Mercoledì, 12 Maggio 2021
Come stanno le cose

Covid: quando si tornerà alla normalità?

L'immunologa Viola: "In estate saremo fuori da questa situazione. Se le persone fragili sono protette, se anche il virus circola non succederà nulla di speciale". Secondo von der Leyen l'obiettivo del 70% degli adulti vaccinati entro settembre è realistico. Il Sars-CoV-2 continuerà a esistere, ma il ritorno a una quasi-normalità sarebbe questione di mesi

"Il nostro obiettivo deve essere mettere al sicuro le persone fragili" ripete l'immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica IRP Padova. Poi si lancia in una previsione moderatamente ottimistica: "Questa estate saremo fuori da questa situazione grazie alle molte vaccinazioni". "Il 70% della popolazione? Magari" aggiunge. "Se le persone fragili sono protette, se anche il virus circola e qualcuno si ammala, non succederà nulla di speciale perché non finiranno in terapia intensiva". Viola in vista dell'estate sostiene anche che "l'idea del passaporto vaccinale è giusta per ricominciare a vivere". Per quel che ne sappiamo adesso, l'estate 2021 sarà uguale a quella del 2020 o torneremo ad essere liberi di muoverci a piacimento? E guardando un po' più in là, quando finirà la pandemia?

Covid: come sarà l'estate 2021 

"Col certificato vaccinale puntiamo ad aiutare gli Stati membri a ritornare" a mobilità in sicurezza e coordinata. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, assicura che i cittadini europei potranno tornare a viaggiare quest'estate fornendo la prova di essersi sottoposti alla vaccinazione, oppure di essere risultati negativi a un test o di essere guariti dal Covid-19 ed avere sviluppato gli anticorpi. Sono i contenuti chiave del nuovo pass Covid. Il certificato, che dovrebbe essere disponibile da giugno in formato digitale o cartaceo, sarà interoperabile e legalmente vincolante per gli Stati membri e ammetterà tutti i vaccini disponibili sul mercato. Nonostante il mancato rispetto degli impegni di consegna delle dosi di vaccino da parte di AstraZeneca, von der Leyen ritiene che "con l'arrivo delle prime dosi del vaccino Johnson&Johnson da aprile possiamo raggiungere l'obiettivo di avere il 70% degli adulti vaccinati entro fine estate".

"Irrealistica": così Michael Ryan, direttore del programma emergenze dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha definito qualche giorno fa la previsione di chi pensa che la pandemia possa concludersi entro la fine dell’anno. Il tema vero però non è tanto la fine della circolazione del virus, che probabilmente continuerà a lungo, quanto il fatto che mantenendo i livelli di trasmissione alla soglia più bassa possibile, in molti Paesi non ci sarà più una situazione di emergenza sanitaria negli ospedali e la vita potrà tornare, più o meno gradualmente, alla normalità.

Quando finirà la pandemia? 

Se nel medio termine i vaccini funzionassero non solo sui decessi e sulle ospedalizzazioni ma - come sembra - avessero un impatto significativo (non di azzeramento totale, ma significativo) sulle dinamiche di trasmissione e il rischio di contagio, il controllo della situazione avverrebbe prima di quanto previsto da alcuni scienziati. Non ci sono certezze assolute in merito. Ci sono già dati e fondate ragioni per ritenere che i vaccini riducano la contagiosità di chi si è vaccinato. Tuttavia ciò non è e non sarà mai vero per il 100 per cento delle persone vaccinate. Secondo gli studi disponibili tra il 5 e il 15 per cento dei vaccinati può sviluppare ancora dei sintomi leggeri se è infettato dopo la vaccinazione, e quindi potrebbe trasmettere il virus. Il problema è che i test clinici condotti dai laboratori sui loro vaccini non sono stati espressamente concepiti per sapere se questi vaccini bloccano la trasmissione del coronavirus nel caso in cui le persone vaccinate vi entrino in contatto.  Restiamo al "qui e ora". Il picco della terza ondata in Italia è vicino, in alcune regioni del nord Italia potrebbe essere stato quasi raggiunto o forse già raggiunto. ''Siamo al picco di una nuova ondata? Per certi versi me lo auguro ma non ne sono così convinto. Ci sono molte varianti in giro, come quella inglese, che è molto più capace di infettare le persone, anche quelle più giovani'' ha detto ieri Massimo Galli del Sacco di Milano.

Il coronavirus da pandemico a endemico?

Il problema oggi sono proprio le varianti, ma alcuni ricercatori sostengono che il virus potrebbe indebolirsi notevolmente a medio termine anche a causa delle mutazioni. Evitare l'eccessivo allarmismo sulle varianti è importante. A metà febbraio, un gruppo di ricerca delle università di Atlanta e Pennsylvania ha pubblicato uno studio sorprendente sulla rivista medica Science. Prevedono che le mutazioni spingeranno presto il coronavirus da pandemico a endemico.

Fino a poco tempo fa Chris Murray, un esperto scienziato dell'Università di Washington, aveva sperato che la scoperta di diversi vaccini efficaci potesse aiutare i Paesi a ottenere l'immunità di gregge o quasi eliminare la trasmissione attraverso una combinazione di vaccini e immunità dei guariti. Le previsioni del governo degli Stati Uniti di un ritorno a uno stile di vita più normale sono state ripetutamente spostate in avanti, più recentemente dalla fine dell'estate a Natale. Le aziende produttrici dovranno monitorare costantemente le mutazioni che potrebbero smorzare l'effetto dei vaccini. Potremmo quindi ritrovarci a continuare a prendere alcune misure, come indossare mascherine nei luoghi chiusi ed evitare luoghi affollati durante i picchi di circolazione del virus.  Fin dall'inizio, il nuovo coronavirus è stato un bersaglio mobile. Forse continuerà a esserlo, ma il ritorno a una quasi-normalità potrebbe essere questione di mesi. Il coronavirus esisterà ancora, ma non saranno più necessarie misure dirompenti. 

Due recenti pandemie influenzali devastanti - l'influenza asiatica del 1957, che ha ucciso fino a 4 milioni di persone e l'influenza di Hong Kong del 1968, che ha ucciso fino a 3 milioni di persone - sono scomparse entrambe con la stessa rapidità con cui sono apparse, ricorda  Klaus Stöhr, l'epidemiologo che ha guidato il Programma globale sull'influenza dell'OMS ed era il coordinatore della ricerca sulla SARS dell'OMS. Nel caso della tremenda spagnola dopo la prima guerra mondiale, la seconda ondata ha causato il maggior numero di morti, con un totale presumibile di oltre 50 milioni di persone uccise tra il 1918 e il 1920. La terza ondata si è rapidamente attenuata, ma l'agente patogeno è rimasto. In una forma indebolita, il virus H1N1 (influenza suina) compare ancora oggi. Il virus Sars-CoV-2 potrebbe seguire un corso simile a medio termine, ricomparendo solo localmente con alcuni focolai. Se indebolito dalle mutazioni, diventerà molto meno minaccioso. 

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