Domenica, 7 Marzo 2021
Roma

No, il coronavirus non circolava al Centro Sud a dicembre 2019

Gli infettivologi del Gemelli affermano "con ragionevole certezza" che del Sars-Cov-2 non c'era traccia a Roma alla fine dello scorso anno. Secondo altri studi basati su test sierologici invece era nel nostro Paese già dalla fine di due estati fa

No, a fine 2019 il coronavirus non era ragionevolmente presente da nessuna parte nell'Italia del Centro Sud. Certezze assolute non ne può avere nessuno. Nelle scorse settimane aveva fatto notizia il caso del bambino milanese, diagnosticato nel dicembre 2019 come malato di morbillo e risultato invece positivo al Sars-CoV-2 grazie a una recente rianalisi del vecchio tampone faringeo. Oggi gli infettivologi del Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs affermano "con ragionevole certezza che del coronavirus non c'era traccia a Roma, né al Sud Italia, alla fine dello scorso anno". Il virus circolava in Italia già a settembre 2019 anche secondo uno studio dell'Istituto dei tumori di Milano e dell'università di Siena.

No, il Sars-CoV-2 non circolava a Roma a fine 2019

Lo mettono nero su bianco in una ricerca appena pubblicata come 'lettera' sulla rivista 'Clinical Microbiology and Infection'. "Recenti studi di sieroprevalenza, effettuati su donatori di sangue sani del Nord Italia - ricorda Francesca Lombardi, ricercatrice biologa presso la Uoc di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, diretta da Roberto Cauda - hanno portato a ipotizzare che il Sars-CoV-2 circolasse in Italia mesi prima dell'inizio della pandemia, individuato ufficialmente il 21 febbraio 2020" dopo la diagnosi del 'paziente 1' di Codogno avvenuta il giorno 20.

A quel punto gli infettivologi del Gemelli sono andati dunque a valutare se la stessa cosa potesse essersi verificata nella città di Roma. Così hanno ricercato la presenza di anticorpi IgG anti Sars-CoV-2 in un gruppo di 451 soggetti Hiv-positivi, seguiti presso l'Ambulatorio di Malattie infettive del Gemelli, nel periodo compreso tra dicembre 2019 e fine febbraio 2020. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a due test immunoenzimatici che, in nessun caso, hanno rivelato la presenza degli anticorpi anti-Sars-CoV-2.

"Sulla base dei risultati ottenuti su una casistica di soggetti Hiv positivi - commenta Lombardi - si può concludere che il virus Sars-CoV-2 non circolasse, o circolasse a un livello molto basso, fino a febbraio 2020, nella città di Roma. Questa nostra osservazione, che differisce da quanto segnalato rispetto alla circolazione del virus nello stesso periodo nel Nord Italia, conferma quanto emerge dall'analisi dei dati epidemiologici e cioè che nella prima fase dell'epidemia Roma e il Centro Sud Italia sono stati relativamente preservati".  Quando si parla di test sierologici, è meglio andarci cauti. "E' importante inoltre - conclude Lombardi - confermare sempre i risultati dei test sierologici con un secondo esame, vista la possibilità di falsi positivi, per evitare di dare un'errata interpretazione dei dati".

I primi due casi italiani della pandemia sono stati confermati ufficialmente solo il 30 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi a Roma. Un focolaio è stato successivamente rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati a Codogno. Iniziò l'incubo. La prima ondata aveva risparmiato come picchi le regioni meridionali. La situazione dalla fine dell'estate è diversa, con una circolazione imponente del virus in tutte le regioni, da Nord a Sud passando per le isole maggiori.

Il coronavirus circolava in Italia già dall'estate 2019

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