Coronavirus, perché il vaccino può arrivare in tempi record (ma c'è chi predica cautela)

Il vaccino della statunitense Moderna Inc potrebbe essere pronto per un uso diffuso già entro fine anno o a inizio 2021. Fauci possibilista: "L'ok a novembre". Trump: "Arriverà in tempi record". Ma la cautela è doverosa e c'è chi ritiene che serviranno ancora molti mesi

La corsa al vaccino per il coronavirus sta affrontando alcuni snodi decisivi. Il vaccino contro il Covid-19 della statunitense Moderna Inc potrebbe essere pronto per un uso diffuso entro fine anno, dopo l'annuncio che la società ha avviato il trial su vasta scala su 30mila persone per verificare se sia sicuro ed efficace, l'ultimo passo prima della richiesta di approvazione da parte del regolatore. Moderna, che non ha mai messo un vaccino sul mercato, ha ricevuto quasi un miliardo dall'amministrazione Usa che finanzia vari programmi di ricerca per un vaccino contro il coronavirus con l'operazione Warp Speed. "Avere in distribuzione un vaccino sicuro ed efficace entro fine anno è un obiettivo difficile ma l'obiettivo giusto per gli americani" ha detto il direttore dei National Institutes of Health (NIH) Director Francis Collins commentando l'avvio dei test su larga scala da parte di Moderna.

Anthony Fauci non esclude la possibilità che il vaccino anti-Covid arrivi all'approvazione negli Usa ad ottobre, anche se ritiene più probabile che succeda a novembre. Rispondendo ai giornalisti, il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases ha detto che prevede che il traguardo sarà raggiunto "probabilmente a novembre, ma è possibile che sia anche prima". Insomma, i tempi possono essere ancora più stretti del previsto.

"L'America svilupperà un vaccino (contro il Covid-19, ndr) molto presto e sconfiggerà il virus. Arriverà in tempi record". Lo ha assicurato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sostenendo che l'America "vincerà la battaglia del vaccino". Parlando in un centro biotech in North Carolina, Trump, citato dai media locali, ha detto che sul fronte vaccino il Paese sta compiendo "progressi enormi".

Gli Stati uniti hanno raddoppiato il loro investimento finanziario, portandolo a circa un miliardo di dollari totali, per sostenere lo sviluppo di un vaccino contro Covid-19. Si tratta del potenziale vaccino sviluppato dalla compagnia americana Moderna che oggi è entrato nell'ultima fase di test clinico.  Il governo americano s'è impegnato a stanziare fino a 472 milioni di dollari in più, che sostanzialmente raddoppiano i 483 milioni di dollari già annunciati, ha riferito Moderna in un comunicato. Il raddoppio dello stanziamento è motivato dal fatto che Moderna ha deciso di "condurre un test clinico di Fase 3 molto più vasto" di quanto era stato previsto.

L'azienda Usa assicura che se il vaccino anti covid, chiamato Mrna-1273, dovesse rivelarsi efficace e sicuro, sarà in grado di consegnare almeno 500 milioni di dosi all'anno, ma probabilmente fino a un miliardo di dosi a partire dal 2021. 

Vaccino coronavirus, c'è chi predica cautela

La corsa mondiale per arrivare allo sviluppo, all'autorizzazione e alla somministrazione di un vaccino contro Covid-19 non può prescindere "da uno studio rigoroso della sicurezza", un aspetto che "deve essere sempre attentamente" considerato. E' molto importante "perché un vaccino non è un farmaco per malati a rischio di morte, ma un trattamento che viene dato a coloro che stanno bene, in modo da prevenire il rischio di ammalarsi". Lo sottolinea la commissione Salute dell'Accademia dei Lincei.

 Gli esperti - Maurizio Cecconi, responsabile del Dipartimento Anestesia dell'Humanitas; l'immunologo Guido Forni, e Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Humanitas - ricordano nel report come "solo una valutazione allargata a un maggior numero di persone e per periodi più lunghi potrà dire se uno, tanti o nessuno dei candidati vaccini anti-Covid è in grado di garantire una protezione efficacie o solo marginale" e "se la somministrazione è associata a effetti collaterali importanti". Ed evidenziano come la proposta, sempre con l'obiettivo di accorciare i tempi, "di vaccinare volontari sani e poi di infettarli intenzionalmente con Sars-Cov-2", "altamente controversa", abbia avuto sostegno, con "implicazioni etiche crescenti". La commissione ritiene che il "tempo necessario per valutare i possibili rischi derivanti da un nuovo vaccino" deve far parte del processo di sviluppo. "In alcuni casi, i vaccini contro altri coronavirus o altri virus hanno aggravato la malattia. Questi aspetti devono essere attentamente valutati ed esclusi prima che un nuovo vaccino sia distribuito per combattere la pandemia" di Covid.

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Tre mesi fa erano almeno 150 i candidati vaccini contro il Covid-19, basati su diverse tecnologie. La "vera sfida - sottolineano - sarà rendere il nuovo vaccino disponibile per tutta la popolazione". Alla luce di queste considerazioni, i "vaccini anti-Covid, se efficaci, non saranno disponibili prima di molti mesi" e questo solleva tutta un'altra serie di interrogativi, perché "non possiamo predire quale sarà l'evoluzione" della pandemia.

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