Domenica, 7 Marzo 2021

Coronavirus: la discesa è lenta (e i segnali non sono buoni)

Per il secondo giorno di seguito gli ingressi in terapia intensiva sono più di duecento. Il rapporto tra positivi e casi testati non migliora, mentre il numero dei decessi resta drammatico. L'analisi del bollettino

La curva delle terapie intensive

L'epidemia non rallenta, o meglio: non quanto ci si aspetterebbe e sarebbe necessario. Sono 18.727 i casi di coronavirus registrati nelle ultime 24 ore su 190.416 tamponi processati. Ieri i contagi erano stati 16.999, ma erano stati analizzati quasi 19mila test in meno. Il tasso di positività scende di poco sotto al 10%. Una settimana fa i nuovi casi erano stati 24.099 e i tamponi più di 212mila. Se prendiamo i casi registrati tra lunedì e venerdì, la variazione rispetto alle ultime 4 settimane è pari al -46% come fa notare Lorenzo Ruffino su Twitter. I tamponi sono invece diminuiti del 28%.

  • questa settimana: 77.044
  • scorsa settimana: 103.760
  •  due settimane fa: 129.370
  • tre settimane fa: 167.245
  • quattro settimane fa: 172.210

Continua a calare il numero dei ricoverati con sintomi (-526), mentre il saldo tra ingressi e uscite nei reparti di terapia intensiva è pari a -26.

Ma come abbiamo già spiegato altre volte, per avere un quadro più chiaro della situazione è meglio forse affidarsi al dato degli ingressi in TI al netto delle uscite che la Protezione Civile ha iniziato a comunicare a partire dal 3 dicembre. Gli ingressi del giorno sono 208, in calo rispetto ai 251 di ieri ma pur sempre più alti di quelli dei giorni precedenti (nota: la Regione Campania non ha mai fornito i dati quotidiani sugli ingressi nelle terapie intensive).  

  • 11 dicembre 208
  • 10 dicembre 251
  • 9 dicembre 152
  • 8 dicembre 192
  • 7 dicembre 144
  • 6 dicembre 150
  • 5 dicembre 192
  • 4 dicembre 201
  • 3 dicembre 217

Colpa dei "soliti" ritardi di notifica o c'è dell'altro? Quanto alle vittime del Covid, il numero resta elevatissimo: sono 761 i decessi registrati nelle ultime 24 ore dopo il picco di 887 vittime di ieri. 

Come fa notare Davide Torlo su Twitter, se prendiamo i decessi registrati tra lunedì e venerdì la variazione rispetto alla media delle ultime 4 settimane è pari al -5 %. Il calo è dunque molto lieve.

Decessi tra lunedì e venerdì

  • questa settimana: 3.309
  • scorsa settimana: 3.948
  • due settimane fa: 3.854
  • tre settimane fa: 3.340
  • quattro settimane fa: 2.745

Per quanto riguarda il tasso di positività dei tamponi (oggi al 9,8%, la curva è sostanzialmente stabile.

  • questa settimana: 10.4%
  • scorsa settimana: 10.8%

(Il dato si riferisce ai casi registrati tra lunedì e venerdì).

Ma se prendiamo il numero dei casi testati (al netto cioè dei tamponi di controllo) rispetto alla settimana scorsa c’è stato addirittura un leggero aumento.

  • questa settimana: 24.6%
  • scorsa settimana: 24.4%
  • due settimane fa: 25.7%
  • tre settimane fa: 28.7%
  • quattro settimane fa: 27.6%

La discesa è lenta (e i segnali non sono buoni)

Che cosa sta succedendo? Su “Predire è meglio che curare”, autorevole pagina di analisi dei Big Data sulla pandemia da SARS-CoV2, spiegavano ieri che i segnali che arrivano dalle curve non sono proprio positivi. “Siamo sempre in controfase: il 9 novembre parlavamo di discesa mentre tutti parlavano di saturazione, stabilizzazione dei contagi e plateau, quando invece eravamo effettivamente al picco. Oggi tutti parlano di discesa e allentamento delle misure, mentre invece, come abbiamo evidenziato 6 giorni fa, si mantiene lo stop nella discesa dei nuovi contagi giornalieri e ciò non è un buon segno”.  

“Puntuale come un orologio - si legge ancora nel post - arriva anche un rallentamento nella discesa delle TI e Ospedalizzazioni. Il tutto confermato dagli indici Rt nazionali, regionali e provinciali che si assestano ad un valore costante non più in decrescita, anzi in lieve aumento”. Secondo le stime di Davide Tosi, Alice Schiavone e Alessandro Riva, docenti all’Università degli Studi dell'Insubria, nel periodo compreso tra il 29 novembre e il 9 dicembre l’Rt è tornato a crescere, sebbene di poco, attestandosi allo 0,9.

Dati in controtenenza con quelli appena comunicati dall’istituto superiore di Sanità, che però si riferiscono al periodo 18 novembre-1 dicembre. “L'Rt medio calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,82" si legge nel report. Nel precedente monitoraggio l'Rt era a 0.91. "Si riscontrano valori di Rt puntuale inferiore a 1 in 20 Regioni e province autonome. Di queste, 19 hanno un Rt puntuale inferiore a uno anche nel suo intervallo di credibilità maggiore, indicando una diminuzione significativa nella trasmissibilità".

Coronavirus: contagi in aumento a fine gennaio?

Resta il fatto che 18mila contagi e centinaia di morti al giorno non sono un buon viatico in vista delle vacanze di Natale. Secondo Andrea Crisanti, una nuova impennata dei casi potrebbe verificarsi “verso fine gennaio, probabilmente con la riapertura delle scuole”.

"Se torniamo con libertà assoluta movimento e riapertura della scuola non avremo gli strumenti” per prevenire la terza ondata, ha spiegato il virologo ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1. "Fino al 7 gennaio, quando si dovrebbero riaprire le scuole, credo che i casi diminuiranno ancora. Il Natale conterà relativamente poco, contano questi giorni di spostamento e di grande mobilita'". La terza ondata ci sarà, “a meno che non si implementino delle misure più restrittive". Quali? "Lo scaglionamento degli ingressi a scuola - suggerisce Crisanti - o l'imposizione della mascherina Fpp2 sugli autobus". Quanto al Natale "non bisogna mischiare nuclei familiari, questo è il problema e quello che va evitato. Se c'è un gruppo familiare di 8 persone che vive insieme, non è un problema". 

bollettino coronavirus oggi 11 dicembre 2020-4

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