Martedì, 20 Aprile 2021

Perché adesso potremmo davvero essere tra due ondate di epidemia (senza allarmismi)

Che cosa accadrà in autunno o forse un po' più avanti, verso fine anno: affronteremo una seconda ondata dell'epidemia Sars-Cov-2? L'epidemiologo Lopalco, ordinario di Igiene all'università di Pisa, spiega quale sarà la vera sfida dell'estate

Controlli della temperatura, foto Ansa

Ci sarà oppure no la seconda ondata dell'epidemia di coronavirus in Italia? Certezze non ce ne sono. Forse nell'emisfero australe l'estate - insieme alla triade mascherine, distanziamento, igiene delle mani - aiuterà per un po'. Ma che cosa accadrà in autunno o forse un po' più avanti, verso fine anno: affronteremo una seconda ondata dell'epidemia Sars-Cov-2?

"E' probabile, in ogni caso dobbiamo prepararci", dice ad Askanews l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all'università di Pisa, spiegando come quest'estate 2020 ci imponga una sfida decisiva: capire dove si nasconde il virus. Con la consueta chiarezza, l'ordinario spiega come stanno le cose. "Il rischio della seconda ondata è un rischio teorico. Osservando tutte le epidemie del passato, due ondate pandemiche sono state quasi la norma. Non solo, se noi osserviamo l'andamento dei coronavirus in generale, vediamo che hanno un andamento stagionale: ad ogni stagione si ripetono delle ondate di infezioni, che nel caso dei normali coronavirus umani, che già conosciamo, sono poco più che raffreddori. Quindi mettendo insieme queste evidenze, che sono delle osservazioni storiche, possiamo dire che la probabilità che ci sia una seconda ondata esiste. Quanto sia elevata questa probabilità, possiamo dirlo soltanto dopo un'attenta osservazione della circolazione del virus durante l'estate".

"Noi ora - continua il professor Lopalco - ci troviamo in una condizione che è unica, anche rispetto al passato: nelle pandemie del passato non c'è mai stata una sorveglianza fra le due ondate, e soprattutto non è stata mai fatta una sorveglianza sugli asintomatici. Quindi non si poteva sapere quale fosse la circolazione del virus prima che si presentasse la seconda ondata. Riguardo ai coronavirus è la stessa cosa: noi d'estate non sappiamo il coronavirus che fine faccia, il raffreddore d'estate dove circola? E in che popolazione circola? Noi ora siamo nella condizione di avere messo su un sistema di sorveglianza capillare e una rete di laboratori tale che ci permette di scoprire le tracce del virus anche negli asintomatici e potremmo così fare questo tipo di valutazione, scoprire dove il virus si nasconde".

"Ora, per prima cosa, dobbiamo valutare l'effetto delle riaperture sulla circolazione del virus, e ancora dobbiamo aspettare per avere questo tipo di informazione almeno fino alla fine di giugno. Alla fine di giugno vedremo se ci sarà o meno un aumento dei casi. E' molto probabile che la stagionalità ci aiuti, quindi è probabile che non avremo un aumento evidente dei casi. Se anche non dovessimo osservare alcun aumento del numero dei casi conseguente alle riaperture, continuiamo ad osservare, continuiamo comunque il monitoraggio perché attraverso il monitoraggio potremo vedere dove va a nascondersi il virus, e quando ritornerà il freddo possiamo essere pronti".

Non ci sono risposte facili a domande complesse, e Lopalco lo mette in evidenza: "Dobbiamo osservare il comportamento di questo virus, è la prima volta che ci confrontiamo con un Sars coronavirus, che circola anche in una popolazione con pochi sintomi o di asintomatici. E' un virus nuovo e dobbiamo osservare il suo comportamento. Non abbiamo ancora delle evidenze forti che ci possano far prevedere quello che succederà. In base ai dati storici e alle conoscenze più in generale sui virus respiratori di questo tipo, possiamo dire che una seconda ondata invernale è probabile". Poi "l'entità dell'ondata pandemica dipende dalla risposta. L'ampiezza e l'impatto dell'ondata pandemica, soprattutto per una seconda ondata, dipenderà dal livello della risposta e della preparazione. Per qeusto durante l'estate dobbiamo monitorare e prepararci, sia sul lato dell'assistenza che della sorveglianza. E se il Servizio sanitario nazionale è preparato, comunque i malati possono essere curati al meglio e i morti diminuiscono. Nuovi infezioni ci saranno - come dice Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, e consigliere del presidente Usa Donald Trump - ma l'impatto sul servizio sanitario nazionale è comunque un'altra cosa".

Poi "c'è anche il grande punto interrogativo delle modifiche strutturali di questo virus: se si adatterà all'uomo, se sarà meno aggressivo, meno virulento. Ci sono tanti di quegli interrogativi e di quelle incertezze che al momento non possiamo fare previsioni. Dobbiamo come al solito seguire la regola della prudenza, quando ci si prepara bisogna sempre prepararsi per il peggior scenario. Poi se lo scenario peggiore non si verifica, molto meglio". "Per il momento dobbiamo mantenere questo livello di prudenza - mascherine, distanziamento e igiene delle mani - è una situazione che deve evolvere con un monitoraggio serio del comportamento del virus sul campo. Perché da una settima all'altra potremmo avere evidenze diverse e dover prendere anche decisioni diverse".

Bisogna e bisognerà porre la massima attenzione ai focolai. "Se c'è un focolaio e il virus viene lasciato circolare anche solo per una settimana, specie in un ambiente chiuso, con contati stretti per ore al giorno, come nelle Rsa, ospedali et similia, è facile arrivare da uno a decine di casi. Nei focolai bisogna vedere anche quale livello di malattia si sviluppa, perché anche il livello di gravità è importate, bisogna ragionare anche su questo. In ospedale o nelle residenze per anziani dobbiamo avere la massima attenzione: perché in un ospedale ci sono pazienti fragili, un'infezione in un paziente fragile può comunque diventare un caso grave. Quindi massima attenzione negli ospedali e nelle Rsa, per il resto un buon monitoraggio".

Le riaperture previste per lunedì - teatri, cinema, centri estivi - secondo Lopalco ormai non cambiano molto il quadro della situazione, "ormai la concentrazione delle persone e lo scambio sociale sono già ad un livello molto alto. Non credo che l'apertura di questa o quella attività possa influenzare ormai la circolazione del virus. Tutto dipende sempre dal comportamento che si tiene. Se monitoriamo vederemo se e come la situazione cambia. Bisogna prendere delle decisioni sulla base dell'evidenza. Non possiamo dire di aver lasciato il virus alle spalle, abbiamo lasciato alle spalle la prima ondata". Quindi "passiamo un'estate sereni, ma con prudenza" conclude il professore.

L'Oms continua a lavorare per pianificare qualsiasi scenario. "Sebbene non sia noto come si evolverà la pandemia, sulla base delle prove attuali, lo scenario più plausibile è quello di ondate epidemiche ricorrenti intervallate da periodi di trasmissione di basso livello" ha spiegato ieri un portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tarik Jašarevic. Nel mondo sono ormai più di 7,5 milioni i casi confermati. E' quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University che parlano di 7.514.481 di contagi a livello globale. I decessi sono 421.458. Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito con 2.023.347 di casi e 113.820 morti.

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