Psicosi da coronavirus, prenotazioni in picchiata nei ristoranti cinesi

Secondo The Fork dal 20 gennaio ad oggi il calo è stato del 43%. E a Milano un locale ha abbassato temporaneamente le serrande in attesa "che le fake news finiscano"

Foto Pixabay

Nonostante gli esperti in materia continuino a ripetere che il coronavirus non si trasmette attraverso il cibo o per via alimentare, per i ristoranti cinesi della penisola il momento è più che mai delicato. Secondo una ricerca condotta da TheFork, le prenotazioni online nei ristoranti asiatici sono in "drastico calo".

"La discesa - spiegano dalla società - è iniziata a partire dal 20 gennaio, quando anche su Google Trends c’è stato un aumento delle ricerche del termine "coronavirus", che è ulteriormente cresciuto nella settimana del 27 gennaio". In 14 giorni la piattaforma ha registrato "un calo del 43% delle prenotazioni nei ristoranti cinesi". 

Locali cinesi ma non solo: sempre nello stesso periodo l'azienda ha registrato una diminuzione delle prenotazioni nei ristoranti giapponesi pari al 32%. “Fino a quel momento - si legge nella nota - le prenotazioni erano state in linea con gli anni precedenti”. 

Milano, ristorante abbassa le serrande: "Speriamo che le fake news finiscano"

La psicosi creata dalle fake news è la causa che ha fatto chiudere "fino a data da destinarsi" un locale di Milano: il Wheat Restaurant di via Bambaia. L'annuncio della serrata è stata annunciato proprio dagli stessi ristoratori attraverso un post su Facebook lo scorso 1° febbraio.

"Dopo una lunga e dolorosa riflessione sul quello che sta succedendo nel mondo e sopratutto in Italia. Con grande rammarico vi devo comunicare che abbiamo preso la decisione di chiudere per un po’ e sperare che le fake news finiscano. Alla fine siamo un ristorante che usa materia prima prevalentemente proveniente dall’Italia al massimo dall’Europa tutto quanto tracciabile in quanto vogliamo offrire la freschezza nei nostri piatti e sicuramente ordinarlo dalla Cina la verdura o il pesce o la carne ci conviene assai meno di prenderlo al supermercato dietro casa. Dal 02 febbraio 2020 giorno in cui avremmo dovuto festeggiare il capodanno cinese nella Chinatown milanese abbiamo deciso di chiudere fino a data da definirsi".

Nessun rischio a mangiare cinese

Inutile (forse) ribadire per l'ennesima volta che non c'è nessun rischio a mangiare cinese, né ad acquistare prodotti cinesi. Come ha di recente sottolineato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, "la comunità cinese che vive in Italia è una comunità che, appunto, risiede in Italia, mentre le persone a rischio sono quelle che sono state nelle zone interessate della Cina negli ultimi 15 giorni". Inoltre, "attualmente non abbiamo evidenze che il coronavirus si trasmetta attraverso il cibo o per via alimentare o anche da oggetti inanimati come giocattoli, vestiari o altri tipologia di materiale".

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