Mercoledì, 14 Aprile 2021

Coronavirus, qual è la situazione oggi in Italia: "Tasso di letalità sta diminuendo"

Il direttore scientifico dello Spallanzani: "Questo virus è come una sigaretta accesa buttata su un letto di foglie secche durante la siccità estiva: ci vuole pochissimo a far scoppiare nuovamente l'incendio"

Nei mesi della più grave emergenza sanitaria della storia recente "la sanità pubblica ha fatto miracoli ma è mancata la catena di comando". Lo dice Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, in un'intervista al 'Corriere della Sera'. "In Italia l'incidenza dei casi positivi è dì 5 casi per 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni. Negli Stati Uniti e in Brasile questo valore è intorno a 250, cinquanta volte superiore, in Svezia più di 70. Tra i Paesi a noi più vicini la Svizzera è a 15, l'Austria a 14, Francia e Belgio a 11, la Germania a 6". E' stata dura, ma "i sacrifici che abbiamo fatto sono serviti, e soprattutto serve mantenere alta l'attenzione con le poche e semplici misure che ormai conosciamo benissimo perché, non dimentichiamolo, questo virus è come una sigaretta accesa buttata su un letto di foglie secche durante la siccità estiva: ci vuole pochissimo a far scoppiare nuovamente l'incendio".

La curva dei casi sta scendendo (13 morti e 163 nuovi casi  in Italia nell'ultimo bollettino), si può pensare che il virus possa essere tenuto sotto controllo, fino all'arrivo del vaccino? "Non abbiamo alternative. Le cosiddette misure non farmacologiche - ricorda - igiene delle mani, distanziamento, uso della mascherina devono diventare la nostra normalità almeno sino a quando non ci sarà il vaccino o un farmaco con una percentuale di efficacia superiore a quelli che abbiamo sperimentato sino ad oggi. Va anche detto, però, che il tasso di letalità sta diminuendo, un po' perché si sta abbassando l'età media degli infettati, nell'ultimo mese in Italia siamo a 46 anni, ma molto anche perché i nostri medici conoscono meglio la malattia e sono in grado di intervenire più tempestivamente. E migliorata inoltre la capacità complessiva del sistema di testare e tracciare i casi e intervenire prima".

"Le epidemie sono un evento naturale come i terremoti e le eruzioni vulcaniche, e hanno modellato e influenzato la storia dell'uomo, determinando la fortuna di popoli e civiltà. Gli esempi potrebbero essere tantissimi: le varie epidemie di peste che hanno colpito l'Europa sin dai tempi dell'imperatore Giustiniano, o la grande epidemia influenzale del 1918, detta "spagnola" perché i quotidiani iberici erano gli unici che ne parlavano".

Nell'Italia di inizio 2020 "la sanità pubblica, ripeto pubblica, ha fatto miracoli. Soprattutto se consideriamo che è mancata una catena di comando unica, centralizzata, efficiente. Nel caso di epidemie come questa, e più in generale per le malattie infettive, è necessario avere una catena di comando centrale. È difficile farlo con ventuno sistemi sanitari diversi, con la necessità di mediare e di concordare ogni decisione". Come ha risposto la Lombardia, l'esistenza di un sistema misto pubblico-privato è stata un handicap? "Aggiungeremmo una terza sfortuna: quella che di fatto in Lombardia l'epidemia ha avuto come epicentro due ospedali, luoghi nei quali le infezioni sono particolarmente pericolose. La risposta del personale sanitario, non serve che lo diciamo noi, è stata eccezionale e commovente. Però il modello lombardo, che prevede grandi ospedali ad altissima specializzazione ma scarsamente collegati col territorio, ha di fatto trasformato una emergenza di salute pubblica in una emergenza ospedaliera".  Come ricorda Ippolito "Covid-19 è una malattia che nella gran parte dei casi non richiede ospedalizzazione, ma piuttosto la presa in carico domiciliare del malato da parte dei servizi territoriali, che in Lombardia e non solo lì non hanno funzionato come avrebbero dovuto: un po' per il definanziamento del sistema sanitario, ma anche perché in Lombardia, e non solo in Lombardia, negli ultimi anni il modello di sanità pubblica è stato svuotato a favore di un modello pubblico-privato di tipo assicurativo".

"Il virus non è morto. E non dobbiamo smettere di raccomandare il rispetto delle misure adeguate" a contrastarlo diceva ieri sempre Ippolito a SkyTg24. "Per questo non dobbiamo mai smettere di raccomandare il rispetto delle misure adeguate" e mirate a contenere la diffusione di Sars-CoV-2. Quanto alla possibilità di una nuova ondata, "l'esperienza del passato ci dice che può tornare".

"C'è un senso generale di ottimismo che rischia di diventare pericoloso. Guardiamo quello che sta accadendo in altri paesi, ad esempio Israele, in cui torna il lockdown" aveva detto qualche giorno prima Ippolito all'Adnkronos Salute.

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