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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Omicron è meno pericolosa?

Gli scienziati avevano spiegato che, per avere un quadro reale sui ricoveri e i decessi legati alla nuova variante, sarebbe stato necessario attendere dati solidi verso la fine dell'anno. E' ancora presto dunque, ma le evidenze e gli studi preliminari da tutto il mondo vanno almeno in parte in quella direzione

Omicron è più "mite" di altre varianti? Gli scienziati avevano spiegato che per avere un quadro reale, sarebbe stato necessario attendere i dati dall'Inghilterra verso la fine dell'anno. E' ancora presto dunque, ma le evidenze preliminari vanno almeno in parte in quella direzione. Il rischio di ospedalizzazione con la variante Omicron è del 40% più basso rispetto alla variante Delta. È quanto sembrano suggerire i dati di una ricerca condotta nel Regno Unito, da un team dell’Imperial College, guidato dal professor Neil Ferguson. Gli scienziati hanno analizzato le ospedalizzazioni e i dati vaccinali tra tutti i casi confermati con test molecolari in Inghilterra tra il 1 e il 14 dicembre. Nel rapporto pubblicato oggi, gli scienziati hanno riscontrato che i ricoveri ospedalieri di almeno un giorno sono stati tra il 40% e il 45% inferiori in chi era stato infettato con la variante Omicron, rispetto a chi aveva contratto la variante Delta del virus Sars-CoV-2.

Meno ospedalizzazioni con Omicron

Ci sono poi i dati sudafricani sui pazienti che nel corso dell’attuale ondata di contagi, a novembre, hanno contratto il Covid-19 causato da Omicron: hanno avuto l’80% in meno di probabilità di finire in ospedale rispetto alla malattia provocata da Delta, anche tenuto conto di fattori confondenti quali età, condizioni di salute e precedente contagio ma non dello status vaccinale. Lo studio va preso con le pinze perché non ancora sottoposto alla necessaria revisione tra pari: è stata pubblicato nelle scorse ore dal National Institute for Communicable Diseases del Sudafrica.

Ma è presto per trarre conclusioni, per motivi ovvi ma che vanno ribaditi. La virulenza intrinseca della variante non è nota. "L'esperienza del Sudafrica, con una popolazione giovane, potrebbe non tradursi nel modo in cui altri Paesi sperimentano Omicron - ha detto Waasila Jassat, dell’Nicd -. Il rischio più basso o le proporzioni inferiori di malattie gravi che stiamo osservando nella quarta ondata potrebbero essere dovute a una serie di fattori, tra cui il livello di immunità precedente o potrebbe anche essere a causa della virulenza intrinseca di Omicron".

Lo stesso gruppo ha portato avanti una seconda analisi che dice anche altro: se ospedalizzati tanto i casi da Omicron quanto quelli da Delta avevano una probabilità simile di progredire verso la malattia grave.

Gli studi in queste settimane si susseguono, Omicron è territorio inesplorato. Un lavoro di ricercatori danesi evidenzia che una terza dose di vaccino aumenta significativamente la protezione contro Omicron negli anziani. «Vediamo che la protezione è minore e svanisce più velocemente contro la nuova variante rispetto a Delta dopo il ciclo di vaccinazione primaria» ha detto l’autore dello studio, Palle Valentiner-Branth. Ma una terza dose di Pfizer-BioNTech riporta il livello di protezione dalla variante al 54,6% negli over 60 quando siano stati immunizzati dai 14 ai 44 giorni precedenti, rispetto a chi ha avuto solo due dosi.

E poi ci sono i dati dalla Scozia: Omicron lì è associata a una riduzione di due terzi del rischio di ospedalizzazione rispetto alla precedente variante.

Qual è il vero problema di Omicron

C'è un problema, purtroppo: la più elevata trasmissibilità di Omicron potrebbe in teoria annullare l’effetto della minore gravità e portare comunque alla saturazione delle strutture sanitarie. Non sappiamo cosa succede quando questa variante circolare abbastanza a lungo nelle popolazioni di tutto il mondo.

Donato Greco, epidemiologo del Cts e padre fondatore degli Ecdc europei, ha spiegato di recente che "gli ultimi studi dei genetisti che abbiamo potuto osservare mostrano come gli epitopi, ossia le piccole parti degli antigeni che si legano agli anticorpi specifici, si fermino nelle prime vie respiratorie, impedendo così al virus di provocare le polmoniti che sono la prima causa di ospedalizzazioni e morti". Tuttavia "Omicron ha una trasmissibilità elevata"

Una minore patogenicità della Omicron è quindi possibile. Ma per capire l'impatto che rischia di avere in ogni caso, basti sapere che gli scienziati dell'Università di Birmingham hanno previsto la cancellazione di 100mila interventi chirurgici da qui a febbraio 2022. Uno scenario con 80-100mila contagiati al giorno è complicao da sostenere a lungo per produzione, scuola e servizi essenziali.

Gli esperti predicano cautela. Supponiamo di avere due virus, con uno che è due volte più trasmissibile dell'altro (Omicron in realtà è da tre a cinque volte più trasmissibile di Delta). E supponiamo che passino cinque giorni da quando una persona si infetta a quando altre si contagiano. Dopo 30 giorni il virus più trasmissibile causa 64 volte nuovi casi in più rispetto a quello meno trasmissibile. "Se contiamo sull'idea che la variante Omicron sia più mite per superare l'inverno, allora faremmo meglio a sperare che sia davvero, davvero mite" ha scritto su The Atlantic l'esperta Sarah Zhang.

La differenza fra Omicron e le altre varianti risiede nel fatto che si contagiano e sviluppano un Covid leggero, secondo i dati attualmente disponibili, anche molti immuni alle altre varianti. Molte più infezioni ma meno ricoveri. Quanti ricoveri? Lo si vedrà, paese per paese, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Un numero enorme di persone che si contagiano tutte insieme cambia la realtà quotidiana di un paese e impatta sempre sugli ospedali che, in questo periodo dell'anno, stanno già affrontando l'influenza e altri virus invernali. I primi dati dell'ente di assicurazione sanitaria del Sudafrica suggerivano già la scorsa settimana che Omicron potrebbe comportare un rischio di ospedalizzazione inferiore del 29% rispetto al virus originale. Ma anche un ceppo significativamente meno letale potrebbe causare un alto numero di ricoveri e decessi se si diffonde molto rapidamente.

In conclusione, i virus in generale tendono a essere più pericolosi quando iniziano a circolare in una popolazione che non ha mai avuto contatti con esso prima. Una volta che una larga parte della popolazione sarà esposta anche a Omicron sarà molto meno "ingenua" dal punto di vista immunologico, il che potrebbe aiutarci a gestire meglio i futuri ceppi del virus. Perché il Sars-CoV-2 non scomparirà da un giorno all'altro. E questa sì, è una certezza.

Il primo caso conosciuto è stato individuato il 9 novembre 2021 in Botswana. Tutti e quattro i casi inizialmente riportati dal Botswana si sono verificati tra individui che avevano già completato l'intero ciclo vaccinale. Il 24 novembre 2021 la variante è stata segnalata per la prima volta all'OMS dal Sudafrica. Il 26 novembre il gruppo consultivo tecnico dell'OMS sull'evoluzione del SARS-CoV-2 l'ha classificato con la dicitura B.1.1.529 e gli ha dato la il nome di Omicron. La variante presenta un numero elevato di mutazioni, molte delle quali nuove e molte inerenti la proteina spike. Questo numero di mutazioni ha portato a preoccupazioni per quanto riguarda la trasmissibilità, la risposta del sistema immunitario e la resistenza ai vaccini.

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