Venerdì, 25 Giugno 2021
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Coronavirus: le zone gialle e arancioni non bastano più

Oggi si registra un aumento delle terapie intensive e dei ricoverati con sintomi. La curva dei decessi non dà segni di frenata e sempre più esperti sono convinti che servano misure in grado di contenere davvero l'epidemia anziché mitigarla

La curva delle terapie intensive

Sono 8.562 i contagi registrati nelle ultime 24 ore in Italia su 143.116 tamponi processati, di cui solo 86.169 molecolari. Il tasso di positività risale dal 5,4 al 6%, ma conteggiando solo i test PCR si attesta circa al 10%. Rispetto agli 11.629 casi di ieri, i nuovi positivi sono in calo, ma come ogni lunedì i numeri sono condizionati dall’esiguo numero di tamponi analizzati (circa 73mila meno di ieri). Lunedì scorso i casi accertati erano stati 8.824 su 158.674 tamponi. 

Casi registrati il lunedì

  • Questa settimana 8.562
  • Lunedì 18 gennaio 8.824
  • Lunedì 11 gennaio 12.532
  • Lunedì 4 gennao 10.800

Il numero di decessi resta purtroppo molto alto, oggi 420. Dall’inizio dell’epidemia 85.881 persone hanno perso la vita per cause direttamente riconducibili a Covid-19. 

Decessi del lunedì

  • Questa settimana 420
  • Scorsa settimana 448
  • Due settimane fa 377
  • Tre settimane fa 348

La notizia di oggi riguarda le terapie intensive la cui curva, che fino all’altro ieri era discendente, sembra aver invertito la direzione. L’ultimo bollettino fa registrare 21 pazienti in più nei reparti di area critica (ieri erano stati +14). Un “rimbalzo” fisiologico o il segnale che qualcosa sta cambiando? Per ora non possiamo che riportare i dati sperando che nei prossimi giorni ne arriveranno di migliori.

Il numero di ingressi nei reparti di area critica al netto delle uscite è comunque nella media delle ultime settimane (150).

Insieme all’aumento delle terapie intensive crescono anche i ricoverati con sintomi (+115) il cui numero era in discesa da diversi giorni. Anche in questo caso è prematuro parlare di un trend, ma indubbiamente queste fluttuazioni testimoniano che l'epidemia non sta regredendo in modo davvero significativo come sarebbe auspicabile. Un dato di fatto che sottolineano sempre più virologi ed epidemiologi: il sistema a colori non sembra in grado di piegare la curva in modo significativo. Né va dimenticato che a partire da domenica prossima molte regioni oggi arancione potrebbero tornare in zona gialla. 

Vaccinazioni al palo. E per gli esperti il sistema a colori non funziona

Intanto, mentre diversi Paesi Ue si preparano ad affrontare l'impatto delle nuove varianti di Sar-Cov-2, in Italia a tenere banco è soprattutto il caso vaccini. A causa dei ritardi annunciati da Astrazeneca nella consegna delle dosi la campagna vaccinale subità inevitvabilmente delle ripercurssioni. Ieri il viceministro Sileri ha detto che le vaccinazioni degli over 80 slitteranno di quattro settimane e quelle del resto della popolazione di 6-8 settimane. Il commissario all'emergenza Domenico Arcuri prova ad essere ottimista "Non perdo la speranza che l'immunità di gregge si possa raggiungere in autunno" ha detto su Radiodue, Insomma, le cose si complicano. Nel primo trimestre l'Italia potrà contare su circa 15 milioni di dosi contro le 28 inizialmente indicate nel piano vaccinale.  Ciò vuol dire che considerando la dose di richiamano, per la fine di marzo potranno essere immunizzate "solo" 7,5 milioni di persone pari al 12,5% della popolazione. Ancora troppo poche per sperare di allentare le restrizioni. Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, "i primi risultati li vedremo quando ci saranno un 20/30% di vaccinati, quando vedremo una riduzione del 70% dei decessi".

Quanto alla situazione epidemiologica, Pregliasco ha spiegato che "il dato settimanale è abbastanza confortante. Siamo in una situazione in cui andiamo a sottostimare un po' di casi, non riusciamo ad arrivare a un tracciamento adeguato, ci scappa una quota di asintomatici. Dolorosissimo il dato della quota dei morti che ci fa vedere come la diffusione e l'impatto sul sistema sanitario nazionale sia ancora pesante". Secondo il virologo con il sistema a colori, "non riusciamo a controllare la malattia ma riusciamo a mitigarla". Una convinzione condivisa da molti altri esperti come il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi. 

“L'apri e chiudi è uno stillicidio - ha detto in un’intervista al ‘Messaggero’ -, le zone arancioni sono insufficienti. Altrimenti ci troveremo nella situazione drammatica che ora stanno vivendo Spagna e Portogallo''. Secondo Ricciardi, il modello attuale “non serve a riportare i numeri ai livelli che sono compatibili con la normalità: i 50 casi ogni 100mila abitanti. Con il semplice sistema dei colori, questo obiettivo non lo raggiungeremo. Un'inversione di tendenza può avvenire solo con misure più energiche". 

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