Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Coronavirus, il chiarimento dell'Oms: "Fine del lockdown non vuol dire fine dell'epidemia"

Secondo il direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, bisogna ripartire con strategie alternative al lockdown, ma c'è sempre il rischio di una seconda ondata

L'Italia si prepara a ripartire, anche se ancora non si hanno date certe, con la cosiddetta fase 2 che prevede l'allentamento delle misure restrittive e la riapertura di alcune attività. Ma la fine del lockdown non significa fine dell'epidemia, un concetto chiarito da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  durante la conferenza stampa avvenuta a Ginevra: "Vogliamo ribadire che allentare le restrizioni non rappresenta la fine dell'epidemia in nessun paese. La fine dell'epidemia richiederà uno sforzo costante da parte di individui, comunità e governi per continuare a reprimere e controllare il virus".

"I cosiddetti lockdown - ha aggiunto - possono aiutare a smorzare l'epidemia, ma non possono farcela da soli. I Paesi devono ora assicurarsi di poter rilevare, testare, isolare e curare ogni caso e rintracciare ogni contatto".

Coronavirus, l'Oms: ''Bene i test sugli anticorpi''

"Accogliamo con favore lo sviluppo di test per lo studio degli anticorpi che aiutano a tracciare la diffusione del virus nella popolazione. I dati preliminari che abbiamo raccolto segnalano che una percentuale relativamente piccola possiede gli anticorpi, anche nelle zone più colpite dall'epidemia", ha quindi reso noto Ghebreyesus. "Mentre i test sugli anticorpi sono importanti per sapere chi è stato infettato - ha ricordato il Dg - i test che rilevano il virus sono uno strumento fondamentale per la ricerca, la diagnosi, l'isolamento e il trattamento di casi attivi". Ghebreyesus ha infine annunciato che sono stati "identificati e validati 5 test che possono essere prodotti in grandi quantità".

"Accogliamo con favore ogni lavoro si stia portando avanti su un vaccino" contro Covid-19, "nel modo più rapido e sicuro possibile. Abbiamo ormai migliaia di sequenze virali disponibili e i ricercatori le stanno studiando tutte. Questo ci consente di vedere se e come" Sars-Cov-2 "cambia e stiamo verificando che è relativamente stabile: compie i normali cambiamenti che un virus compie e che ci aspettavamo. Questa è una buona notizia per lo sviluppo di un vaccino", ha detto Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus del programma per le emergenze dell'Oms.

"Ci sono molti candidati vaccino allo studio - ha aggiunto - e stiamo lavorando per accelerare il più possibile, sempre in sicurezza, la possibile distribuzione di qualsiasi vaccino arrivi. Ne avremo bisogno in futuro".

Coronavirus, c'è il pericolo di una seconda ondata

"C'è sempre la possibilità di un ritorno" del virus, di una seconda ondata, "per questo occorre uscire dal lockdown dirigendosi verso un'altra destinazione. E' qualcosa di duro per le persone, ma se non ci muoviamo verso un empowerment della popolazione, che deve capire come proteggere sé stessa e gli altri, attraverso l'igiene personale e il distanziamento sociale, e un investimento per rafforzare i sistemi sanitari".

Lo ha sottolineato Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), oggi in conferenza stampa a Ginevra. "Questo non significa solo testare - ha aggiunto - ma anche contact tracing, isolare i casi confermati, quarantenare i contatti, aumentare la capacità delle strutture sanitarie, della sorveglianza a livello comunitario. Occorre investire ora in alternative al lockdown, in modo che questa tragedia non si ripeta se la malattia ritorna. Lavoreremo in questo senso con i Paesi e ne vediamo molti che stanno agendo uniti e in maniera attenta verso questi obiettivi. Li sosterremo".

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