Coronavirus: la prima ondata "si sta spegnendo", la (possibile) seconda sarà "meno violenta"

Parlano gli esperti. L'epidemiologo Pier Luigi Lopalco: oggi i nuovi positivi sono quasi sempre "asintomatici che attivamente andiamo a cercare". Silvio Brusaferro, il presidente dell'Iss: "Una seconda ondata non è scontata e non avrà comunque lo stesso impatto"

Test sierologici all'ospedale San Paolo di Civitavecchia. Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI

I dati sui nuovi casi di Covid-19 ci dicono che siamo di fronte "alla prima ondata pandemica che si sta spegnendo" e i nuovi positivi "che vediamo oggi sono tutti asintomatici che attivamente andiamo a cercare". Parola dell'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università di Pisa e dirigente coordinatore per le emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, che sui 'numeri' della Lombardia, regione con circa la metà dei casi e dei decessi totali, spiega: "Siccome lì il numero di portatori nella popolazione è più alto delle altre regioni, bisogna capire se le aperture, col fatto che c'è questa più alta concentrazione di portatori, hanno attivato o meno una nuova circolazione del virus".

C'è ancora tanto da fare per capire la reale diffusione passata e presente del contagio: "Questo è l'elemento di valutazione che va fatto in Lombardia", aggiunge Lopalco, ribadendo l'importanza di "capire la data reale dell'infezione a cui si riferiscono i dati, perchè - spiega - se il tampone viene fatto con 10 giorni di ritardo rispetto alla segnalazione il dato si riferisce a infezione vecchia. Questo aspetto è molto importante e purtroppo il numero assoluto dei bollettini non ci dà questa informazione. Non è escluso infatti - conclude - che questa coda di casi dipenda dal fatto che si tratta di vecchie infezioni evidenziate ora".

Si guarda con fiducia e qualche timore alla riapertura totale del 3 giugno prossimo. Il monitoraggio funziona e dimostra che l'infezione è sotto controllo. L'Italia può essere ottimista, perché se arriverà una seconda ondata sarà meno violenta della prima. È quello che sostiene Silvio Brusaferro, il presidente dell'Istituto superiore di sanità, in un'intervista a 'Repubblica'. "Una seconda ondata - sottolinea - non è scontata e non si può escludere ma non si possono fare paragoni con quanto abbiamo vissuto, comunque non avrà lo stesso impatto della prima. Dobbiamo poi distinguere la possibile aumentata circolazione del virus dagli effetti che questa può provocare: gli scenari futuri saranno determinati da come monitoriamo, dall'evoluzione delle conoscenza scientifica e degli strumenti di prevenzione, di diagnosi e terapeutici, dalle strutture e risorse sanitarie in campo e da come ci comportiamo".

Oggi, rileva, "si usano le mascherine quando necessario, si rispettano le distanze, i comportamenti corretti sono entrati nella normalità e questi sono segnali che possono farci guardare con fiducia al futuro. Altri elementi molto positivi sono il livello di attenzione globale al problema, le misure adottate a livello nazionale e gli imponenti sforzi nella ricerca scientifica, ad esempio per la messa a punto dei vaccini".

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Restiamo al presente. "Il virus circola di meno", conferma il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, intervenendo a Petrolio su Rai Due. "Il lavoro fatto dalla cabina di regia ha calcolato il rischio ogni settimana grazie a 21 parametri, e proprio per questo si è deciso di riaprire il 3 giugno gli spostamenti tra regioni", ha continuato Sileri, che ha concluso: "Dobbiamo essere pronti ad una eventuale seconda ondata in autunno perché la malattia circola ancora, e solo investendo i 3 miliardi di euro ricevuti dall'Europa in sanità territoriale e nazionale, potremmo alzare lo standard sanitario del nostro Paese".

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