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Lunedì, 15 Aprile 2024
Il caso

"Mangiamola cruda": gli italiani che si ribellano alla cottura della pasta a fuoco spento

Non tutti hanno apprezzato i consigli rilanciati dal Nobel Giorgio Parisi per risparmiare sul gas. Coro di proteste sui social

Non tutti gli italiani hanno apprezzato i consigli del premio Nobel Giorgio Parisi sulla cottura della pasta a fuoco spento per risparmiare sul gas. È di qualche giorno fa, infatti, un post del famoso fisico che sui social ha riproposto la cosiddetta "cottura passiva" della pasta (una tecnica per la verità già nota da tempo), rigorosamente con coperchio, per ridurre i consumi e al contempo pagare meno le bollette. Il metodo è piuttosto semplice, come viene spiegato in un post di un utente facebook condiviso dal Nobel. 

"Dopo aver portato l'acqua a ebollizione, buttate la pasta e aspettate 2 minuti" si legge. "Poi spegnete il gas, coprite con un coperchio e calcolate un minuto circa in più (rispetto ai minuti consigliati di cottura sul pacco di pasta, ndr). Almeno 8 minuti di risparmio di gas. Senza voler fare moltiplicazioni per le famiglie italiane, credo che sia una notizia da divulgare, dovremmo cambiare abitudini e non è detto che sia un male". 

"La cosa più importante - scrive Parisi sul social network - è tenere il coperchio sempre, il calore si perde moltissimo per evaporazione. Dopo che bolle la pasta io metto il gas al minimo, minimo, in maniera che bolla bassissimo senza consumare gas. Si può anche provare a spegnere" e "ovviamente in questo modo si consuma ancora di meno", ma "penso -. ha spiegato il Nobel - che la pasta si cuocia lo stesso. In fondo la pasta si cuoce bene anche in montagna con l'acqua che bolle a 90 gradi".

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Le proteste social contro la pasta cotta a fuoco spento

I consigli di Parisi sono stati rilanciati da giornali e tv, ma non sono stati apprezzati da tutti gli italiani. Anzi, perlomeno sui social network, il popolo degli scettici è sembrato piuttosto nutrito e in tantissimi hanno ironizzato sulla necessità di cambiare il modo di cucinare la pasta per far fronte alla penuria di gas. "Perché non provare anche la pasta cruda? Ne mangi anche meno di quella cotta" si legge in uno dei tanti commenti sarcastici apparsi in calce ai post che rilanciavano la notizia. E ancora: "Stiamo ritornando all'età della pietra". Oppure: "Vediamo per quanto tempo la gente continuerà a sopportare".

Pasta 6-2

Di fronte a commenti così al vetriolo ci si chiede: ma è davvero un'idea così balzana mangiare la pasta cotta in modo "passivo" ? La risposta, invero abbastanza retorica, è che se a rassicurarci è un premio Nobel almeno sulla cottura della pasta forse possiamo stare tranquilli. Il metodo, peraltro non è nuovo, tant'è che è stato rilanciato già diversi anni fa dal chimico Dario Bressanini.

Il risparmio

Ma quanto possiamo risparmiare spegnendo il fornello anzitempo a adottando altri due piccoli "trucchi"? Un recente studio scientifico promosso dai Pastai italiani di Unione Italiana Food ha provato a calcolare l'impatto ambientale della cottura della pasta e il risparmio, energetico, di emissioni di CO2 equivalente e di acqua, derivante da tre piccoli accorgimenti alla portata di tutti: tenere  il coperchio sulla pentola (quando si porta l'acqua ad ebollizione); usare la giusta quantità di acqua (ne serve meno di quella che comunemente si pensi); e (appunto) spegnere il fuoco prima del tempo (la cottura passiva può fare miracoli).

Usare il coperchio durante la fase di ebollizione fa risparmiare fino al 6% di energia ed emissioni di CO2e (CO2 equivalente). Cuocere la pasta con 700 ml di acqua invece del classico litro per 100 grammi porta a consumare il 30% in meno di acqua e a tagliare il 13% di energia ed emissioni di CO2e. Con la "cottura passiva" il risparmio di energia e emissioni di CO2e arriverebbe fino al 47%.

Con un consumo medio di 23.5 kg pro-capite di pasta, ogni italiano potrebbe risparmiare in un anno fino a 44,6 chilowattora, 13,2 chili di CO2e e 69 litri di acqua. E se lo facessimo tutti, i risultati diventerebbero davvero importanti: risparmieremmo tra i 356 milioni e i 2,6 miliardi di chilowattora in un anno (pari a un secolo e mezzo di calcio in notturna in Europa, coppe comprese), 4.100 m³ di acqua, sufficienti a riempire 1640 piscine olimpioniche e fino a 776 chilotonnellate di CO2e, le emissioni di una macchina per 21 viaggi andata-ritorno tra la Terra e il Sole.

E a livello individuale? Qualche altro esempio potrà forse essere utile. Usare il coperchio per portare l'acqua a ebollizione garantisce un risparmio di energia sufficiente a ricaricare lo smartphone per 2-3 volte. Che diventano 5 e più, se la pasta viene cotta utilizzando meno acqua. Intendiamoci: non sarà questo stratagemma a risolvere la crisi del gas, ma se non ci sono controindicazioni perché non provarci?  

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