Sabato, 28 Novembre 2020

Coronavirus, il timore di Crisanti: ''Possibile seconda ondata a fine agosto''

Il virologo ha parlato della possibilità di un ritorno prepotente del virus in Italia: ''Per rispondere  a questa domanda bisogna chiedersi cosa sta succedendo in Europa. Finché non raggiungiamo il contagio zero il rischio rimane''

Il virologo Andrea Crisanti (FOTO ANSA)

Nonostante la curva dei contagi in Italia sia in costante calo, rimane alto il timore che nei prossimi mesi il nostro Paese possa essere colpito da una seconda ondata. Tra le molte ipotesi, quella di un ritorno ad ottobre sembrava la più gettonata, ma secondo il virologo Andrea Crisanti questo potrebbe accadere anche prima: ''I casi nel Vecchio Continente, in Paesi simili al nostro come Spagna e Francia, ma anche in Germania, sono in aumento e non credo che l'Italia stia facendo nulla di speciale. C'è quindi da capire perché noi no. Può essere che non cerchiamo abbastanza. A noi viene da pensare che avremo problemi con il coronavirus non a ottobre-novembre, come si era ipotizzato, ma già alla fine di agosto". 

E' un "invito alla cautela" quello espresso dal virologo: "Nient'altro che questo. Non dico che non si debbano vedere spiragli di speranza – spiegail responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova - ma agli italiani dico di prendere in considerazione che il pericolo non è passato e di regolarsi di conseguenza".

Coronavirus, fino al contagio zero il rischio rimane

L'esperto puntualizza che "non si può non considerare che ancora non siamo mai arrivati al contagio zero. Quindi persiste la possibilità che in qualche modo la trasmissione" del coronavirus Sars-Cov-2 "si mantenga. Tutto dipende dalla combinazione di due fattori che determinano il punto di equilibrio: la capacità del virus di trasmettersi e dall'altra parte la nostra capacità di reagire". E' un continuo 'braccio di ferro' fra "la spinta del virus" a viaggiare di persona in persona e "la nostra capacità di contenerlo".

Certo la situazione è diversa rispetto ai mesi più duri dell'emergenza in Italia, "quando l'epidemia - ricorda Crisanti - ci è esplosa in mano ed ecco perché abbiamo visto così tanti casi gravi". Ma il livello d'attenzione non deve calare, avverte lo scienziato.

"Il problema è dove si rivolge lo sguardo, come si guarda al problema. E' chiaro che adesso abbiamo più capacità di fare tamponi e vediamo un'immagine meno falsata della malattia. Stiamo però attenti ai segnali che arrivano dagli ospedali. In alcune regioni i ricoveri non di terapia intensiva sono in aumento, segno che il virus ancora porta malattia. In questo momento sembra colpire di più persone più giovani, perché facciamo più diagnosi a loro e perché probabilmente ora gli anziani si sono maggiormente protetti".

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