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Lunedì, 28 Novembre 2022
Il mea culpa

"Covid sottovalutato, anche noi scienziati abbiamo delle colpe"

L'ammissione di Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri: "Di fronte ai primi rapporti sul Covid che arrivavano dalla Cina, pensavamo chissà se è vero, e comunque non arriverà mai da noi"

A oltre due anni dalla comparsa del Covid e dall'inizio della pandemia, è ancora complesso trovare responsabilià e colpe. Anche la scienza, da subito in prima linea nella battaglia contro il virus, ha fatto la sua parte, come spiegato dal Direttore dell?Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Giuseppe Remuzzi: "Anche noi scienziati abbiamo colpe. Due anni fa, di fronte ai primi rapporti sul Covid che arrivavano dalla Cina, pensavamo chissà se è vero, e comunque non arriverà mai da noi. Non ci abbiamo creduto. Anche se avanzatissima a livello medico, la Cina continua a essere lontana".

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Remuzzi ricorda quella prima reazione: "Un rimorso che mi porterò dentro per sempre. La comunità scientifica, della quale faccio parte, ha una enorme responsabilità nel disastro di questi due anni. Nel giro al massimo di settantadue ore avremmo dovuto dare vita a una mobilitazione, avvertire le autorità, fare sentire la nostra voce, parlare con i singoli ricercatori. Invece, abbiamo perso tempo, abbiamo perso almeno quelle quattro settimane che poi furono fatali alla mia Bergamo".

Poi la domanda sulla partita di Champions Atalanta-Valencia, disputata a San Siro il 19 febbraio 2020, che per molti fu la miccia che fece esplodere l'epidemia in Lombardia: "A quella partita, io c?ero? Pensi che non andavo allo stadio da vent?anni, e non ci sono più tornato dopo. Un nostro fornitore aveva biglietti omaggio e ci teneva molto che andassi con lui e gli altri ospiti. Partimmo insieme da Bergamo, su un pullmino. La cosa incredibile è che durante il viaggio, mi chiese di fare un piccolo discorso su questa malattia misteriosa si cui si parlava tanto. Mentre stavo entrando in un focolaio di massa. In uno stadio con dentro 44mila persone".

Infine, il ricordo sul "giorno migliore", quello del vaccino anti-covid: "La data precisa è il 27 dicembre 2020. Il direttore dell?azienda sanitaria di Bergamo mi chiese di fare il vaccino per primo, davanti al personale medico e agli infermieri dell?ospedale di Alzano lombardo. Provai una sensazione di grande privilegio, della quale quasi mi vergognavo".

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