Sabato, 5 Dicembre 2020
Genova

I pronto soccorso intasati per sintomi lievi: l'appello dei medici a evitare la corsa in ospedale

Chi presenta sintomi riconducibili al coronavirus, spaventato dall’eventuale decorso, si presenta in ospedale. Ma così il sistema crolla. L'appello di Angelo Gratarola, Direttore Anestesia e Rianimazioni dell’ospedale policlinico San Martino di Genova

Che il pronto soccorso fosse un luogo adibito alle emergenze è (dovrebbe essere) cosa nota, ma soprattutto in periodo di coronavirus, è indispensabile che possa lavorare davvero su casi che necessitano di intervento immediato e specifico: l’appello arriva da Angelo Gratarola, Direttore Anestesia e Rianimazioni dell’ospedale policlinico San Martino di Genova.

Gratarola, con la sua qualifica, è in prima linea nella gestione del pronto soccorso del San Martino, che negli ultimi giorni, così come quello di Galliera e Villa Scassi, è andato in affanno: troppi accessi, in gran parte con sintomi covid e in gran parte non talmente gravi da richiedere un supporto ospedaliero. Pochi i codici rossi, quelli di gravità maggiore, molti i codici gialli e moltissimi i verdi, quelli cioè di minore gravità. Che in periodi normali possono sì essere gestiti anche al pronto soccorso, pur senza necessità, ma che in queste settimane diventano un problema molto grave.

Il problema è duplice: da un lato c’è chi presenta sintomi riconducibili al coronavirus e, spaventato dall’eventuale decorso, si presenta in ospedale. Dall’altro chi ha gli stessi sintomi, non riesce a ottenere un tampone in tempi rapidi e decide quindi di rivolgersi al pronto soccorso nella speranza che il test sia fatto lì. Ma la conseguenza diretta è che il personale sanitario si ritrova a gestire centinaia di casi al giorno, spesso che non necessitano di assistenza di questo genere. Soprattutto perché in questo periodo non è escluso di essere in presenza di una sindrome influenzale, che dal punto di vista dei sintomi poco si differenzia dal coronavirus (parlando ovviamente di sintomi lievi) ma molto è diversa in termini di trattamento.

"Il pronto soccorso è una risorsa che ha chiaramente limiti, non può ricevere tutta la popolazione di Genova - spiega Gratarola - per poterlo mantenere vivo e vitale è necessario fare delle distinzioni in autonomia".

Influenza o coronavirus, i sintomi e quando andare in ospedale

Gratarola spiega che i pazienti che hanno una sintomatologia influenzale, e dunque febbre, mialgie, mal di testa, occhi arrossati, un po’ di tosse, ma non hanno alcun disturbo respiratorio e non fanno fatica a respirare, sono affetti, appunto, da sindrome influenzale, "identica a quelle che sono abitualmente le forme stagionali. Se è da covid o da altro virus non importa, se la sintomatologia è quella non bisogna andare in pronto soccorso e ingolfare il sistema emergenza. Devono venire solo quelli che hanno problematiche di ordine respiratorio: gli altri casi devono restare a casa, quarantenarsi, cercare di non contagiare gli altri e contattare il medico di famiglia".

Il sistema, sottolinea di nuovo Gratatola, «non è in grado di assorbire tutto ciò che sta sul territorio: una volta che il malato è entrato in pronto soccorso occorrono ore, nel caso, per dimetterlo: bisogna fare test e analisi, dedicare tempo e personale, magari per una patologia che può essere tranquillamente gestita a casa».

Le conseguenze di parecchia confusione si vedono nella pratica: decine di ambulanze in coda, posti letto esauriti, pubbliche assistenze costrette a restare bloccate in ospedale perché la barella serve per il paziente che hanno accompagnato e che è in attesa. Venerdì mattina, al Galliera, è capitato a un’ambulanza della Croce Verde di Mele: partita alle 3 di notte per un soccorso non covid, alle 9 era ancora ferma perché il paziente doveva ancora fare il triage e la barella serviva per ospitarlo.

"Chiarisco una cosa anche a chi pensa che per fare il tampone velocemente basta venire in pronto soccorso - prosegue Gratarola - Così facendo è un gatto che si morde la coda, e facciamo saltare il sistema, perché non è così che si usa la medicina, sopratutto quella emergenziale. Se tutte le persone che hanno un po’ di sintomatologia arrivano al pronto soccorso il sistema non può reggere: il pronto soccorso è solo per urgenza ed emergenza, e non per farsi fare il tampone. Per quello c’è il drive through, e chi non può muoversi si rivolge alla Asl, pur con attese che possono però essere gestiti da casa".

Andare in pronto soccorso, conclude Gratarola, comporta spargere il virus se uno è positivo, e il rischio di contrarlo se non lo si ha: "Il rischio si corre quando una persona sta male: se ha solo febbre e mal di testa venire al pronto soccorso è inutile e deleterio"

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