Vaccino coronavirus, ci sono due buone notizie

Attualmente sono 218 i candidati vaccini contro Sars-Cov-2 ma due nuove ricerche, tra cui quella dell'università di Oxford sviluppata in collaborazione con l'azienda italiana Irbm, stanno dando ottimi risultati per capacità di provocare risposte immunizzanti

Mentre il Mondo fa i conti col picco della pandemia di coronavirus, la ricerca del vaccino fa progressi. Se del candidato vaccino di Moderna avevamo parlato settimana scorsa, è notizia di oggi che due ricerche - una portata avanti dall'università di Oxford e una da BionTech/Pfizer - stanno dando ottimi risultati come capacità di provocare risposte immunizzanti. 

In particolare il vaccino sviluppato da Astrazeneca in collaborazione con lo Jenner Institute dell'università di Oxford, con il coinvolgimento anche dell'azienda italiana Irbm, sembra funzionare contro Covid-19: secondo i risultati delle prime fasi di sperimentazione pubblicati su 'Lancet' risulterebbe sicuro e in grado di produrre una risposta immunitaria contro la malattia. Secondo il trial clinico in corso su 1.077 volontari adulti sani, il vaccino ChAdOx1 "induce una consistente risposta da parte di anticorpi e globuli bianchi" , spiegano i ricercatori, sottolineando che la risposta immunitaria "potrebbe essere anche più forte dopo una seconda dose", secondo i risultati di uno studio clinico su un piccolo sottogruppo di partecipanti, una decina di persone. Dati estremamente incoraggianti ma è ancora troppo presto per stabilire se il vaccino offrirà una protezione immunitaria sufficiente. Il Regno Unito intanto ne ha già ordinate 100 milioni di dosi.

Di risultati positivi parla anche uno studio tedesco in corso sul candidato vaccino BionTech e Pfizer giunto alla fase I-II di sperimentazione. I dati iniziali dello studio - disponibili online su medRxiv e contemporaneamente sottoposti a peer review scientifica per potenziali pubblicazioni - mostrano che il candidato vaccino induce una forte risposta immunitaria contro il virus. I risultati clinici preliminari sono relativi al candidato al vaccino sperimentale più avanzato nel programma vaccinale Pfizer e BionTech BNT162: BNT162b1. I dati preliminari sono relativi a un totale di 60 adulti sani tra 18 e 55 anni arruolati nello studio. Di questi, 12 soggetti per livello di dose (1 µg, 10 µg, 30 µg e 50 µg; 48 partecipanti in totale) sono stati vaccinati con BNT162b1 il giorno 1 e il giorno 22, mentre altri 12 partecipanti hanno ricevuto una singola iniezione di 60 µg. Il vaccino, a base di mRna contro Sars-CoV-2, ha indotto titoli di anticorpi neutralizzanti elevati e dose-dipendenti e concentrazioni di IgG dopo la seconda dose. Inoltre i risultati iniziali della sperimentazione tedesca dimostrano, per la prima volta per il candidato BNT62b1, un'induzione simultanea di risposte di cellule T CD4 + e CD8 + di alto livello contro Sars-CoV-2. Quanto alla tollerabilità appare "gestibile": come si legge in una nota le reazioni locali e gli eventi sistemici dopo l'iniezione del candidato vaccino a tutte le dosi sono stati "transitori, generalmente da lievi a moderati, con eventi occasionali di sintomi simil-influenzali e reazioni nel sito di iniezione".  Ora si sta programmando un trial di sicurezza ed efficacia di Fase IIb/III, che potrà coinvolgere fino a 30.000 partecipanti sani e dovrebbe iniziare alla fine di questo mese.

Coronavirus, a che punto siamo con le cure

Attualmente sono 218 i candidati vaccini contro Sars-Cov-2 e Pfizer si inserisce tra gli inseguitori delle aziende che attualmente conducono lo sforzo della ricerca dopo i cinesi della Sinovac, AstraZeneca e Moderna.

Se vaccino e anticorpi monoclonali sono all'orizzonte, bisogna essere onesti: ancora non abbiamo nel mondo una terapia efficace contro Covid-19. Lo spiega Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit): "Abbiamo migliorato la strategia, ma ancora abbiamo difficoltà nel controllare la malattia nei casi più gravi".

Il remdesivir è l'unico antivirale che dà risultati sia su pazienti con la malattia già avanzata sia nella fase iniziale. Ma non è risolutivo. ci sono poi vaccino e anticorpi monoclonali. "Dobbiamo gestire questo periodo di tempo che ci separa dal vaccino o da qualche strategia terapeutica stimabile secondo lo specialista in 5-6 mesi. Dobbiamo resistere".

Soumya Swaminathan, scienziata capo dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha forse per la prima volta espresso un vero ottimismo sul processo di ricerca e sviluppo di un vaccino contro Covid-19: "Una diffusa vaccinazione contro il coronavirus potrebbe iniziare a metà del prossimo anno" ha detto spiegando di riporre fiducia in almeno uno sulla ventina di candidati vaccini già arrivati a livello di studio clinico. 

"Sarebbe davvero una grande sfortuna se tutti fallissero. Dunque, ad essere molto concreti, nella metà del 2021 avremo un vaccino che potrà essere ampiamente utilizzato".

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Swaminathan ha affermato che la corsa globale allo sviluppo di un vaccino è stata "la più veloce mai vista" osservando che sono passati solo tre mesi dalla pubblicazione della sequenza genetica del virus, a gennaio, e l'inizio del primo studio. "Stiamo ancora imparando. Quello che sappiamo è che la maggior parte delle persone sviluppa anticorpi, sviluppa cioè l'immunità. Questa è una buona cosa da sapere, e ci dà la speranza che un vaccino possa ottenere l'immunità contro la malattia".

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