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Domenica, 5 Febbraio 2023
Covid

Covid, scattano le multe per i no vax over50

Sono scaduti i termini per presentare i documenti per giustificare l'inadempienza di chi aveva l'obbligo. La Lega ha presentato un emendamento di sospensione, ma è troppo tardi. Intanto la questione vaccini arriva alla Corte costituzionale

Dal 1° dicembre scattano le multe per gli over 50 che non hanno fatto il vaccino anti Covid. Le persone non in regola sono quasi due milioni.

La multa per chi non si è vaccinato è di 100 euro. Riguarda chi - tra ultracinquantenni e categorie professionali tra cui forze dell'ordine, docenti e personale sanitario - non ha concluso il ciclo di vaccinazione primaria (due dosi) e il richiamo entro il 15 giugno pur avendo l'obbligo. Nei mesi scorsi chi non è in regola ha ricevuto la comunicazione di apertura del procedimento sanzionatorio ma con una finestra di 180 giorni di tempo per giustificarsi. Adesso il tempo concesso è scaduto.

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Quando il governo Meloni si è insediato, si era parlato di una sospensione delle multe fino al 30 giugno 2023, ma l'esecutivo ha poi deciso di abbandonare questa strada. Ieri la Lega ha presentato un emendamento al decreto Rave che congelerebbe le sanzioni fino al 30 giugno, ma adesso è tardi. I passaggi parlamentari richiedono tempo, che non c'è.  

Quali sono le regioni con più no vax? Considerando la percentuale di over 50 che non ha adempiuto all'obbligo vaccinale e la popolazione, le aree con più disubbidienti sono Friuli, Calabria e Abruzzo. 

La Consulta decide sull'obbligo vaccinale

Oggi è anche il giorno in cui le tesi no vax arrivano al vaglio della Consulta. L'udienza pubblica in Corte costituzionale è dedicata esclusivamente all'obbligo vaccinale contro il Covid. Sono 11 le ordinanze con cui 5 uffici giudiziari hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità: i tribunali di Brescia, Catania e Padova, il Tar della Lombardia e il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana. 

Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana solleva anche la questione della sicurezza dei vaccini; il Tar della Lombardia chiama in causa numerosi principi costituzionali come la garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo, il diritto al lavoro e alla retribuzione, la tutela della salute, il principio dell'uguaglianza; e il tribunale di Padova ipotizza anche la violazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. 

La presidenza del Consiglio dei ministri si è costituita in giudizio e ha chiesto di dichiarare infondate o inammissibili molte delle questioni sollevate. "Non avrei mai voluto sentire in quest'aula parole come 'coercizioni' e 'ricatti' dirette a un legislatore: mi rammarico profondamente e le respingo", ha detto nel corso dell'udienza l'avvocato dello Stato Enrico De Giovanni, che rappresenta le ragioni di Palazzo Chigi.

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