Coronavirus, nei verbali del Cts solo chiusure "locali" ma Conte decise il lockdown

Secondo il verbale del 7 marzo il CTS proponeva "due livelli di misure di contenimento del virus" ovvero una Zona Rossa solo per il Nord, "fino al 3 aprile". Ma il 9 marzo Conte dichiara tutta Italia zona rossa

Il Comitato tecnico-scientifico (Cts) confermava, in una riunione del 28 febbraio, la necessità di mantenere le "zone rosse" negli 11 comuni di Lombardia e Veneto dove si stava maggiormente diffondendo la pandemia da coronavirus. Sono Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D'Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini in Lombardia e Vo' in Veneto. Poi il 7 marzo 2020 il Cts proponeva di rivedere la distinzione tra "zone rosse" e "zone gialle" dopo aver acquisito dall'istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati che mostravano una "lieve flessione nell'incremento dei casi nelle zone rosse e un'aumentata incidenza in aree precedentemente non rientranti nelle 'zone rosse' medesime".

Il Comitato tecnico-scientifico auspicava una distinzione tra 'zone rosse' indicate dal Dpcm del 1 marzo 2020) e 'zone gialle' (regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, nonché le Province di Pesaro Urbino e Savona) consigliando misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi nell`intero territorio nazionale solo per "Lombardia e province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena, Pesaro Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti".

La sera stessa il governo per Decreto vieta l'ingresso e l'uscita dalla Lombardia e da Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Noara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. 

Due giorni dopo, il 9 marzo il presidente del consiglio Giuseppe Conte dichiara tutta Italia zona protetta, dando il via al lockdown ed estendendo le stesse misure a tutto il territorio nazionale senza distinzioni. Quel giorno il bollettino della protezione civile registrava 463 decessi, 1598 nuovi casi mentre 733 pazienti erano ricoverati in terapia intensiva e altri 4316 ospedalizzati con sintomi.

Fu una decisione politica e non tecnica. Solo successivamente nella riunione del 30 marzo i tecnici condividono e sostengono la strategia complessiva del ministro della Salute e consigliano di mantenere l'Italia in lockdown almeno fino a dopo Pasqua. È questo quello che si evince dai documenti riservati che sono stati pubblicati oggi sul sito della fondazione Luigi Einaudi dopo una lunga battaglia legale per la desecretazione dei verbali alla base della decretazione d'emergenza governativa. La richiesta di desecretazione dei verbali era stata accolta dal Tar, ma il Consiglio di Stato aveva sospeso tutto.

Ecco i verbali del Comitato tecnico scientifico: pubblicati i documenti

coronavirus verbali cts-2

I verbali sono firmati dai membri del Comitato istituito con un'ordinanza del capo del dipartimento della Protezione Civile il 3 febbraio scorso.

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I cinque verbali sono datati 28 febbraio, 1 marzo, 7 marzo, 30 marzo e 9 aprile 2020. Ma - come evidenzia La Repubblica - i documenti non sono completi. Mancherebbero i verbali della riunione del 3 marzo, quelle della mancata zona rossa ad Alzano e Nembro, in Val Seriana, in provincia di Bergamo, una vicenda che nelle scorse settimane ha innescato un rimpallo di accuse in particolare tra Regione Lombardia e Governo.

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