Giovedì, 24 Giugno 2021
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L'epidemia di coronavirus sta davvero rallentando? Tutte le ipotesi su picco e plateau

Secondo Pregliasco "non ci sarà un picco in Italia: grazie alle misure adottate e al lockdown progressivo nelle regioni a oggi stiamo vedendo un incremento non più esponenziale ma lineare". Ma Crisanti avverte: "Se la curva non scende bisognerà fare qualcosa"

Un rallentamento nella corsa del virus sarebbe già nei fatti. Ma ci vorrà tempo. Quando vedremo il picco dei casi di Covid-19 in Italia? "Non ci sarà un picco: grazie alle misure adottate e al lockdown progressivo nelle regioni rosse e arancioni ad oggi stiamo vedendo un incremento non più esponenziale ma lineare. E se le cose andranno avanti così, ci aspettiamo un calo per la prossima settimana" dice all'Adnkronos Salute il virologo dell'Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. E' il cosiddetto plateau, l'altopiano che precede la discesa. Attraversare l'altopiano sarà lungo e faticoso.

Coronavirus: cosa succederà tra fine novembre e inizio dicembre

Non c'è davvero nulla da esultare. Ci aspettano settimane difficli e ospedali sempre sotto pressione. L'esperto invita a non abbassare l'attenzione. "Più lavoriamo bene adesso - spiega - più saremo sereni a Natale". Quanto alle pressioni per allentare le misure nelle regioni che hanno adottato quelle più rigide per prime, "penso che forse nelle prossime settimane potrebbe essere avviato un allentamento nelle province meno colpite. Ma ritengo sia opportuno assumere una decisione univoca e condivisa su questo tema, in modo da non generare incomprensioni", continua Pregliasco.

Ricordiamo che cosa accadde ad aprile: che il virus rallentasse in Italia lo percepimmo soprattutto dal calo delle terapie intensive, ma i nuovi casi continuavano a essere identificati e a essere tanti e il plateau", la sorta di altipiano che aveva preso il posto del picco, "resistette" a lungo. Secondo il ministro della Salute Roberto Speranza il picco in Italia potrebbe arrivare tra una settimana. Per altri esperti la data plausibile è quella del 27 novembre.

"Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus". Quanto alle speranze suscitate dagli ultimi annunci sui vaccini in sperimentazione, "si tratta di dati interessanti. Ma dobbiamo avere ben chiaro che questi vaccini non sono stati ancora autorizzati, e che per vedere gli effetti delle vaccinazioni dovremo aspettare dei mesi", conclude Pregliasco.

"L'influenza arriverà a Natale"

C'è poi da considerare la variabile influenza stagionale. Pregliasco l'ha preannunciato: "In alcune regioni, come la mia Lombardia, la campagna vaccinale contro l'influenza è partita un po' in ritardo. Spero si arrivi al 75% di copertura in tempo, considerato che l'influenza la aspettiamo in Italia da Natale in poi". Lui monitora l'andamento della stagione influenzale in Italia da anni. "Speriamo che anche in Italia si confermi una stagione benevola, come quella vista in Australia, magari complici le misure contro il coronavirus".

Crisanti: "Se la curva non scende bisognerà fare qualcosa"

L'ottimismo di chi sostiene che il virus stia già sensibilmente rallentando non convince Andrea Crisanti, che ad 'Agorà' su Rai3, dice. "Sicuramente le misure hanno avuto l'effetto di rallentare l'andamento della curva" di casi di Covid-19. "La prossima settimana ci dirà se questa curva si è stabilizzata, se siamo in una situazione di plateau o se effettivamente scende, perché se non scende è evidente che bisogna fare qualche altra cosa".

"Penso che era anche obiettivo del Governo smorzare il picco e distribuire l'impatto su un periodo più lungo per cercare di non compromettere la componente economica che si vuole preservare per dicembre".

"E' un obiettivo che in qualche modo stanno raggiungendo - ha spiegato il docente di Microbiologia dell'università di Padova - Sicuramente" i contagi "non stanno aumentando al ritmo della settimana scorsa. Se volessimo fare le debite proporzioni e ieri avessero fatto i 210mila tamponi al giorno" consueti, avremmo altri diecimila casi e "saremmo sui 35-36mila, quindi una situazione stabile. Fra 37mila e 40mila casi siamo su una situazione stabile, sono piccole variazioni". Crisanti non esclude che un allentamento delle misure restrittive a dicembre potrebbe portare l'Italia a dover optare per un duro lockdown a gennaio 2021. Intanto di Covid "sono morte 9mila persone dall’inizio della seconda ondata".

"Le regioni con più posti in terapia intensiva avranno più morti"

"Sono sicuro che alla fine di questa ondata si scoprirà che le regioni che avevano più posti in terapia intensiva avranno fatto più morti. C'è un paradosso: più posti di terapia intensiva si creano, meno pressione teoricamente c'è e più possibilità si dà al virus di infettare e quindi di mandare persone in rianimazione". Le parole di Andrea Crisanti, sempre ad 'Agorà' su Rai3, sonp un invito a non considerare solo i numeri di letti disponibili sulla carta.

"Un posto di terapia intensiva - avverte - non si crea attivando e accendendo un ventilatore. C'è dietro tutta una struttura e delle competenze che sono difficili da moltiplicare, perché non si possono moltiplicare i letti senza mobilizzare infermieri e rianimatori e assicuro che ci vogliono anni per formare un rianimatore. Inoltre più posti letto lo specialista segue, più la capacità di curare pazienti diminuisce".

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