Giovedì, 3 Dicembre 2020

Gli italiani che non useranno più monete e banconote per paura del contagio

Siamo quindi un popolo finalmente pronto a fare il passaggio definitivo verso la moneta elettronica? In realtà non sembra

Il coronavirus ha cambiato (e cambierà) le nostre abitudini quotidiane. Sono oltre nove milioni i cittadini italiani che, intervistati per Facile.it dall’istituto di ricerca Emg Acqua, hanno dichiarato che non useranno più monete e banconote per paura che queste possano trasmettere il coronavirus. Il dato arriva da un’indagine condotta, a metà ottobre 2020, su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta con età pari o superiore a 18 anni. Se, a livello nazionale, la percentuale di chi ha dichiarato di abbandonare il contante per paura del contagio è pari al 19%, guardando più da vicino i dati emerge che ad essere più propensi a questa scelta sono gli uomini (21% rispetto al 17% rilevato nel campione femminile) e i residenti nelle aree Nord-Ovest (24%).

Quanto resiste il coronavirus sulle banconote?

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), una delle superfici su cui il coronavirus riesce a resistere un tempo maggiore riguarda una cosa che maneggiamo tutti i giorni e che quotidianamente cambia proprietario, anche più volte al giorno: parliamo dei soldi. Le ultime ricerche hanno confermato che il tempo di resistenza sulle banconote è di 4 giorni, uno dei più alti, superati però dalle mascherine, in cui il virus resta 'vivo' 7 giorni nella parte interna e oltre una settimana in quella esterna.

Il tempo diminuisce a 72 ore su plastica e acciaio inossidabile, con la carica infettiva che però si dimezza nel giro di 6-7 ore. E infine 24 ore sul cartone e solo 4 ore sul rame per arrivare a un abbattimento completo dell'infettività. Sono i tempi di permanenza del coronavirus Sars-CoV-2 sulle varie superfici secondo le informazioni scientifiche ad oggi note. A riepilogarli, citando anche i dati di un rapporto dell'Iss (Istituto superiore di sanità) sul tema, sono i medici anti-fake news in un approfondimento su 'Dottore, ma è vero che...?', portale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). 

L'uso del contante e gli ultimi provvedimenti del governo

Scorrendo i dati emersi dall’analisi, che si è concentrata anche sul come gli italiani si rapportino alle piccole spese quotidiane, si scopre che ad oggi, per questo genere di pagamenti, il 64% dei nostri connazionali usa in via esclusiva o preferenziale il denaro contante, ma alla luce di alcuni provvedimenti del governo, primi fra tutti cashback e lotteria degli scontrini, qualcosa sembra pronto a cambiare. Il 59,4% del campione intervistato ha dichiarato che, visti questi incentivi, da ora in avanti userà maggiormente carte di credito, bancomat e prepagate. A far loro da contraltare, però, un 20,4% di rispondenti (addirittura 26,1% nei centri abitati con oltre centomila residenti) che non ha alcuna intenzione di rinunciare a monete e banconote se la spesa è di piccolo taglio.

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Un altro provvedimento sul quale questo sondaggio ha voluto indagare è l’opinione che i consumatori italiani hanno sull’abolizione delle commissioni a carico degli esercenti per importi inferiori a 5 euro pagati con moneta elettronica. Se come prevedibile la stragrande maggioranza degli intervistati (89,6% del campione) è favorevole all’eliminazione, quello che colpisce sono le motivazioni per cui danno questa risposta:

  • quasi uno su tre (31,3%) afferma di essere favorevole perché ritiene questo possa fare emergere una buona parte di evasione fiscale;
  • appena meno (29,6%) sono quelli che si dicono favorevoli perché, sostengono, questo provvedimento avrebbe come effetto quello che gli esercenti non avrebbero più scuse per non accettare pagamenti con carte elettroniche anche per piccoli importi.

Addirittura più di un rispondente su quattro (26,2%, pari a 12.492.268 individui) ha invece dichiarato che è favorevole al provvedimento perché ciò consentirebbe di limitare l’uso del denaro contante e, così, potrebbe aiutare a contenere la diffusione del coronavirus. Ci sono poi piccoli gruppi contrari al provvedimento (6,6% del campione), che non hanno un’opinione specifica in merito (3,8%) o che sono favorevoli, ma per ragioni diverse (2,5%).

Il passaggio verso la moneta elettronica

Siamo quindi un popolo finalmente pronto a fare il passaggio definitivo verso la moneta elettronica? In realtà non sembra. Se come detto, ad oggi, sempre secondo le dichiarazioni rilasciate nel corso dell’indagine, per le piccole spese il 64% degli italiani usa in via esclusiva o preferenziale il contante, nello specifico più di un italiano su quattro (27,1% degli intervistati) oggi usa solo ed esclusivamente denaro contante, mentre Il 36,9% preferisce usare il contante e ricorre alla carta unicamente se si trova a non avere in tasca monete o banconote. C’è poi quella che potremmo definire l’altra metà del cielo dei pagamenti, ovvero chi usa prevalentemente la carta elettronica e ricorre al denaro contante solo se il commerciante non accetta pagamenti elettronici (29,4%) e chi, addirittura, usa esclusivamente la carta elettronica e se il commerciante non accetta bancomat o carte di credito prende la porta e cambia negozio (6,6% del campione intervistato).

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Quali sono le ragioni per le quali, nonostante incentivi e provvedimenti che si sono succeduti negli anni, molti non vogliono ancora dire addio al contante? Fra gli oltre 16 milioni che, in toto o in parte, non sono disposti a rinunciare a monete e banconote, le ragioni più frequenti di questa scelta sono il fatto che il contante sia percepito come più comodo rispetto alle carte elettroniche (18%), la difficoltà a controllare le proprie spese personali (17,2%) o la paura di furti e clonazioni (16,8%). Da evidenziare anche che il 4% dei rispondenti (circa 675mila individui) non vuole dire addio al contante per paura di essere controllato (da banche, governo o chissà chi altro).
 

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