per affrontare un periodo duro di pandemia. Non prevediamo comunque un lockdown completo e certo non delle imprese e delle attività produttive".

In trasmissione è intervenuto anche il virologo Fabrizio Pregliasco: "Dobbiamo mantenere la capacità di fare tanti tamponi perchè ogni positivo che troviamo è un soggetto che controlliamo e che non contagerà altri. I 7mila casi attuali - ha detto - in realtà non sono i 6-7mila dell'emergenza iniziale: all'epoca noi misuravamo solo i casi evidenti, e oggi sappiamo invece che i casi reali erano 10 volte tanto, oggi individuiamo quella quota di asintomatici che sono quelli che mantengono la catena dei contagi".

"Non ci sono le condizioni per nessun lockdown nazionale per nessun territorio” ha detto a inizio settimana il ministro della Salute, Roberto Speranza. Lo sperano tutti.

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