Lunedì, 25 Ottobre 2021
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Coronavirus, nuove speranze dalle "sacche gialle" per la cura dei malati gravi

La trasfusione del plasma di una persona guarita dal virus a pazienti gravi per passare loro l'immunità è una strada che si sta percorrendo con un discreto successo. A Mantova sono già stati trattati circa 25 pazienti e i risultati sono incoraggianti: la carica virale si riduce

La speranza per la cura dei malati di Covid-19 arriva anche dalle "sacche gialle", quelle del plasma, la parte liquida del sangue, dei pazienti guariti. Ci sono aggiornamenti interessanti riguardanti la sperimentazione in alcuni ospedali lombardi all’avanguardia nelle terapie da coronavirus. La trasfusione del plasma di una persona guarita dal virus, che ha quindi acquisito immunità, a pazienti gravi contagiati al fine di passare loro questa immunità è una strada che si sta tentando di percorrere, con un discreto successo. Il protocollo di trattamento clinico-sperimentale è stato sviluppato dalla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, in collaborazione con le strutture di Mantova e Lodi, e dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova. A Mantova sono già stati trattati circa 25 pazienti e i risultati sono incoraggianti.

Il plasma è ciò che permette al sangue di fluire. E’ un liquido in cui sono sospese le cellule sanguigne che vengono trasportate in tutto il corpo: globuli rossi che portano l’ossigeno, globuli bianchi che combattono le malattie e aiutano ferite e lesioni a guarire e piastrine che hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue. Se dal plasma separiamo queste cellule, resterà un liquido color giallo paglierino composto per circa il 92% da acqua, ma contiene anche anticorpi, proteine che favoriscono la coagulazione, ormoni ed enzimi. Possono donare il loro plasma per tentare di curare i malati Covid coloro che risultano avere anticorpi neutralizzanti (gli unici che possono darci l'immunità), non tutti i guariti o convalescenti quindi, ma solo un 20 per cento circa. Il plasma viene purificato eliminando eventuali patogeni ed è pronto a essere infuso in pazienti con polmoniti interstiziali. Alcune decine di pazienti hanno riscontrato miglioramenti veri nel giro di poche ore, e la permanenza media in terapia intensiva è passata dai 20 giorni ai 5-6 giorni all'ospedale di Mantova. Dopo l’infusione c’è una riduzione significativa della carica virale.

Sono già più di cento i centri universitari degli Stati Uniti d'America che sono pronti a utilizzare, liberamente, il protocollo studiato dal San Matteo di Pavia per curare i pazienti positivi al Coronavirus con le infusioni di plasma. È una procedura non di routine, dettata dalle difficoltà scatenate dalla pandemia: "Abbiamo deciso di permettere a chiunque di poter aderire senza nulla pretendere, anche se la primogenitura non era la loro. Di solito i protocolli ce li si tiene stretti per poi far la pubblicazione scientifica, ma non era il caso: abbiamo voluto metterlo a disposizione della comunità gratuitamente" ha detto ad askanews qualche giorno fa Cesare Perotti, direttore del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale del San Matteo di Pavia.

Per il futuro si studia la possibilità di estrarre dal plasma dei convalescenti solo le immunoglobuline, che hanno un alto numero di anticorpi specifici contro il coronavirus, e somministrarle quindi ai malati. Va specificato che le immunoglobuline danno una immunizzazione limitata nel tempo, solo il vaccino - se e quando sarà disponibile - fa sì che l'organismo produca anticorpi e fa sì che l'immunità duri molto più a lungo. La ricerca non si ferma né in Italia né altrove. Sperimentazioni simili sono in corso non solo in Italia, ma in varie parti del mondo. "Il test effettuato su un paziente curato con il metodo plasma immunitario è risultato negativo". Lo ha annunciato il presidente dell'Università turca Inonu, Ahmed Qiselai, che in un'intervista a media locali ha aggiunto che si tratta della "prima volta che in Turchia viene effettuata con successo un'operazione di trasferimento del plasma di una persona guarita dopo essere stata colpita dal coronavirus".

Un'inviata del programma Petrolio (Rai2) è andata all'ospedale di Mantova per saperne di più.

Tra le donne e gli uomini che stanno "donando" il loro plasma, ha raccontato il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, ci sono anche dieci carabinieri che hanno vinto la loro battaglia contro il Covid.  "Questa settimana dieci carabinieri, dopo essere completamente guariti dal maledetto virus contratto in servizio, hanno donato il loro plasma al Policlinico San Matteo di Pavia - ha spiegato il governatore-. Dal test sierologico al quale si sono sottoposti sono stati individuati i preziosi anticorpi che saranno utilizzati per aiutare la risposta immunitaria dei pazienti in condizioni gravi. Grazie davvero di cuore".

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