Domenica, 28 Febbraio 2021

Coronavirus, il dramma di bambini (e famiglie) che rischiano la povertà assoluta

Un rapporto di Save the Children a un mese dal lockdown fotografa gli effetti su bambini e famiglie: ripercussioni drammatiche sull’istruzione e sulle condizioni di vita dei minori

Orsetti alla finestra per consolare i bambini durante la quarantena: una compagna internazionale che dal Regno Unito ha fatto il giro del mondo ANSA/LUCA ZENNARO

A causa dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus, moltissime famiglie hanno visto cambiare la propria disponibilità economica ed è possibile che un milione di bambini in più rischi di cadere in povertà assoluta.

Sono i dati che emergono da un’indagine condotta da Save the children tra le famiglie più fragili, analizzando le conseguenze economiche della crisi sanitaria tra i nuclei con figli minorenni beneficiari del progetto “Non da soli”, lanciato dall’organizzazione i risposta all’emergenza Covid-19. La ricerca mostra gli effetti collaterali dell’epidemia, che sta avendo ripercussioni drammatiche sull’istruzione e sulle condizioni di vita dei bambini.

Se il 77,6% di queste famiglie fragili si sono ritrovati all’improvviso a dover fare i conti con i cambiamenti alla propria disponibilità economica, il 73,8% ha perso i lavoro o ha visto ridotto drasticamente il proprio impegno retribuito e il 17,6% è andato in cassa integrazione, mentre nel 63,9% dei casi la mancanza di entrare economiche ha portato a una riduzione della spesa per l’acquisto di beni alimentari. Tra le famiglie intervistate da Save the Children soltanto una sua 10 ha in casa un tablet e 1 su 3 un computer.

Save the Children, pur ammettendo la difficoltà di avere stime precise sulla base degli elementi disponibili al momento, definisce “piuttosto concreto” il rischio che a soffrire di più in questa situazione siano ancora una volta i bambini: è possibile infatti che il numero dei bambini in condizioni di povertà assoluta aumenti di un ulteriore milione, un numero che potrebbe essere anche più alto se non verranno presi provvedimenti a sostegno delle famiglie in difficoltà.

Coronavirus, la crisi sociale ed economica pesa su famiglie e bambini

Come già avvenuto ai tempi della crisi del 2008, la crisi legata alla diffusione del coronavirus potrebbe portare a un balzo drammatico del tasso di povertà minorile nel 2020: nel 2008, i bambini in povertà assoluta erano 375mila e quelli in povertà relativa 1milione260mila. Dopo 8 anni, dal 2016 e ancora oggi i bambini in povertà assoluta sono diventati 1milione 260mila.

“La fascia di minori che era a rischio di povertà assoluta, ma non era ancora in quella condizione, è scivolata nella condizione di grave deprivazione economica e materiale, andando ad aggiungersi al fronte dei 375mila bambini che già si trovavano in uno stato di indigenza - denuncia Save the Children - L’esempio del decennio precedente fa temere che molti dei minori in povertà relativa che sono definiti ‘appena poveri’ (circa la metà dei 2milioni 192mila minori in povertà relativa stimati dall’Istat per il 2018) possano scivolare in povertà assoluta e ingrossare le fila già drammaticamente affollate del milione 260 mila bambini già in questa condizione”.

Coronavirus, crisi e conseguenze sul fronte educativo

“In questo momento è impossibile prevedere l’impatto della crisi sui bambini e gli adolescenti e molto dipenderà dai provvedimenti economici e sociali che verranno presi nelle prossime settimane, ma l’allarme è serio. Non possiamo rischiare di accrescere ulteriormente la schiera di bambini in povertà assoluta e per questo è necessario agire il prima possibile, per dare un sostegno a tutte quelle famiglie che in queste ore stanno vedendo la loro condizione aggravarsi in maniera così repentina”, dice Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

L’attenzione è puntata su famiglie già in difficoltà, dove spesso c’è soltanto una persona a mantenere un nucleo numeroso oppure dove si può fare affidamento soltanto alle entrate di un lavoro saltuario o irregolare. In questo contesto, quindi, l’impatto della chiusura delle filiere produttive non alimentari e delle attività commerciali, insieme alle indicazioni sul distanziamento sociale che non permettono l’attività in strada (venditori ambulanti, parcheggiatori), è drammatico.

Nel 63,9% dei casi analizzati da Save the Children la mancanza di entrate economiche ha portato a dover ridurre sin da subito la spesa per l’acquisto di beni alimentari e in una famiglia su due anche la spesa per l’acquisto o il pagamento di altri beni e servizi di prima necessità (affitto e utenze 35,9%, farmaci 30,8%, prodotti per l’infanzia 26,9%, materiale scolastico 3,8%, materiale per comunicare on-line 2,6%). In questo scenario di difficoltà emergenti, ci sono molte incertezze rispetto al supporto che le famiglie potranno ricevere dalle istituzioni: una famiglia su tre di quelle intervistate non sa se riceverà un aiuto pubblico (30,4%) e più di una su 4 pensa che non lo riceverà (26,9%).

C’è poi ovviamente la questione legata all’educazione. Sono molti i bambini e gli adolescenti che rischiano di rimanere isolati rispetto alla loro classe e non raggiunti dalla didattica a distanza. Soltanto pochi giorni fa, l’Istat ha ricordato che in Italia il 42% per cento dei minori vive in una condizione di sovraffollamento nelle proprie abitazioni e il 7% è vittime di un grave disagio abitativo, segnalando come tra le famiglie con minori circa una su sette non ha né un computer né un pc in casa, con differenze geografiche nette tra Nord e Sud (si registrano infatti picchi del 21,4% nel Mezzogiorno, contro gli 8,1% del Nord Est). La dispersione scolastica in Italia si attesta sul 14,5% (dato 2018).

C’è poi il rischio di una risalita ulteriore delle percentuali sulla dispersione scolastica, riportandoci indietro a valori come quelli legati alla crisi del 2008.

Tra le famiglie intervistate da Save the Children, quasi sei su dieci (57,2%) non hanno una connessione internet casalinga, mentre la quasi totalità degli intervistati ha a disposizione almeno una rete mobile (95,5%). La maggior parte delle famiglie ha a disposizione 2 o 3 dispositivi (59,7%). Il possesso di un buon numero di dispositivi non deve trarre in inganno: si tratta infatti quasi sempre di smartphone, a disposizione del 98,9% delle famiglie, ma meno di pc, presenti in una famiglia su 3 (30,9%) e rare volte di tablet, a disposizione solo di una famiglia su dieci (12%). Ad aggravare la situazione, quasi 1 famiglia su 5 dispone di meno di 30 giga al mese (19,8%).

"Rischio concreto di un forte aumento della povertà educativa"

“Siamo di fronte al rischio concreto di un forte aumento della povertà educativa, già tanto presente nel nostro Paese”, mette in guardia Milano. “Mai come oggi sono da evitare misure spot e disarticolate che rischiano di creare sprechi e diseconomie e bisogna affrontare la crisi attraverso un piano organico immediato e di lungo periodo, da costruirsi a partire dai territori”.

Save the children, oltre ad sostenere ad oggi oltre 22mila persone tra bambini e adolescenti, famiglie vulnerabili e docente, ha lanciato anche l’iniziativa #piattodelcuore, una staffetta virtuale in cui tante celebrities – da Michela Andreozzi a Cesare Bocci, da Roberta Capua a Laura Chiatti,  da Antonello Colonna a Tosca D’Aquino, da Elisa a  Salvatore Esposito, e ancora Filippo La Mantia, Emma Marrone, LaSabri, Michela Quattrociocche, solo per menzionarne alcuni -  si stanno mettendo in gioco sui social preparando il piatto preferito della propria infanzia per raccogliere fondi a favore dell’intervento di Save the Children. L’intento dell’iniziativa è raccogliere fondi per dare sostegno materiale a tutte quelle famiglie che stanno vivendo in condizioni di maggiore disagio a causa dell’emergenza Coronavirus.

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