Sabato, 28 Novembre 2020

Coronavirus, il tso divide gli esperti: ''Strumento eccessivo''

L'ipotesi avanzata dal governatore del Veneto Zaia non convince del tutto. Secondo l'epidemiologo Demicheli ''è una proposta eccessiva'', mentre per Crisanti serve ''uno strumento ad hoc''

Foto di repertorio

E' giusto applicare il Trattamento sanitario obbligatorio per chi, una volta scoperto di essere positivo al nuovo coronavirus, non adotta quelle soluzioni basilari per preservare la salute pubblica? L'ipotesi lanciata dal governatore del Veneto, Luca Zaia, ha scatenato un ampio dibattito tra favorevoli e contrari. Ma cosa ne pensano gli esperti? Sull'argomento hanno parlato l'epidemiologo Demicheli e il microbiologo Crisanti. 

Coronavirus e tso, Demicheli: ''E' eccessivo, rispettare l'obbligo della mascherina''

Nella fazione dei contrari al tso per i positivi al Covid che non intendono rispettare la quarantena e seguire le cure troviamo Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell'Ats di Milano e coordinatore della squadra anti Covid istituita dalla Regione Lombardia: "Quella del presidente Zaia è una reazione stizzita, molto forte. È in linea con l'intenzione di tenere alta l'attenzione sul tema contagi e con il tono sempre utilizzato dal presidente. Ma in questo momento è una proposta eccessiva. Ci sono prima un milione di cose da fare per evitare un nuovo propagarsi dell'infezione".

Ad esempio cosa? "Ad esempio far rispettare le normative in atto e obbligare le persone all'utilizzo delle mascherine o al rispetto delle distanze di sicurezza - risponde l'epidemiologo in un'intervista a 'Il Giornale '- La legge prevede già sanzioni per chi non rispetta le norme. È più che mai necessario fare controlli per evitare le aggregazioni incontrollate ma questo non è un compito dei sanitari. Sta ai singoli comuni vigilare". Invece i sanitari cosa possono fare prima del tso? "Prima di sottoporre una persona al trattamento sanitario obbligatorio, e quindi al ricovero forzato, i sanitari possono usare l'arma del convincimento. Alla fine credo che nessuna persona ben informata sui pericoli che corre o su quelli che può provocare agli altri si rifiuti di curarsi. Mi rivolgo soprattutto ai medici del pronto soccorso, che sono i primi con cui un potenziale malato entra in contatto".

Quindi molto sta nella capacità di convincimento dei medici? "Molto. Con sollecitazioni e spiegazioni. È così in tutte le epidemie", precisa Demicheli. Ha già vissuto esperienze del genere? "Si, mi è capitato di verificare casi di rifiuto delle cure di malati di tubercolosi. Ma il loro rifiuto veniva convertito in un consenso con metodi ben diversi dal Tso - rimarca l'epidemiologo - Da quel che io ricordi non è mai stato necessario sottoporre nessuno a un trattamento sanitario obbligatorio". 

"Credo che già ci siano tutti gli strumenti per mettere in atto una prevenzione efficace - osserva l'esperto - Ed è vero che non si può curare nessuno se non o vuole ma in ballo c'è il contenimento di un'epidemia. Quindi non sarà il primo strumento, ma già l'obbligo di cura è normato dalla legge 190".

Coronavirus e tso, Crisanti: ''Serve uno strumento straordinario''

Meno categorica invece l'opinione di Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Virologia e Microbiologia dell'Università-azienda ospedale di Padova che, in un'intervista al Messaggero ha sottolineato come sia necessario uno strumento 'ad hoc': "Il tso esiste soltanto per le malattie psichiatriche, perché si presume che la persona in quel momento non sia in grado di decidere qual è il suo bene e poi perché potenzialmente può arrecare danni a terzi, e comunque è un caso estremo. Poi creerebbe un precedente interessante". 

"Bisognerebbe circoscriverlo soltanto in caso di interesse di sanità pubblica -precisa Crisanti - E' una questione molto complessa. E poi se noi prendiamo una persona per fargli un tso, dobbiamo dargli una cura che funziona. E al momento non esistono terapie efficaci per il Covid. Quindi non sarebbe più un tso ma una detenzione sanitaria. Serve uno strumento straordinario, legato solo all'epidemia".

"E poi noi l'epidemia finora l'abbiamo controllata senza il tso". Sì, però c'era il lockdown. Bisognerà ricorrere di nuovo a misure così restrittive? "No, certo che no. Ma è un argomento giuridico complesso. Per me - insiste Crisanti - ogni caso è un caso di troppo. Sicuramente quella persona va messa nelle condizioni di non trasmettere il virus". Quali altre misure potrebbero servire? "Il comportamento individuale è importante, e poi non bisogna dare messaggi incoerenti. Per esempio, dire che il virus è clinicamente morto: non si è mai sentito dal punto di vista scientifico".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Coronavirus, il tso divide gli esperti: ''Strumento eccessivo''

Today è in caricamento