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Martedì, 16 Aprile 2024
L'inchiesta / Bergamo

Chiusa l'inchiesta Covid: "Responsabili di 6mila morti che forse si potevano evitare"

La guardia di finanza ha avviato le notifiche per i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio per venti indagati

La procura di Bergamo ha dichiarato chiusa l'inchiesta Covid, nata per individuare eventuali responsabilità in merito allo scoppio della pandemia che tra febbraio e aprile 2020 nella Bergamasca causò oltre 6 mila morti in più rispetto alla media dell'anno precedente. Tra gli indagati l'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l'ex ministro della Salute Roberto Speranza, il governatore lombardo Attilio Fontana e l'ex assessore al Welfare Giulio Gallera. La guardia di finanza ha avviato le notifiche per i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio per venti indagati.

Covid, indagati per epidemia colposa Conte, Speranza e Fontana

A tre anni dalla tragedia, il procuratore aggiunto di Bergamo Cristina Rota con i pm Silvia Marchina e Paolo Mandurino, sotto la super visione del Procuratore Antonio Chiappani, hanno chiuso l’indagine Covid. Si sono avvalsi di una maxi consulenza firmata da Andrea Crisanti, microbiologo dell'Università di Padova e ora senatore del Pd. Gli accertamenti hanno riguardato tre livelli, uno strettamente locale, uno regionale e il terzo nazionale.

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Le indagini sono partite dal paziente zero di Codogno (identificato il 21 febbraio 2020) per arrivare ai diversi focolai nella provincia di Bergamo. Nel giro di tre giorni si è arrivati a 325 casi. Sotto la lente i morti nelle Rsa della Val Seriana e il caso dell'ospedale di Alzano, chiuso e poi riaperto nel giro di poche ore. Dalle prime conclusioni dell’inchiesta di Bergamo è emerso che l’11 febbraio 2020 il Covid era già presente nell’ospedale di Alzano, il virus circolava tra i dipendenti. Il 23 febbraio, giorno in cui si decise di chiudere il pronto soccorso,  già si contavano una quarantina di contagiati. Insomma quando venne sollecitata la zona rossa, con tutta probabilità era già tardi.

Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche i mancati aggiornamenti del piano pandemico, fermo al 2006. Anche se datato, se fosse stato applicato, stando agli elementi raccolti, avrebbe potuto contenere la trasmissione del Covid.

Conte e Speranza: "Sempre agito nell'interesse del Paese"

"Apprendo dalle agenzie di stampa notizie riguardanti l'inchiesta di Bergamo. Anticipo subito la mia massima disponibilità e collaborazione con la magistratura - ha dichiarato l'ex premier Giuseppe Conte, presidente del M5s -. Sono tranquillo di fronte al Paese e ai cittadini italiani per aver operato con il massimo impegno e con pieno senso di responsabilità durante uno dei momenti più duri vissuti dalla nostra Repubblica". 

"Ho sempre pensato che chiunque abbia avuto responsabilità nella gestione della pandemia debba essere pronto a renderne conto - ha dichiarato l'ex ministro della Salute, Roberto Speranza -. Io sono molto sereno e sicuro di aver sempre agito con disciplina ed onore nell'esclusivo interesse del Paese. Ho piena fiducia come sempre nella magistratura".

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