Domenica, 19 Settembre 2021
L'intervista

Più contagi e ricoveri rispetto a un anno fa? "Col vaccino casi gravi diminuiti 10 volte"

L'infettivologo Matteo Bassetti analizza per Today.it l'andamento della pandemia spiegando perché i numeri siano così differenti e solo in apparenza peggiori

Oltre 7.200 nuovi, 27 morti e un tasso di positività del 3,4%. Sono i numeri del bollettino del 5 agosto sul contagio da coronavirus in Italia, che confermano come la quarta ondata sia ormai arrivata, pur iniziando a decelerare dopo tre settimane complesse.

In questa seconda estate in pandemia, dunque, a guardare soltanto i numeri la situazione sembra persino peggiore rispetto a quella del 2020, quella che ha anticipato un autunno e un inverno caratterizzato dalle ormai famose zone rosse, arancioni e gialle e da altri lockdown generalizzati.

Per avere un quadro dell’andamento della pandemia, però, è necessario andare oltre i meri numeri e analizzare il contesto, come conferma anche l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova.

Dottor Bassetti, come vanno interpretati i numeri dell’estate 2021 rispetto a quelli del 2020?

Non si possono confrontare i due periodi, è come confrontare le pere con le mele. Nel 2020 arrivavamo da un lockdown pesante finito a maggio, che aveva consentito di avere evidentemente meno contagi rispetto a quelli che abbiamo avuto quest’anno. Inoltre il tracciamento con i tamponi era minore rispetto a quello di quest’anno, e il carico dell’anno scorso era molto inferiore rispetto a quello di quest’anno.

Come si spiega il fatto che ricoveri e vittime non si siano mai avvicinati allo zero, come invece è accaduto in alcuni casi la scorsa estate?

La terza ondata ha portato in ospedale moltissime persone. La maggioranza è guarita ed è tornata a casa, ma molti sono ancora ricoverati. Anche in questo periodo non siamo mai scesi sotto i 1.200- 1.300 ricoveri, molti malati sono e restano in terapia intensiva, e registriamo decessi che ci portiamo dietro da un carico precedente in termini di ricoveri.

Perché lo scorso anno, prima estate di pandemia, i numeri erano più bassi rispetto a questa, caratterizzata dalle vaccinazioni?

Non vanno guardati i numeri, ma il contesto e cosa accade negli ospedali. Se nel 2020 avessimo avuto gli stessi numeri di contagio del 2021 avremmo avuto 10 volte più ricoveri, basta guardare la percentuale di ricoverati in una settimana in terapia intensiva sul totale dei contagi. Nell’ultima settimana abbiamo avuto 35.000 contagi e meno di 100 ricoveri, lo scorso anno quando avevamo 35.000 contagi a settimana ricoveravamo almeno 1.000 persone. Questo significa che la vaccinazione porta in ospedale, e soprattutto in rianimazione, un decimo delle persone che contraggono il virus. L’indicatore è la terapia intensiva. La media complessità non può esserlo perché entra tutto, c’è chi si rompe una gamba e da tampone risulta positivo. Noi dobbiamo guardare chi ha la polmonite da covid e finisce in rianimazione con la forma più grave della malattia. A oggi tanti contagi non corrispondono a tante ospedalizzazioni, facendo le dovute proporzioni.

Quali sono le caratteristiche di questa quarta ondata di coronavirus?

La quarta ondata è sicuramente data dai tamponi positivi, ma gran parte delle persone positive non sono malati gravi. Abbiamo una pletora di gente che ha il tampone positivo ma non ha sintomi e non va in terapia intensiva, o ci va molto meno di quanto ci andasse prima. E poi nel 2020 non c’era la variante Delta, questa è una variabile, che va tenuta in considerazione?

Come incide la variante Delta sull’andamento del contagio?

Basta dire che se l’avessimo avuta nel 2020, nello stesso periodo avremmo avuto la seconda ondata anticipata. Gli ospedali già sarebbero esplosi. È come se fosse un virus diverso, ha un R con 0 che lo fa assomigliare più alla varicella che all’influenza. Con il virus dell’anno scorso ogni positivo contagiava in media due persone, con quello di oggi ne contagia 8, abbiamo alcuni dati che indicano che potrebbero forse contagiarne 10. La variante Delta è diversa per la contagiosità, ha una diffusione molto più rapida e per contenerla dobbiamo alzare ancora di più la barriera con il vaccino. Non basta più immunizzare il 60-65% della popolazione, non possiamo scendere sotto l’80/85%.

Il vaccino è quindi l’arma più efficace?

Non è la cura perfetta, anche perché c’è qualcuno che non risponde, c’è chi non sviluppa gli anticorpi, circa il 5% della popolazione vaccinata secondo alcuni studi, e un 20% dei vaccinati si può contagiare lo stesso, ma bisogna ricordare che l’obiettivo principale della vaccinazione non è evitare il contagio, ma evitare che il virus se contratto costringa al ricovero in ospedale, magari in terapia intensiva. Se di fronte alla variante Delta e ai numeri dei contagi non avessimo il vaccino sarebbe un disastro.

Sarà necessario secondo lei fare una terza dose?

In autunno dovremo sicuramente allungare la durata del Green Pass a 12 mesi. Chi ha avuto il vaccino a gennaio 2021 dovrebbe avere la certificazione sino a gennaio 2022. Il problema sarà cosa fare in quella fascia in cui gli anticorpi durano meno a lungo o in cui addirittura si sviluppano meno. La terza dose, se c’è da pensarci quando avremo dati scientifici, sarà da pensare per un sottogruppo. Gli ultraottantenni, le persone immunodepresse. Non dobbiamo più pensare a una vaccinazione di massa ma individualizzata, passiamo da una visione “tutti uguale” a una misura mirata a seconda della condizione.

Che cosa succederà secondo lei a ottobre?

Io ho paura per i non vaccinati, molta paura, l’ho detto e ridetto prendendomi anche insulti. Negli ospedali siamo pronti, abbiamo le cure e curiamo tutti, ma il virus potrebbe diventare per alcune persone devastante. È lecito decidere di non vaccinarsi, ma ci sono persone che rischiano davvero grosso. Ognuno poi è libero di fare ciò che vuole: se salti da un palazzo può succedere qualsiasi cosa, puoi non farti nulla, romperti qualcosa o morire.

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