Coronavirus, perché è fondamentale monitorare gli spostamenti

Il fisico Alessandro Vespignani pone l'accento sulle situazioni preoccupanti in Europa e nelle Americhe: ''La curva sta risalendo, l'Italia è sulla strada giusta me deve continuare a vigilare''

Foto di repertorio

L'Italia ha superato la fase più acuta dell'emergenza coronavirus, ma nel resto del mondo la situazione è ancora preoccupante: ci sono Paesi in cui la curva dei contagi è ancora in salita. Secondo Alessandro Vespignani, uno dei massimi esperti di 'epidemiologia computazionale', la scienza che studia la dinamica del contagio, per questo motivo bisogna tenere sotto controllo tutti gli spostamenti: "L'Italia è sulla strada giusta, ma deve continuare a vigilare. Attenzione, invece, al contesto europeo, in particolare Francia e Spagna. Gli Stati Uniti? Tra i 14 e i 30 mila morti in più entro Ferragosto"

Coronavirus, in Italia epidemia sotto controllo: preoccupa l'Europa

Quanto alla situazione in Italia, Vespignani sottolinea al Corriere della Sera che "i nuovi casi sono a livello endemico, sotto controllo. Il sistema sanitario adesso mi pare in grado di gestire il tracciamento tradizionale dei positivi, isolando gli eventuali focolai. Certo, bisogna restare assolutamente vigili e mantenere le precauzioni adottate. Non credo servano nuove misure". Il fisico che dirige il Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems, alla Northeastern University di Boston, si dice invece "preoccupato" per il contesto europeo: "dobbiamo mantenere bassa la curva, se vogliamo continuare a gestire bene l'emergenza". In Francia e in Spagna "c'è una recrudescenza del virus: ennesima dimostrazione che il circolo virtuoso non si mantiene da solo. Dobbiamo essere umili e continuare a lavorare. In particolare mi preoccupa il caso di Barcellona".

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Coronavirus, occorre prudenza negli spostamenti

Quale indicazione dobbiamo ricavarne? "Per esempio che occorre ancora prudenza nel controllo degli spostamenti delle persone. Peraltro questo è un discorso che vale sul piano mondiale. In molte aree la situazione è un vero macello. Basti guardare alla casistica del Brasile, oppure alla diffusione del contagio nel sub continente indiano". Ed "è un dato di fatto che i giovani siano meno attenti. Conducono uno stile di vita diverso dai più anziani. Ma dobbiamo anche leggere bene i dati. A marzo, durante il picco dell'epidemia, si facevano test soprattutto alla popolazione più avanti con l'età, perché più a rischio. Adesso anche i giovani fanno più tamponi e quindi è normale che tra di loro cresca il numero dei positivi. Dopodiché - conclude Vespignani - la cautela deve valere per tutti".

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