Sabato, 8 Maggio 2021
Ancona

"Vengo con lo scafandro ma fatemi abbracciare mio figlio": il dolore di mamma Luigia

Luca è ospite da oltre 20 anni di una struttura per persone affette da disabilità, struttura colpita da contagi e decessi durante il clou dell'epidemia. Ora sono concesse due videochiamate a settimana ma i familiari chiedono la riapertura delle visite

Hanno riaperto le spiagge, hanno riaperto i negozi ma Luigia non può abbracciare suo figlio Luca dal 7 marzo scorso, due giorni prima del lockdown. Luca è un uomo non vedente, ospite da oltre 20 anni di una struttura per persone affette da disabilità, una struttura che è stata colpita da contagi e decessi durante il clou dell’epidemia di coronavirus. Da allora ogni visita è preclusa. 

"Ciao Luca, dai, rispondi alla mamma". Battute e risposte in videochiamate di pochi minuti, che per quasi tre mesi non hanno fatto altro che acuire la nostalgia dovuta alla lontananza tra madre e figlio.

Luigia Giampietro è la rappresentante dei genitori di ragazzi disabili di Villa Almagià, e Anconatoday ha raccolto la sua storia perché Mamma Luigia di quell’immagine digitale con la faccia di suo figlio e dell’intermediazione tecnologica di un operatore, ormai non ne può più. "Hanno riaperto le spiagge, hanno riaperto i negozi e la movida. Fatemi abbracciare il mio Luca, ditemi voi come, se è necessario mi metterò anche lo scafandro" racconta disperata la donna. Il suo urlo di dolore è lo stesso di altri familiari.

"Le videochiamate in questi mesi mi hanno confermato che mio figlio era vivo, ma Luca ha una grave disabilità e ha bisogno di contatto fisico, di sentire l’abbraccio di sua madre". A Luca, spiega la donna, vengono fatti tamponi regolarmente: "E’ sempre risultato negativo, anche io li ho fatti e ho avuto lo stesso esito. Perché non fanno incontrare due persone negative?- domanda la donna- questo lo chiedo per me come per le altre famiglie".

Prima dell'epidemia Luca tornava a casa nel week end, ma negli ultimi mesi le sue condizioni fisiche si erano aggravate, così Luigia andava a giorni alterni a fargli visita. Ora sono concesse due videochiamate a settimana.

"A questo punto mi chiedo cosa fanno questi ragazzi? Vengono custoditi nelle loro stanze come vegetali? Li nutrono e basta? Ho chiesto se è possibile farli uscire nello spazio esterno, che ora è meno invaso dalla sosta selvaggia, ma mi hanno detto di no perché la Regione non autorizza". In quelle chiamate ci sono risposte dirette a semplici domande: "Mi saluta a comando, le nostre conversazioni sono domanda e risposta ma lui ha bisogno di essere stimolato".

"Alle istituzioni chiedo solo la riapertura delle visite ai parenti, perché così come gli infermieri entrano ed escono con le protezioni, anche io sono pronta a mettermi perfino uno scafandro". 

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