Martedì, 20 Aprile 2021

Coronavirus, l'infettivologo: "Era uno tsunami, ora è diventato un'ondina"

Matteo Bassetti, infettivologo al San Martino di Genova: "A metà marzo molti contagiati rischiavano di morire già in ambulanza. Ora non più. Tra metà maggio e inizio giugno dovremmo poter considerare concluso questo focolaio epidemico''

Un reparto di terapia intensiva (foto Ansa)

Nella fase 2, quella del convivenza con SARS-CoV-2, si naviga a vista, tra ipotesi (tante), certezze (poche) e previsioni: ''Sicuramente ha perso velocità di trasmissione, a marzo questo virus, per quantità di contagi e vittime era uno tsunami, ora è diventato un'ondina''. Lo dice a Libero, Matteo Bassetti, infettivologo al San Martino di Genova. ''Dobbiamo capire - osserva - se abbia perso anche forza: a metà marzo molti contagiati rischiavano di morire già in autoambulanza. Ora non più. Forse è perché il virus ha già colpito i soggetti più fragili, facendo una selezione naturale, o forse si è depotenziato. Non ci sono dati scientifici, ma è un'impressione condivisa da molti infettivologi''.

''E' evidente - precisa - che siamo in una fase di discesa della curva. Tra metà maggio e inizio giugno dovremmo poter considerare concluso questo focolaio epidemico''. Bassetti, ormai volto noto e ospite di innumerevoli trasmissioni televisive, parla anche dei fattori che hanno consentito questo risultato: ''La cosa che ha influenzato di più - continua - è stata il distanziamento sociale, anche nelle terapie sui pazienti sono stati fatti passi avanti, ma dovremmo utilizzare la fase 2 per studiare quali farmaci siano efficaci, facendo una specie di eliminatorie: ossia mettere a confronto due farmaci alla volta e verificare quale funzioni meglio''. E sul Remdesivir chiarisce: ''Questo farmaco riduce mortalità e giornate di ospedalizzazione. Noi al San Martino lo abbiamo utilizzato già a fine febbraio, somministrandolo a 5 persone, tutte guarite. Ora c'è la speranza che l'Aifa e l'azienda che produce il farmaco, la Gilead, inseriscano il nostro tra gli ospedali italiani che possono continuare a sperimentarlo''.

Che il virus perda sempre più forza col passare del tempo è una possibilità illustrata da vari scienziati. "In un prossimo futuro la Covid-19 potrebbe diventare meno aggressiva, e l'umanità riuscirà a conviverci, come succede già oggi con l'influenza e con i raffreddori, virus questi ultimi che ci accompagnano da migliaia di anni" spiegava qualche settimana fa Giorgio Palù, professore emerito all'Università di Padova. Poi, all'interno di un discorso più ampio, aggiungeva: "Se il virus permane, non ha interesse ad ammazzare l'ospite umano, perché verrebbe meno la sua stessa sopravvivenza. Sono le misure sanitarie adottate che fanno si che l'epidemia sia meno forte, e che in molte regioni l'indice replicativo sia sceso sotto di uno, quindi possiamo prevedere che si estinguerà questa fase dell'epidemia, ma non è detto. Ho ipotizzato, in uno scenario teorico, che il virus, quando infetta la specie umana, abbia interesse a conviverci senza essere letale".

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