Martedì, 16 Luglio 2024
LA GUERRA DEI TAMPONI

Covid, Crisanti nel Pd e consulente dei magistrati: cosa accade all'indagine sul virus?

L'inchiesta della Procura di Bergamo verso la conclusione. L'avvocata dei familiari delle vittime sul doppio ruolo del virologo-senatore: perché potrebbe prestare il fianco agli eventuali imputati

L'inchiesta penale della Procura di Bergamo, la più importante in Italia sul mancato contenimento delle prime ondate della pandemia di Covid-19, arriva a conclusione. Ma c'è una novità: Andrea Crisanti, il consulente scelto dai magistrati, si è candidato alle ultime elezioni ed è oggi senatore del Pd. Nella sua veste di epidemiologo e virologo ha quantificato il numero di morti provocato dalla mancata istituzione, nel febbraio 2020, di una zona rossa bergamasca e da una serie di presunte violazioni nella gestione dell'emergenza. E per questa ragione, la consulenza del professor Crisanti potrebbe anche sostenere un'eventuale accusa nei confronti di politici e funzionari della Regione Lombardia. Regione che però è governata dal centrodestra ed è in piena campagna elettorale, in vista delle votazioni regionali di febbraio. Il rischio, indipendente dalle intenzioni della Procura, è che il tutto si riduca a uno scontro politico. Sarà così?

“Sicuramente l'elezione del professor Crisanti in Parlamento – risponde l'avvocata Consuelo Locati, coordinatrice dei legali dei familiari delle vittime della pandemia in provincia di Bergamo – potrebbe prestare il fianco alle difese degli eventuali imputati, qualora i magistrati di Bergamo ne chiedessero il rinvio a giudizio. È altrettanto vero che la consulenza non è stata firmata solo dal professor Crisanti, ma anche da altri due consulenti nominati dalla Procura. Inoltre, la consulenza è stata depositata nel gennaio 2022, molto prima della candidatura di Crisanti in Parlamento. Di sicuro la sua elezione potrebbe cagionare qualche problema, ma molto limitato. E comunque non toglie fondatezza scientifica alle sue valutazioni”.

Le assicurazioni hanno scaricato la Regione Lombardia e il governatore Attilio Fontana nella vostra richiesta di risarcimento danni. Cosa cambia per i familiari delle vittime del covid?

“Per noi familiari nulla. La posizione delle assicurazioni è una posizione prevedibile. In realtà, proprio i riferimenti alla legge nazionale e alla Costituzione smentiscono le loro tesi”.

La polemica con il governatore del Veneto, Luca Zaia, avrà invece ricadute?

“Non credo proprio. Al contrario, mi pare che la coerenza di pensiero e il comportamento del professor Crisanti nella gestione della pandemia in Veneto siano stati oltremodo confermati. Lui si era schierato contro i provvedimenti adottati dalla Regione nella seconda ondata pandemica che hanno portato a un eccesso di mortalità. La sua coerenza non danneggia le indagini, anzi”.

L'avvocata Consuelo Locati, legale dei familiari delle vittime della pandemia

Le parole di Zaia vi hanno sorpresi?

“Un po' sì. Ma nel clima che stiamo vivendo ormai da troppo tempo, vedendo quello che è successo in Lombardia, non mi hanno stupita più di tanto”.

Qual è la frase che l'ha colpita di più?

“Sono le parole di Zaia su Crisanti, in cui dice che lo stanno facendo schiantare. Chi fa emergere la verità deve essere fatto schiantare”.

Vede una linea comune tra Veneto e Lombardia nella gestione della pandemia, prima dell'arrivo dei vaccini?

“Purtroppo la linea comune è nella cattiva gestione e nella circostanza che le vite umane siano state sacrificate in nome di interessi economici. Anche la Lombardia è stata coinvolta in diversi scandali. Anche se per alcuni di questi, le indagini si sono concluse nel nulla: ma solo per questioni formali, piuttosto che nel merito delle vicende. Sono considerazioni molto tristi. Qual è il valore della vita umana rispetto al denaro, alle valutazioni economiche?”.

Voi parti offese avete potuto già leggere la consulenza di Crisanti?

“No, noi non abbiamo ancora ricevuto nulla come parti offese. Avremmo potuto ricevere le richieste di eventuali archiviazioni, a seguito degli esposti che abbiamo presentato. Ma in questo momento a nessuno dei difensori per i fatti di competenza della Procura di Bergamo sono state notificate richieste di archiviazione. Quindi le indagini sono ancora in corso. Quando la procedura lo consentirà, chiederemo copia della perizia del professor Crisanti, per depositarla agli atti del processo civile davanti al Tribunale di Roma nei confronti della Presidenza del Consiglio, del ministero della Salute e della Regione Lombardia”.

Quali sono i procedimenti ancora in corso?

“I nostri esposti presentati tra giugno e ottobre 2020, che riguardano le vittime della provincia di Bergamo, sono rimasti di competenza della Procura bergamasca. Il reato ascritto al momento del deposito era omicidio colposo. Gli esposti sono poi confluiti nel procedimento aperto d'ufficio dalla Procura di Bergamo nel mese di aprile 2020, per il quale si procede per epidemia colposa. Questa indagine si avvia ora alla conclusione. Ma non sappiamo ancora quali reati verranno contestati, né se ci saranno richieste di rinvio a giudizio”.

Le Procure di Brescia e Pavia hanno invece chiesto l'archiviazione.

“Sì, alcuni degli esposti sono stati inviati per competenza territoriale a Brescia e Pavia. Le Procure hanno chiesto l'archiviazione, con motivazioni secondo noi contestabili. Per questo abbiamo presentato opposizione. Tra le motivazioni della richiesta di archiviazione, si fa riferimento al fatto che non ci fossero responsabilità sanitarie. Ma nessuno di noi ha mai rilevato responsabilità a carico del personale sanitario. Secondo noi è invece penalmente responsabile chi aveva la gestione istituzionale della pandemia e non ha fatto quello che doveva fare. Nelle nostre opposizioni alle richieste di archiviazione a Brescia e Pavia, indichiamo una serie di atti e documenti da cui risultava la necessità di proseguire le indagini. E poi c'è il procedimento civile davanti al Tribunale di Roma”.

A che punto è?

“Il 23 dicembre 2020 abbiamo notificato l'atto di citazione al ministero della Salute, alla Presidenza del Consiglio e alla Regione Lombardia. È la prima causa che chiede di valutare i danni subiti per la morte di 650 persone in tutta Italia. La prossima udienza è fissata il 25 gennaio”.

Quali sarebbero le responsabilità delle istituzioni che avete chiamato in causa?

“Riguardano violazioni di legge per omissioni di atti che hanno contribuito a cagionare quell'eccesso di mortalità, che sarebbe stato evitato se le istituzioni avessero fatto quello che era loro dovere fare. A partire dal mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006 e dalla mancata attuazione di quanto comunque prevedeva il vecchio piano pandemico del 2006, a cominciare dal mancato recepimento del regolamento sanitario internazionale sottoscritto dall'Italia. E anche dal mancato rispetto della decisione 1082 del Parlamento europeo, che dal 2013 imponeva agli Stati membri l'obbligo di adeguamento del piano pandemico nazionale e l'obbligo di adeguamento della normativa in materia sanitaria, in virtù del regolamento sanitario internazionale. Obblighi che, appunto, l'Italia non ha rispettato”.

E poi c'è la mancata istituzione della zona rossa in provincia di Bergamo.

“Non solo, ma anche la mancata istituzione della zona di isolamento prevista dal piano pandemico regionale, che era stato implementato nel 2015 in occasione dell'Expo a Milano. Anche il piano regionale prevedeva una serie di interventi rispetto ai pronto soccorso e alle misure di contenimento di eventuali agenti virali sconosciuti, che però non sono stati recepiti. Nelle varie fasi, era infatti previsto l'isolamento immediato. Pensiamo all'ospedale di Alzano Lombardo, dove il virus già dilagava, che invece non è stato isolato”.

Quante sono le vittime per le quali si chiede il risarcimento?

“Nella nostra causa civile, relativa alla provincia di Bergamo, sono circa trecento. Ma l'eccesso di mortalità per la mancata istituzione della zona rossa, più volte indicato dal professor Crisanti, sarebbe di 4.230 morti in un mese e mezzo”.

Avete poi capito da dove è entrato il coronavirus nella vostra zona?

“Dopo il blocco dei voli diretti dalla Cina, molti passeggeri hanno fatto scali intermedi e sono atterrati all'aeroporto bergamasco di Orio. Non c'erano controlli sanitari di nessun tipo e nella zona della Val Seriana c'erano invece imprenditori con contatti diretti con la zona di Wuhan, già colpita in quel momento dall'infezione. In Israele è stata pubblicata una notizia secondo la quale i primi casi certificati in quel Paese nel febbraio 2020 erano partiti proprio dall'aeroporto di Orio. Una cartella clinica dell'ospedale di Seriate del 26 gennaio 2020, che è stata recapitata in forma anonima, faceva poi riferimento a un cittadino cinese che abitava in zona e aveva tutti i connotati dell'infezione da covid. Il 26 gennaio era in vigore la circolare del ministero della Salute del 22 gennaio che imponeva controlli e diagnosi approfondite a tutti i pazienti che avevano le stesse caratteristiche del paziente cinese ricoverato a Seriate. Ma anche in quel caso le autorità sanitarie non hanno disposto né il tampone molecolare, né il suo isolamento”.

Covid, perché le assicurazioni non coprono il governatore della Lombardia 

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