Coronavirus, test obbligatorio per chi torna dalle vacanze all'estero: come stanno le cose

Ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che prevede il tampone rapido per chi torna da Grecia, Spagna, Croazia, Malta e il divieto di ingresso dalla Colombia: "Prudenza per difendere i risultati raggiunti negli ultimi mesi con il sacrificio di tutti"

Foto Ansa (archivio)

Negli ultimi giorni sono stati accertati diversi focolai dopo i rientri di cittadini italiani e non dalle vacanze all'estero: il governo tenta di arginare la recrudescenza dei casi di coronavirus con nuove misure. Alla Conferenza Stato-Regioni, il ministro Speranza presenta un'ordinanza che prevede il tampone rapido per chi torna da Grecia, Spagna, Croazia, Malta e il divieto di ingresso dalla Colombia. "Ho appena firmato una nuova ordinanza che prevede test molecolare o antigenico, da effettuarsi con tampone, per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna. Inoltre si aggiunge la Colombia alla lista dei Paesi per cui è previsto divieto di ingresso e transito". Lo annuncia in un post su Facebook il ministro della Salute, Roberto Speranza. "Dobbiamo continuare -aggiunge- sulla linea della prudenza per difendere i risultati raggiunti negli ultimi mesi con il sacrificio di tutti".

Che cosa prevede nel dettaglio l'ordinanza?  L'ordinanza emanata mercoledì sera dal Ministro della salute, Roberto Speranza prevede che ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, "alle persone che intendono fare ingresso nel territorio nazionale e che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato in Croazia, Grecia, Malta o Spagna, si applicano le seguenti misure di prevenzione, alternative tra loro. Viene istituito l'obbligo di presentazione al vettore all'atto dell'imbarco e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli dell'attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all'ingresso nel territorio nazionale, ad un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo. In mancanza è obbligatorio sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell'arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall'ingresso nel territorio nazionale presso l'azienda sanitaria locale di riferimento; in attesa di sottoporsi al test presso l'azienda sanitaria locale di riferimento le persone sono sottoposte all'isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora".

Non è tutto. L'ordinanza prevede inoltre che le persone in arrivo dagli stati indicati "anche se asintomatiche, sono obbligate a comunicare immediatamente il proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria competente per territorio. In caso di insorgenza di sintomi COVID-19, resta fermo l'obbligo per chiunque di segnalare tale situazione con tempestività all'Autorità sanitaria per il tramite dei numeri telefonici appositamente dedicati e di sottoporsi, nelle more delle conseguenti determinazioni dell'Autorità sanitaria, ad isolamento. Nell'ordinanza, che è entrata in vigore alla mezzanotte, Speranza include anche chi proviene dalla Colombia.

Dal 9 luglio 2020 è vietato l’ingresso in Italia alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate per uno dei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, Serbia. Il divieto non riguarda i cittadini italiani, di uno Stato UE, di un Paese parte dell’accordo di Schengen, del Regno Unito, di Andorra, del Principato di Monaco, della Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano e i loro stretti familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio 2020.

Timori anche per gli assembramenri nelle località turistiche italiane e soprattutto nei luoghi di divertimento dei giovani. L'obiettivo dell'esecutivo è contrastare il fenomeno degli assembramenti nei locali all'aperto, laddove non vengono rispettate misure come il distanziamento, innanzitutto con "maggiori controlli e vigilanza massima".  Riunione straordinaria tra governo e Regioni convocata dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. All'incontro anche i ministri della Salute Roberto Speranza e dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Per i governatori ci sono Donato Toma del Molise, Luca Zaia del Veneto, Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia, Alberto Cirio del Piemonte, Marco Marsilio dell'Abruzzo e diversi assessori regionali.

In particolare sulle discoteche si va verso una stretta per contrastare il fenomeno degli assembramenti dovuti alla movida in questo periodo estivo, in particolare nei confronti dei locali all'aperto dove non vengono rispettate le misure anti-Covid come il distanziamento. Durante l'incontro straordinario con le Regioni, il ministro Speranza ha letto un'informativa segnalando il problema delle discoteche e degli stabilimenti affollati durante questo tipo di eventi e avrebbe parlato della necessità di prendere ulteriori provvedimenti. Garantire almeno almeno due metri tra gli utenti che accedono alla pista da ballo, conteggio degli ingressi obbligatorio così come registrare ogni accesso e mantenere un registro delle presenze per almeno 14 giorni. Sono alcune delle misure per le discoteche della Toscana previste in un'ordinanza firmata dal presidente della Regione Enrico Rossi. I governatori di fatto sono divisi sulle misure da adottare nelle discoteche per evitare nuovi focolai.

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"I prefetti si sono già attivati per disporre, anche a Ferragosto, modalità di controllo più serrato nelle zone turistiche e nelle aree cittadine frequentate dai giovani, molti dei quali sottovalutano i rischi cui si espongono. Ci sono regole ben precise da osservare a partire dal distanziamento sociale, all'uso della mascherina e al lavaggio ripetuto delle mani". Lo afferma il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, in un'intervista a La Stampa.

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