Martedì, 18 Maggio 2021

"In Italia il virus ha ancora praterie", ma c'è una speranza. Cosa ci dicono i dati sul contagio

L'epidemiologo Pierluigi Lopalco commenta i risultati dell'indagine di sieroprevalenza resi noti ieri dall'ISTAT. Il numero di italiani entrati in contatto col virus è (forse) inferiore alle attese, tuttavia il virus sembra meno contagioso dell'influenza e "non si trasmette per aerosol"

Foto di repertorio

"Ebbene si, faccio fatica ad ammetterlo. Mi ero sbagliato. Nel post precedente avevo azzardato una stima del livello di suscettibilità al SARS-CoV-2 in Italia dicendo che almeno il 90% degli italiani al nord ed il 99% al sud non avevano mai incontrato il virus". Lo scrive su facebook l'epidemiologo Pierluigi Lopalco commentando i primi risultati resi noti ieri dall'ISTAT dell'indagine di sieroprevalenza sull'epidemia di Covid-19. Sono 1.482.660 le persone entrate in contatto col virus Sars-cov-2, si tratta del 2,5% dell'intera popolazione italiana.

"La quota di suscettibili al Sud è superiore al 99%. In Puglia è il 99,1%. Al Nord - scrive l'epidemiologo - solo la Lombardia si discosta sensibilmente dalla media nazionale ma sempre con un limitatissimo 7,5%. Il 97,5% degli italiani non ha mai incontrato il virus". Un dato che secondo Lopalco è inferiore alle attese. "Difficile crederlo, ma la prima ondata di COVID-19 in Italia altro non è stata che una breve passeggiata del virus in una porzione limitatissima di popolazione".

Che conclusioni trarne? "Per una valutazione più attenta - scrive Lopalco - dovremo leggere il report completo con intervalli di confidenza e prevalenza per fasce di età. Ma possiamo almeno fare qualche semplice riflessione". Sulla scorta dei dati sulla sieroprevalenza, l'epidemiologo mette in fila qualche considerazione. La prima è che "il sistema di sorveglianza (i famigerati tamponi) hanno individuato un caso su 6. Per un sistema di sorveglianza del genere, cioè basato su conferma di laboratorio, è un'ottima performance". Il secondo dato da tenere a mente riguarda la letalità, che sul totale delle infezioni è risultata essere del 2,3%.

Secondo Lopalco, dati alla mano, "lo spauracchio degli asintomatici che appestano il mondo deve essere un po' rivisto" e "si mette la parola fine su un'altra querelle: il coronavirus non si trasmette per aerosol, altrimenti avremmo avuto dati di prevalenza a due cifre". L'ultima considerazione è quella che preoccupa di più. "Il virus - scrive l'epidemiologo - ha ancora praterie di suscettibili da infettare, come direbbe Raffaella Carrà, da Trieste in giù". 

Se è vero che il virus ha davanti a sé delle praterie, è vero anche che benché molto contagioso, sembra meno contagioso di quanto si temesse. Insomma, taglia corto l'epidemiologo, "COVID-19 non ha niente a che vedere con l'influenza, che è molto più contagiosa e molto meno letale". Dall'indagine sulla sieroprevalenza emergono dunque indicazioni preziose che potrebbero essere utili per evitare una recrudescenza dell'epidemia.  Il virus "si può mantenere sotto controllo con un attento controllo dei focolai e l'individuazione precoce dei super-diffusori. E con un briciolo di buonsenso da parte dei cittadini che, a fronte della protezione della salute propria e dei propri cari, devono fare dei minimi sforzi: evitare luoghi affollati, lavarsi le mani e mettere la mascherina quando serve".

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