Lunedì, 1 Marzo 2021

Coronavirus, perché le prossime settimane saranno decisive

L'infettivologo Massimo Galli ha commentato il trend di contagi nel nostro Paese: ''Siamo sul crinale, che potrebbe portarci anche a una situazione nettamente peggiore, così come l'opposto''. Preoccupa l'aumento delle persone in terapia intensiva

Foto di repertorio

Con i nuovi casi che continuano ad aumentare e il Governo che pensa ad una proroga dello stato d'emergenza fino a gennaio 2021, l'epidemia di coronavirus continua a destare preoccupazione in Italia. Nonostante l'andamento dei contagi da Sars-CoV-2 nel nostro Paese sia sicuramente migliore rispetto al trend che si registra in altri Paesi europei, siamo comunque in una situazione delicata. Cosa ci aspetta? Dopo l'apertura delle scuole, ad essere decisive saranno le prossime settimane.

Coronavirus, Galli: ''Decisive le prossime settimane''

Cosa possiamo aspettarci? A parlare dell'immediato futuro a 'Buongiorno' su SkyTg24 ci ha pensato Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco e dell'università degli Studi di Milano: ''Io non solo rilassato per niente, lo posso dire con doverosa franchezza''. Per l'esperto "la preoccupazione è legittima, come lo è" comunque "anche un filo di ottimismo per come è andata finora. Però siamo veramente sul crinale - avverte - che potrebbe portarci anche a una situazione nettamente peggiore, così come l'opposto. Queste 2 o 3 prossime settimane sono cruciali nell'osservazione, nel contenimento e nell'intervento immediato sulla limitazione dei focolai".

"Questa estate ha rimescolato le carte, ahimè - osserva Galli - e regioni che erano state poco colpite" da Covid-19, "e che però avevano fatto molto bene il lockdown, purtroppo dopo l'estate si sono viste arrivare infezioni che precedentemente non avevano. Toccherà stare molto, ma molto attenti proprio lì. Non solo in Campania", precisa l'infettivologo, ricordando che "ci sono altri focolai in giro per l'Italia con caratteristiche simili". In conclusione, in Italia al momento "stiamo certamente meglio rispetto alla Francia e la Spagna e speriamo che si continui a stare meglio - auspica l'esperto - però è un dato di fatto che potremmo avere problemi, quindi l'attenzione deve continuare a essere massima. E' la solita canzone che cantiamo tutti quanti in continuazione, ma altro non si può veramente dire".

Ippolito: ''Preoccupa l'aumento dei pazienti in terapia intensiva''

I dati quotidiani della pandemia di Covid-19, in aumento in queste settimane, vanno interpretati "con molta attenzione. In primo luogo perché questi sono i positivi che noi abbiamo trovato grazie a un grande impegno dello Stato a fare tanti tamponi. Il dato più preoccupante è l'aumento dei pazienti ricoverati con sintomi progressivi e l'aumento dei pazienti in terapia intensiva". Lo ha spiegato Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, intervenuto ad 'Agorà' su Rai 3. "Sicuramente l'indicatore del numero di ricoverati con sintomi, più o meno gravi, e il numero dei pazienti in terapia intensiva - ha sottolineato - è segno che il virus continua a circolare e trova persone che, per condizioni personali, per malattie pregresse, per età sono più suscettibili a una forma più grave. E questa può essere anche mortale", ha ricordato Ippolito.

"Per la diffusione del contagio da coronavirus Sars-CoV-2 - ha continuato Ippolito - il rischio oggi è al Sud perché si è spostato il modello di circolazione. E poi perché abbiamo ancora una coda di effetto vacanze". L'esperto ha sottolineato i rischi legati alle feste, anche quelle legate alle vittorie sportive. "Basta una persona per fare 20 nuovi contagi - ha ammonito - Noi abbiamo ormai molta esperienza. Le persone contagiate porteranno il virus nel naso, probabilmente non avranno conseguenze. Ma il virus rimarrà lì quando il contagiato prenderà freddo perché ha lasciato la finestra aperta. Starnutirà dentro casa e potrà trasmettere il virus ad altri. Un modello di prudenza individuale diventa un modello di prudenza collettiva e doverosa".

Ipotesi proroga dello stato d'emergenza

L'ufficialità non c'è ancora. Durante l'incontro tra il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione subito dopo il Cdm, si è parlato anche della proroga dello stato di emergenza, per ora ferma al 15 ottobre. E se finora si era parlato di una proroga al 31 dicembre, nel corso della riunione si sarebbe ragionato sull'opportunità di andare ben oltre la fine dell'anno, visto che la fase di convivenza col virus è destinata a durare ancora a lungo. Una sensibilità, raccontano le stesse fonti, condivisa dalle forze di maggioranza.

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