Giovedì, 6 Maggio 2021
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Quanto resiste il coronavirus sulle banconote

La Federazione nazionale dell'Ordine dei medici ha riepilogato i tempi di permanenza del virus sulle superfici più diffuse: attenzione ai soldi e alle mascherine

Soldi e coronavirus, le avvertenze (Foto di repertorio)

Quando ha fatto la sua comparsa alla fine del 2019, il nuovo coronavirus era un nemico sconosciuto: per questo ci sono voluti mesi per capirne le caratteristiche, dai meccanismi di contagio all'approccio ai malati, fino alla sua resistenza sulle diverse superfici. Infatti, il virus è in grado di sopravvivere anche all'esterno, ma i tempi variano in base al materiale in questione. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), una delle superfici su cui il coronavirus riesce a resistere un tempo maggiore riguarda una cosa che maneggiamo tutti i giorni e che quotidianamente cambiano proprietario, anche più volte al giorno: parliamo dei soldi

Coronavirus, quanto resiste sulle banconote (e non solo)

Le ultime ricerche hanno confermato che il tempo di resistenza sulle banconote è di 4 giorni, uno dei più alti, superati però dalle mascherine, in cui il virus resta 'vivo' 7 giorni nella parte interna e oltre una settimana in quella esterna. Il tempo diminuisce a 72 ore su plastica e acciaio inossidabile, con la carica infettiva che però si dimezza nel giro di 6-7 ore. E infine 24 ore sul cartone e solo 4 ore sul rame per arrivare a un abbattimento completo dell'infettività. Sono i tempi di permanenza del coronavirus Sars-CoV-2 sulle varie superfici secondo le informazioni scientifiche ad oggi note. A riepilogarli, citando anche i dati di un rapporto dell'Iss (Istituto superiore di sanità) sul tema, sono i medici anti-fake news in un approfondimento su 'Dottore, ma è vero che...?', portale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). 

Coronavirus, l'importanza dell'igiene

La premessa è d'obbligo, puntualizzano: "Il lavaggio delle mani costituisce sempre il punto cardine di una corretta prevenzione". Ma "la pulizia regolare, seguita dalla disinfezione delle superfici e degli ambienti interni, riveste un ruolo cruciale nella prevenzione e nel contenimento" di Covid-19. E questo al di là del fatto che "il rilevamento della presenza di Rna virale" su una superficie "non indica necessariamente che il virus sia vitale e potenzialmente infettivo". Quindi, tempistiche di permanenza a parte, "pulire accuratamente con acqua e detergenti neutri le superfici e gli oggetti" è uno dei tre punti fermi che vengono indicati in questa fase dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dagli statunitensi Cdc, come dall'Oms. Gli altri due sono "garantire sempre ventilazione e ricambio d'aria adeguati", ricordano i medici, e "disinfettare con prodotti adatti, registrati e autorizzati".

Queste operazioni devono essere "tanto più accurate e regolari per superfici ad alta frequenza di contatto, come maniglie, interruttori, servizi igienici, scrivanie, cellulari, tablet, personal computer, occhiali; infine, nel caso vi sia in famiglia un caso sospetto o confermato di persona affetta da Covid-19". Questo vale per gli ambienti interni. 

Coronavirus, la pulizia delle zone esterne

All'aperto invece no. Le aree esterne "non richiedono una specifica disinfezione". Alcune strutture, come bar e ristoranti, possono richiedere azioni aggiuntive, come la disinfezione di tavoli, sedie e oggetti spesso toccati da più persone. Ma "non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che spruzzare il disinfettante sui marciapiedi e nei parchi riduca il rischio di Covid-19 per il pubblico, mentre rappresenta un grave danno per l'ambiente". "Nessuno va in giro a leccare marciapiedi o alberi", ha avuto modo di dire lo scienziato Juan Leon a 'Science'.

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