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Venerdì, 21 Gennaio 2022
La quarta ondata

Omicron dilaga ma non c'è l'impennata di ricoveri

Su 100mila persone positive, 1100 vengono ricoverate in area medica e 120 in terapia intensiva, rileva la Fondazione Gimbe

Individuata solo qualche tempo fa in Sudafrica, Omicron è già la variante Covid più diffusa al mondo. Roby Bhattacharyya, infettivologo del General Hospital in Massachusetts, lo ha definito come il virus più contagioso della storia, battendo persino il morbillo. Fortunatamente alla crescita esponenziale dei contagi non corrisponde un'impennata dei ricoveri: su 100mila persone positive, 1100 vengono ricoverate in area medica e 120 in terapia intensiva. La situazione però potrebbe degenerare: "Con questo tasso di crescita dei casi rischiamo comunque di intasare gli ospedali perché si può arrivare a 2 milioni di positivi", dichiara il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

Con Omicron 20mila persone in ospedale

Cartabellotta parla di una quantità enorme di casi, mai vista prima: "Abbiamo in media mobile circa 100mila casi al giorno. La buona notizia è che al crescere dei nuovi casi non corrisponde un parallelo incremento dei ricoveri, grazie alle dosi booster e alla minore virulenza della variante Omicron. "C'è una congestione degli ospedali meno veloce, però comunque l'impatto c'è e con questo tasso di crescita rischiamo di arrivare a 2 milioni di positivi e se anche il tasso dei ricoveri fosse l'1% avremmo 20mila persone in ospedale", avverte il presidente della Fondazione Gimbe.

Servono nuove misure anti Covid

Osservando il tasso di positività dei tamponi antigenici, al 6,8%, risulta piuttosto evidente che c'è una grandissima circolazione del virus e che bisogna rallentarla. "Tutte le misure messe in campo finora dal governo sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Adesso vediamo cosa verrà fuori dal prossimo consiglio dei ministri. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working".

Capitolo scuola

Cartabellotta guarda con preoccupazione alla riapertura delle scuole. "E' chiaro che non avendo lavorato sugli aspetti strutturali, possiamo modificare quanto vogliamo le modalità di screening e quarantena, ma con questa circolazione virale così alta bisogna fare delle valutazioni. Se decidiamo di tenere aperte le scuole bisognerà chiudere qualcos'altro perché non abbiamo tanti margini per far circolare il virus".

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