Martedì, 20 Aprile 2021
Il caso

Covid, lo sfogo: "No al cortisone alla prima linea di febbre, così l'Italia va in rosso"

Alberto Zangrillo, il primario di Anestesia e Rianimazione generale dell'Istituto San Raffaele di Milano: "La maggioranza degli accessi Covid-19 in Pronto Soccorso sono causati da terapie domiciliari assenti o sbagliate. Per l'abbandono del paziente e il cortisone alla prima linea di febbre, l'Italia va in rosso". Quali sono i rischi e che cosa bisogna sapere

Foto: Zangrillo Twitter

"La maggioranza degli accessi Covid-19 in Pronto Soccorso sono causati da terapie domiciliari assenti o sbagliate. Per l'abbandono del paziente e il cortisone alla prima linea di febbre, l'Italia va in rosso" twitta sabato nel pomeriggio Alberto Zangrillo, il primario dell'unità operativa di Anestesia e Rianimazione generale dell'Istituto San Raffaele di Milano.

Non è la prima volta che il medico affronta questo argomento.

Il cortisone è controindicato nella cura del Covid?

"Sono importanti i vaccini, ma è altrettanto importante non somministrare ai pazienti terapie non solo inutili, ma addirittura pericolose. Nelle fasi iniziali di Covid-19 IL CORTISONE E' CONTROINDICATO" gli fa eco il virologo Roberto Burioni.

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Sul tema qualche giorno fa aveva rilasciato una dichiarazione più articolata sull'uso del cortisone nella lotta al Coronavirus. "Varianti, Rt, contagi, colori, rinforzi, lockdown. Manca la cosa più importante: la cura corretta - aveva scritto sui social in riferimento all’uso improprio - precoce e fuori dalle finestre indicate dalle linee guida anche internazionali - dei corticosteroidi. Lo specialista aveva postato su Twitter un messaggio ricevuto. Una persona chiedeva un consiglio per un proprio familiare in cura a casa per Covid-19 ed elencava i medicinali che erano stati prescritti. Zangrillo spiegava di aver evidenziato in giallo "l’errore più comune".

Una ricerca conferma questo rischio. E a segnalarla è stato Zangrillo stesso qualche giorno fa. Si tratta di un lavoro internazionale - una metanalisi di studi clinici randomizzati - che lo vede fra gli autori insieme ad altri colleghi italiani, pubblicato sul 'Journal of Cardiothoracic and Vascular Anesthesia'. "Sorprendentemente - si legge nel lavoro - i corticosteroidi hanno aumentato la mortalità nel sottogruppo di pazienti che non richiedono ossigeno (17% contro 13%)". E, proseguono gli autori nelle conclusioni, "devono essere scoraggiati nei pazienti che non richiedono ossigenoterapia".

In una circolare dall'ospedale Sant'Orsola di Bologna qualche giorno fa gli infettivologi della struttura ospedaliera criticavano la prescrizione del cortisone nelle fasi precoci della malattia. Un trattamento con cortisone iniziato entro 7 giorni dalla comparsa dei sintomi rischia di favorire la replicazione virale, e questo vuol dire che l’infezione anziché regredire aumenta, con conseguenze potenzialmente severe. Il cortisone infatti maschera i sintomi dell’infiammazione e, senza accorgersene, il Covid continua tranquillamente la sua replicazione. Da una parte si crede quindi di stare meglio, mentre dall’altra in realtà il nostro sistema immunitario viene gravemente danneggiato. Anche perché, nei soggetti giovani il sistema immunitario dovrebbe senza problemi riuscire a vincere l’infezione, a meno che non vi siano patologie particolari pregresse.

Covid, pazienti giovani in ospedale per aver iniziato troppo presto la cura a base di cortisone

Il caso di Bologna ha creato non poche polemiche.  Negli ospedali di Bologna arrivano sempre più pazienti, anche giovani, con una severa infezione da covid perchè hanno iniziato troppo presto una cura a base di cortisone: "Nei Pronto soccorso di tutta Bologna stanno arrivando pazienti, anche giovani, con covid-19 severo che hanno quale unico fattore di rischio il fatto di avere iniziato la terapia con cortisone prematuramente" spiegavano gli infettivologi. Secondo tre esperti del Policlinico, "deve essere chiaro che un trattamento con cortisone iniziato entro sette giorni dall'esordio dei sintomi favorisce la replicazione virale e quindi l'infezione e le sue conseguenze". Peraltro, aggiungevano, "il Ministero ha comunque sconsigliato nei pazienti con covid-19 l'uso di cortisone sul territorio, con la sola eccezione dei soggetti in ossigeno-terapia domiciliare". Questi pazienti, tra l'altro, "dovrebbero essere ricoverati in ospedale se, per condizioni di base, elegibili a trattamento intensivistico".

Rappresentanti della Fimmg citavano però la circolare del ministero della Salute del 30 novembre scorso, in cui si spiega che l'utilizzo del cortisone a domicilio "puo' essere considerato in quei pazienti il cui quadro clinico non migliora entro le 72 ore, se in presenza di un peggioramento dei parametri che richieda l'ossigenoterapia". Certezze sulla cura del Covid ce ne sono poche.Ad oggi non esistono reali presidi terapeutici efficaci contro le prime fasi di malattia, "disponiamo di terapie efficaci solo nella fase immuno-mediata che normalmente si configura dopo più giorni di fase virale" dicono i medici dal Sant'Orsola. E’ per questo che il tempismo nella somministrazione dei farmaci è centrale: una somministrazione troppo precoce di steroide è considerata inutile da tutte le società scientifiche.

Cos'è questa storia del cortisone e degli errori dei medici di base nella cura di Covid-19

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