Mercoledì, 21 Aprile 2021

Coronavirus e super-diffusori: "Il 10% delle persone sono responsabili dell'80% dei nuovi casi"

Il professor Massimo Galli, ospite della trasmissione Cartabianca, ha parlato di come il virus si diffonda in maniera differente rispetto alla classica influenza: ''Ha caratteristiche sue che dobbiamo identificare, c'è un fattore di dispersione totalmente diverso''

Foto di repertorio

Nonostante la battaglia contro il nuovo coronavirus sia in corso da diversi mesi, sono ancora molte le problematiche legate alla diffusione del virus ancora senza soluzione. Una di queste, sottolineate dal professor Massimo Galli, direttore della terza divisione di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, riguarda i cosiddetti ''super-diffusori''.

L'esperto, ospite della trasmissione Cartabianca, ha parlato delle differenze con l'influenza: ''Ha caratteristiche tutte sue che dobbiamo ancora identificare. Questo virus è in grado di girare per il pianeta e tornarci addosso quando gli pare, perché può contare sui super-diffusori che spesso sono anche asintomatici''.

Coronavirus e super-diffusori: ''Il 10% delle persone responsabili dell'80% dei nuovi casi''

"Questa non è una malattia come l'influenza – ha spiegato Galli - si diffonde in maniera diversa. Meno del 10% delle persone infettate sono responsabili di oltre l'80% delle nuove infezioni. C'è un fattore di dispersione totalmente diverso rispetto all'influenza. Se mi becco l'influenza, è probabile che la trasmetta a qualcuno. Qui, abbiamo una minoranza di persone responsabili della maggioranza delle infezioni. E molte di queste persone sono asintomatiche''.

L'esperto ha poi fatto riferimento ai focolai più recenti: ''Il problema dei super-diffusori è un cardine nella situazione epidemiologica. I superdiffusori ancora esistono, è probabile che qualcosa di questo genere sia avvenuto a Bologna e a Mondragone. Questa realtà esiste e può creare problemi". 

"Era abbastanza prevedibile - ha aggiunto - che avremmo avuto focolai dispersi. In Lombardia, quando si fanno i conti con i nuovi casi, a questo punto è difficile pensare che si tratti di casi vecchi venuti oggi al pettine. Per le prime settimane dalla fine del lockdown questa situazione aveva una logica, ora siamo di fronte probabilmente a qualche caso nuovo che meriterebbe di essere valutato, identificato e esaminato anche dal punto di vista dei contatti e dell'ulteriore diffusione".

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