Lunedì, 14 Giugno 2021
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Ricoveri, decessi e indice Rt: perché l'epidemia non rallenta

Se dal numero di nuovi casi arriva un timido segnale di inversione di tendenza, l'aumento dei pazienti in terapia intensiva (+120) non lascia ben sperare. L'indice di contagio scende, ma resta ben oltre l'1. Il Natale è appeso a un filo

Foto di repertorio

L'epidemia sta scemando? Siamo già nel plateau? Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati registrati 32.191 casi di coronavirus, ma ad impressionare è sopratutto il numero dei decessi: 731. Difficile essere ottimisti di fronte a numeri del genere, eppure secondo gli esperti, malgrado sia evidente che la situazione è critica, c'è anche qualche motivo per guardare al bicchiere mezzo pieno. Iniziamo dunque dalle notizie positive. Intanto va sottolineato come il numero dei nuovi casi sia già da qualche giorno in lieve flessione. Un timido segnale di inversione di tendenza che tuttavia è giusto registrare.

Il numero dei casi in leggero calo

Come fa notare su Twitter Lorenzo Ruffino, collaboratore di YouTrend, nell’ultima settimana sono stati segnalati meno contagi di quella precedente (59.545 contro 60.369) anche se rispetto ad ottobre i numeri restano più alti. 

Non solo: per la prima volta da diverse settimane, spiega ancora Ruffino, “abbiamo meno casi nei primi due giorni della settimana”. Nello specifico rispetto a martedì scorso oggi i contagi sono scesi dell’8,3%. 

E i 731 morti? In realtà l’aumento dei decessi non stupisce gli esperti. Giovedì scorso, l’epidemiologo Francesco Forastiere, spiegava che "la mortalità non è il riflesso del numero dei contagiati di oggi ma di 10- 15 giorni fa" e che pertanto gli ultimi 20 giorni di novembre sul fronte Covid sarebbero stati complicati. Del resto si tratta di una dinamica che abbiamo già conosciuto nella prima ondata. 

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Terapie intensive, 120 pazienti più di ieri

La cattiva notizia di giornata è l’aumento dei pazienti in terapia intensiva: +120, contro i +70 di lunedì e i +76 di domenica. Il numero che viene riportato nel bollettino non si riferisce in realtà agli ingressi nei reparti, ma al saldo tra i pazienti che entrano e quelli che escono per guarigione o decesso. Secondo molto studiosi il dato degli ingressi al netto delle uscite rappresenterebbe un dato molto utile per valutare la gravità dell’epidemia, ma finora il Ministero della Salute non l’ha mai fornito.

Rezza: "Il rapporto tamponi-positivi è ancora elevato"

In leggera discesa invece il rapporto tra tamponi e casi positivi: 

Rapporto tamponi positivi:

  • 17 novembre 15.4%
  • 16 novembre 17,9%
  • 15 novembre 17.4%
  • 14 novembre 16.3%
  • 13 novembre 16%
  • 12 novembre 16.2 %
  • 11 novembre 14.6%
  • 10 novembre 16.1%
  • 9 novembre 17.1%

Come interpretare questi dati? È opinione abbastanza diffusa che più il rapporto è alto, meno il tracciamento è efficace. Per il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, il rapporto tra test positivi sui test totali intorno al 15% è ancora elevato". E in effetti bisogna pensare che in estate questo rapporto si attestava intorno all’1%. Commentando i dati odierni in conferenza stampa, Rezza ha aggiunto: "Abbiamo un quadro stabile con una lieve diminuzione dei postivi, ma con indicatori sui ricoveri e i decessi che non sono buoni e che rappresentano la conseguenza dei casi cumulatisi in queste settimane. Al momento comunque non c'è una crescita dell'epidemia, ma forse una leggere diminuzione".

L’Rt scende ma non abbastanza

E il famoso indice Rt? "L'RT - ha detto Rezza - resta un valore fondamentale ma attenzione, come è successo nella prima parte dell'epidemia, anche se scende abbiamo ancora tanti casi e i decessi, che saranno gli ultimi a calare. Il carico di malattia, in questo momento, con un RT a 1,4 della settimana scorsa, continua ad essere notevole. Se Rt scende a 1,2 non è bene perchè l'epidemia comunque cresce. La scorsa settimana era 1,4 ma prima era una 1,7, ma ancora non possiamo vedere una diminuzione dei casi e delle terapie intensive. Quando andiamo a Rt sotto 1 allora epidemia decresce". 

Il Natale appeso a un filo

Per il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, "con le misure di contenimenti e il comportamento delle persone possiamo auspicare di arrivare ad un valore Rt sotto 1" anche "al fine di garantire una migliore omogeneità delle zone a minor rischio sul territorio nazionale. Se restiamo sopra 1, significa che abbiamo ancora una crescita dei casi. Il lavoro che stiamo facendo sui dati, che è immane, e di cui va dato atto ai colleghi delle Regioni, è fondamentale per capire come muoversi in questo momento ed in vista anche delle festività". E proprio a proposito del Natale Brusaferro ha affermato che le proiezioni a trenta giorni dicono che la possibilità di allentare le misure di contenimento "dipende da come ci comportiamo e da se stimo attenti a rispettare le regole".  

Pregliasco: "Crescita lineare, picco tra una settimana"

E che la curva del contagio sia "ancora in crescita" lo ha detto anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli studi di Milano, intervenuto questa mattina a SkyTg24. Per il virologo questa che stiamo vedendo in questi giorni è però una "crescita lineare. Direi che dobbiamo aspettarci ancora una crescita e arrivare spero al picco entro una settimana". "La curva - ha aggiunto - sarebbe stata esponenziale, invece con le disposizioni abbiamo creato una curva che è una collina. Siamo nella fase di plateau e bisogna insistere, questo è fondamentale". Secondo il virologo il picco potrebbe arrivare tra 7 giorni. "Più insistiamo in questo momento e più otterremo risultati per rasserenarci nel prossimo futuro. E' chiaro che la sofferenza delle attivita' industriali, dei cittadini che in questo momento rispetto alla prima ondata sono piu' insofferenti, è un elemento che può far pensare alla riduzione di alcune disposizioni sui territori meno colpiti. Questo non è di mia competenza, ma potrebbe esserci un allentamento andando a vedere la situazione delle varie province. Pero' deve essere una decisione davvero concordata con tutti i livelli istituzionali. Ci vuole chiarezza, non polemica e contestazioni, serve una voce unica che sia corale".

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