Martedì, 28 Settembre 2021
Il rapporto Oxfam/Emergency

I vaccini sono davvero troppo cari?

Il 90% dei vaccini è stato venduto ai paesi ricchi e - secondo una denuncia di Oxfam e Emergency - a un costo fino a 24 volte superiore a quello di produzione. "Solo per l'Italia un aggravio pari a oltre 4 miliardi di euro"

Il vaccini sono stati un affare? Pochi giorni fa l'azienda farmaceutica statunitense Pfizer ha comunicato i risultati di bilancio trimestrali spiegando agli azionisti di prevede di vendere quest'anno vaccini anti-Covid per un valore di 33,5 miliardi di dollari, grazie a ordini per 2,1 miliardi di dosi in tutto il mondo. Una cifra molto più alta dei 26 miliardi di dollari su cui il gruppo ha dichiarato di puntare a maggio e che hanno contribuito (valgono il 5% del fatturato, ndr) a vedere un aumento del prezzo delle azioni pari al 14,3% riportandolo ai livelli del 2019. Ottimi i risultati anche per Moderna che nel 2021 ha chiuso per la prima volta nella sua storia il primo trimestre in utile con 1,9 miliardi di dollari di ricavi di cui 1,7 derivanti dalla vendita del vaccino anti covid (nel 2020 il fatturato era di appena 8 milioni, ndr). "Un premio - spiega il ceo Stéphane Bancel - per oltre 10 anni di innovazione scientifica e i miliardi di dollari investiti per rendere la piattaforma mRna del gruppo una realtà".

Se per i due vaccini a mRNA il successo era forse scontato, non sorprende il caso Astrazeneca con la società farmaceutica anglosevedese che - nonostante i problemi comunicativi legati alla sovraesposizione mediatica dei rari effetti collaterali del suo vaccino, i dubbi (superati) sulla sua efficacia, e la controversia con l'Unione Europea per i ritardi nelle consegne - ha incassato 1,17 miliardi di dollari nella prima metà dell'anno per la vendita di circa 319 milioni di dosi in tutto il mondo, di cui 97 milioni solo nell'Unione Europea (572 milioni di dollari in Europa, 455 milioni nei paesi emergenti, ndr). Con una differenza rispetto a Pfizer/BioNTech e Moderna: il laboratorio anglo-svedese vende il suo vaccino a prezzo di costo.

Il costo delle vaccinazioni: per Oxfam prezzi gonfiati

Se questi erano i dati resi noti dalle case farmaceutiche produttrici dei principali vaccini utilizzati nel mondo per limitare gli effetti della pademia di Sars-Cov-2, c'è tuttavia una questione politica che rischia di diventare eticamente dirompente. Il costo della vaccinazione è sostenibile? Secondo una denuncia di Oxfam e Emergency i vaccini potrebbero costare 5 volte di meno se i colossi farmaceutici non godessero dei monopoli sui brevetti dei vaccini Covid.

Secondo quanto denunciano i Paesi ricchi avrebbero sborsato almeno 24 volte il costo stimato di produzione. In un dossier della People's Vaccine Alliance si legge come Pfizer/BioNTech e Moderna nel 2021 farebbero pagare agli stati 41 miliardi di dollari in più rispetto al costo di produzione stimato dei vaccini a tecnologia mRNA. Nonostante per il loro sviluppo le stesse aziende abbiano ricevuto oltre 8,25 miliardi di finanziamenti pubblici. (5,75 miliardi di dollari per Moderna e 2,5 miliardi di dollari per Pfizer/BioNTech). Secondo i dati del dossier infatti:

  • Il vaccino pfizer avrebbe un costo di produzione pari a 1.18 dollari ma ogni dose sarebbe venduta a 16.25 dollari
  • Il vaccino Moderna avrebbe un costo di produzione pari a 2,85 dollari ma ogni dose sarebbe venduta a un costo medio compreso tra 19,20 e 24 dollari

rapporto oxfam emergency-2

A causa di mancanza di trasparenza, i costi esatti di sviluppo, ricerca e produzione dei vaccini non sono noti. Le stime utilizzate nel rapporto pubblicato si basano su studi sulle tecniche di produzione di vaccini a mRNA, condotti da Public Citizen con ingegneri dell'Imperial College

Solo l’Italia fino ad oggi per questi due vaccini avrebbe speso 4,1 miliardi di euro in più di denaro dei contribuenti. "Per capire la portata dell'impengo le risorse - spiega Oxfam - se investite per rafforzare il sistema sanitario nazionale avrebbero consentito di assumere oltre 49 mila nuovi medici" (quando ad oggi sono poco più di 100mila quelli dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale). Secondo la denuncia l'extra costo dei vaccini oltre a rappresentare un aggravio per i conti pubblici italiani, danneggerebbe anche per la lotta alla pandemia visti i ritardi che bloccano le esportazioni verso i paesi più poveri. Il 90% dei vaccini è stato infatti venduto ai paesi ricchi e meno dell’1% delle persone che vivono nei Paesi a basso-medio reddito è stata vaccinata con il rischio di insorgenza di nuove varianti.

"La scarsità mondiale di vaccini è una diretta conseguenza del sostegno dei Paesi ricchi ai monopoli delle aziende farmaceutiche" denunciano Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency. " Ad oggi non hanno fatto nessun reale passo avanti per la condivisione di tecnologie, know-how e brevetti con i tanti produttori che nei Paesi in via di sviluppo potrebbero garantirne l’abbassamento dei prezzi e l’incremento nella produzione mondiale. L’unico primo, timido ma insufficiente, passo in avanti è stato fatto da Pfizer/BioNTech pochi giorni fa, per consentire la produzione di 100 milioni di dosi in Sud Africa. La prima dose però sarà disponibile solo nel 2022, mentre in Africa si continua a morire".

"Questo è forse il caso di speculazione più grave della storia. Le ingenti risorse che gli stati sono costretti a pagare arricchendo CEO e azionisti potrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture sanitarie nei Paesi poveri, tagliare le liste di attesa per le prestazioni mediche, garantire servizi essenziali dignitosi" chiosano.

Il fallimento dell’iniziativa Covax

Secondo le stime nel 2021 sarà vaccinata appena il 23% della popolazione dei Paesi in via sviluppo. Anche il COVAX, l’iniziativa che dovrebbe consentire ai Paesi in via di sviluppo l’accesso ai vaccini, ha pagato le dosi di Pfizer/BioNTech in media 5 volte di più del loro potenziale costo di produzione, faticando per avere le forniture necessarie in tempi brevi perché i Paesi più ricchi, disposti a pagare prezzi molto più alti, hanno avuto di fatto la precedenza nell’acquisto e nella contrattazione con le case farmaceutiche produttrici.

  • Una dose venduta all'Unione Africana costa più di quanto l'Uganda spenda per la salute di ogni cittadino in un anno intero;
  • il prezzo più alto per i vaccini Pfizer/BioNTech è stato pagato da Israele con 28 dollari a dose, quasi 24 volte il potenziale costo di produzione;
  • l’Unione Europea potrebbe aver pagato, per 1,96 miliardi di dosi, ben 31 miliardi di euro in più rispetto ai potenziali costi di produzione;
  • Moderna ha praticato prezzi da 4 a 13 volte superiori rispetto ai costi di produzione stimati, facendo pagare al Sud Africa un prezzo tra 30 e 42 dollari a dose;
  • la Colombia, che è stata gravemente colpita dal Covid, ha pagato il doppio del prezzo pagato dagli USA per i vaccini Moderna.

Un meccanismo perverso che ha portato a un enorme fallimento: secondo le stime infatti i soldi spesi fino ad oggi dal COVAX sarebbero stati sufficienti a garantire un ciclo di vaccinazione completa ad ogni persona nei Paesi a basso e medio reddito, se i prezzi garantiti fossero stati equi e a fronte di un’offerta sufficiente di dosi.

"In tanti Paesi gli operatori sanitari in prima linea continuano a perdere la vita" spiega Winnie Byanyima, Direttore Esecutivo di UNAIDS. "Solo in Uganda ne sono morti più di 50 in appena due settimane. Mi ricorda quando morivano milioni di persone di HIV, perché i prezzi dei farmaci erano troppo alti - continua Byanyima - Nei Paesi dove sono state fatte più vaccinazioni, però vengono salvate tantissime vite, anche se la variante Delta si diffonde, e così deve essere ovunque. È criminale che la maggior parte dell'umanità stia ancora affrontando questa crudele malattia senza protezione, perché i monopoli farmaceutici e il profitto vengono messi al primo posto".

Cosa potrebbe andare peggio

La corsa al rialzo continuo dei prezzi purtroppo non sembra arrestarsi nemmeno ora, nonostante l’acquisto di un numero senza precedenti di dosi a livello globale, che avrebbe dovuto produrre una progressiva riduzione del costo dei vaccini. L’Unione Europea ha ad esempio pagato ancora di più per gli ultimi ordini da Pfizer/BioNTech. Un trend che continuerà in assenza di un'azione dei governi, spinto dalla possibilità che siano necessarie dosi di richiamo per gli anni a venire a causa dello sviluppo di nuove varianti.

Il CEO di Pfizer ha suggerito che si potrà arrivare fino a 175 dollari per dose, ossia 148 volte il potenziale costo di produzione. L’Unione Africana per il vaccino Pfizer/BioNTech sta pagando 6,75 dollari a dose che - per quanto risulti essere il prezzo più basso dichiarato dalle aziende produttrici - è ancora quasi 6 volte il potenziale costo di produzione.

"Se tutti i governi non spingeranno per la condivisione dei brevetti e il trasferimento delle tecnologie necessarie a consentire di aumentare la produzione mondiale di vaccini, ancora innumerevoli vite andranno perse" concludono Sara Albiani di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency. "Consentire ai Paesi in via di sviluppo di produrre i propri vaccini è il modo più rapido e sicuro per aumentare l'offerta e ridurre drasticamente i prezzi. Quando questo è stato fatto per il trattamento dell'HIV, i prezzi sono diminuiti del 99%".

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