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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Le ipotesi (realistiche)

Covid e governo Meloni: le quattro novità in arrivo, cosa cambierà

Cambi di strategia all'orizzonte su multe agli over 50 non vaccinati, su obbligo di mascherine per chi entra in strutture sanitarie, sullo stop all'obbligo di vaccinazione per il personale sanitario e sui dispositivi di protezione per chi lavora nel privato

Sul fronte Covid il governo di destra sembra intenzionato a seguire una strada diversa da quelli precedenti, in una fase nella quale la pandemia fa molta meno paura e le restrizioni, in ogni caso, sono uno scenario lontano ovunque nel mondo (Cine esclusa, dove si continua a perseguire la strategia zero Covid).

Covid: le 4 novità in arrivo con il governo Meloni

"C'è l'ipotesi non di annullare o congelare le multe per chi non si è messo in regola con l'obbligo vaccinale per il Covid ma di rinviarle vista anche l'esistenza di problemi tecnici". A dirlo è stato ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Le multe in teoria sono destinate agli over 50 che non hanno concluso il primo ciclo vaccinale entro il 15 giugno. Ora come ora vengono inviati avvisi per permettere alle persone di chiarire la loro posizione, non le multe vere e proprie. Da fine novembre si sarebbe dovuto iniziare a spedire le multe da 100 euro a 1,9 milioni di italiani. Potrebbero non essere inviate a nessuno.

Medici no vax reintegrati e stop al bollettino covid quotidiano: la "svolta" del governo Meloni

Il neo ministro alla Salute Orazio Schillaci spiegava proprio ieri, durante le celebrazioni del quarantennale dell’ateneo in cui era rettore fino a pochi giorni fa, Tor Vergata: "Oggi la malattia è completamente diversa da quella che era una volta e quindi stiamo vedendo di fare in modo che ci possa essere il ritorno a una maggiore liberalizzazione". Quanti dei morti nei bollettini quotidiani "sono morti per la polmonite e quanti invece per altra causa ma con tampone positivo? È urgente rispondere a questa domanda!! Che il ministro della Salute intervenga rapidamente", dice il professor Matteo Bassetti del San Martino di Genova.

Non ci sono conferme, ma secondo indiscrezioni rilanciate oggi anche dai principali quotidiani, si va verso lo stop all'obbligo di mascherina per chi entra in ospedali, ambulatori e residenze per anziani. A livello normativo, su questo punto basta che il governo non emetta alcun nuovo provvedimento per far sì che l'obbligo decada. Il primo novembre, infatti, scade l’ordinanza che ha introdotto la misura, prorogata di un mese dal predecessore di Schillaci, Roberto Speranza. Ci sono valutazioni in corso: Covid o non Covid, nella sanità in tanti vedono positivamente l’uso delle mascherine nei luoghi dove si trovano le persone più fragili, per proteggere i pazienti dalle infezioni. Si potrebbe decidere di mantenere le Ffp2 solo in certi reparti, dove ci sono i pazienti più a rischio. 

Non è tutto: è infatti in atto un pressing per lo stop all'obbligo di vaccinazione per il personale sanitario. C'è un decreto legge che scade il 31 dicembre e la misura con ogni probbailità non sarà prorogata. Tuttavia alcune voci nella maggioranza chiedono di bloccare da subito l'obbligo, già da novembre. Le Asl e gli ordini professionali non sprecano nemmeno più energie in questi giorni per le procedure che portano alla sospensione: i procedimenti arriverebbero al dunque solo nel 2023, quando l'obbligo decadrà.

Per quel che riguarda infine le mascherine nei luoghi di lavoro privati, c'è ancora un protocollo delle parti sociali che prevede che siano fortemente raccomandate tra i colleghi che non possono rispettare la distanza di sicurezza. Ma il prossimo 4 novembre, dopo il Ponte di Ognissanti, è previsto un incontro tra rappresentanti dei datori e dei lavoratori: anche questa misura potrebbe essere abolita, lasciando che in futuro siano soltanto i datori di lavoro a decidere se chiedere se indossarle o meno.

L’idea di fondo sul fronte mascherine è quella di andare verso una raccomandazione generale a usarla quando ci sono assembramenti in luoghi chiusi: responsabilità individuale, dunque. Sullo stop alla quarantena per i positivi asintomatici non ci sono invece novità all'orizzonte, almeno per il mese di novembre.

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Chi muore davvero di Covid

"Dobbiamo farci delle domande, affrontare il problema". Il virologo Massimo Clementi, guardando il dato dei morti che di giorno in giorno compariva nei bollettini su Sars-CoV-2, lo diceva già in tempi non sospetti, mentre l'Italia era ancora a metà del suo cammino nell'emergenza Covid. Oltre un anno e mezzo fa. Il nodo delle vittime del virus, spiega all'Adnkronos Salute oggi che il tema è tornato di nuovo sotto i riflettori, "nasce da lontano, da quando si rinunciò a un approfondimento delle cause di decesso nei pazienti Covid, non facendo le autopsie. Mancò completamente una strategia di approfondimento. Se questo sia stato fatto per eccesso di prudenza non lo so, non so dare una risposta. Ma sta di fatto che nel tempo è rimasta questa pigra abitudine di assegnare al Covid tutto ciò che è positivo al test e non fare una più approfondita disamina delle modalità di un decesso. La chiamo pigra abitudine perché è molto più semplice fare così", dice.

L'ultimo spunto a riaccendere il dibattito l'appello lanciato dall'infettivologo Matteo Bassetti al neoministro della Salute Orazio Schillaci, per chiedergli di intervenire su un conteggio "non veritiero". Per Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, "è chiaro che nel corso di un'epidemia ci sono situazioni che possiamo definire ibride: quando c'è il decesso di persone che hanno una patologia e che però sono infettate anche dal Covid ci si chiede: è stato il Covid a scompensarli, oppure semplicemente è un evento transitorio? Per approfondire questo aspetto, bisogna che ci siano dei riscontri. Riscontri che non ci sono stati. Per cui è stato messo tutto dentro un unico calderone che, l'abbiamo detto sempre, non era rappresentativo di niente".

Tanto è vero, continua Clementi, "che spesso si osservavano andamenti totalmente dissociati fra le ondate delle infezioni e i numeri relativi ai decessi. Quasi mai il numero andava in parallelo con quelli che erano i dati dell'epidemia. E alla domanda sul perché questa divergenza non c'è che una risposta: li contiamo male" i morti Covid. Per il virologo "andava fatta una valutazione" anche sull'eccesso di mortalità, per capire l'impatto del Covid. "Ma una valutazione veramente scientifica, non lasciata alle sensazioni. Su questo aspetto di scientifico c'è stato poco. Io però qualche risposta me la do e in tempi non sospetti ho sollevato il problema. Motivi per approfondire ce n'erano, ma gli approfondimenti non sono stati fatti", incalza.

"E' importante che andiamo a valutare che cosa è accaduto, anche se il futuro dovesse essere roseo - aggiunge il virologo - Ancora, tra l'altro, qualche problema c'è in giro: non sappiamo se questa pandemia sarà completamente risolta, se resterà una coda, se ci saranno piccole nuove ondine, questo pur non dando eccessiva importanza alla nuova sottovariante", BQ.1, data per dominante a breve in Ue. "Ma al di là di questo - avverte Clementi - chiarire che cosa è accaduto è importante. Se noi lamentiamo tanti casi di ricoverati, tanti pazienti nelle terapie intensive e tanti morti, dobbiamo capire che cosa è accaduto: se li abbiamo curati bene e malgrado questo li abbiamo persi, oppure se abbiamo considerato decessi Covid morti che non erano per Covid. Come io penso". Un chiarimento, conclude, "è dovuto. Poi ci sarà sempre una fascia grigia. Come quando aumenta la mortalità in corso di epidemia influenzale: c'è una quota di persone in cui non sei sicuro a cosa attribuire il decesso. Questo però è ben diverso dal dire che tutti quelli che hanno l'influenza muoiono di influenza. Non è così".

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