Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Covid, cosa c'è dietro i numeri di oggi (e perché la discesa è lontana)

La decelerazione c'è, ma per invertire la rotta ci vorrà del tempo. Durante la prima ondata i ricoveri iniziarono a calare più di 20 giorni dopo il lockdown

Il saldo delle terapie intensive

Sono 34.282 i contagiati da SARS-COV-2 registrati nelle ultime 24 ore, in lieve aumento rispetto ai 32.191 di ieri quando però erano stati analizzati circa 26mila tamponi in meno. Il risultato è che il rapporto tra contagi e casi testati scende al 14,8% dal 15,4% di ieri. Il trend dei decessi è invece purtroppo ancora in ascesa: ieri i morti per Covid-19 erano stati 731, oggi il numero è salito a 753. L’epidemia sta rallentando? Non proprio. Analizzando il numero dei casi tra lunedì e mercoledì (lo ha fatto Lorenzo Ruffino su Twitter), si scopre che nell’ultima settimana sono stati registrati 93.827 casi contro i 93.330 della precente. Due settimane fa, nello stesso arco temporale, i contagi erano stati 81.047 e ancora prima 63.997.

Anche analizzando un periodo di tempo più ampio rispetto alla singola giornata non si intravedono segnali eclatanti di inversione di tendenza. Semmai, come ripetono sempre più spesso medici e virologi, si assiste ad un appiattimento della curva. Siamo nel plateau. Il problema è iniziare la discesa.

Il rapporto tamponi positivi

Andiamo ora ad analizzare alcuni indicatori per provare a capire se e quanto sta rallentando la curva. Inziamo dal rapporto tamponi-positivi che sembra da qualche giorno in lieve ma costante calo.

  • 18 novembre 14,8%
  • 17 novembre 15.4%
  • 16 novembre 17,9%
  • 15 novembre 17.4%
  • 14 novembre 16.3%
  • 13 novembre 16%
  • 12 novembre 16.2 %
  • 11 novembre 14.6%
  • 10 novembre 16.1%
  • 9 novembre 17.1%

E tuttavia, se analizziamo un periodo temporale più ampio, ci accorgiamo di come anche questo indicatore sia rimasto sostanzialmente stabile nelle ultime tre settimane. 

Tasso di positività (tamponi effettuati) tra lunedì e mercoledì:

  • Questa settimana: 15.7%
  • Un settimana fa: 15.8%
  • Due settimane fa: 15.3%
  • Tre settimane fa: 12.8%
  • Quattro settimane fa: 8.4%

Le terapie intensive

Quella che potrebbe sembrare una buona notizia arriva semmai dalle terapie intensive: il saldo tra entrate e uscite è aumentato solo di 58 unità, uno dei dati più bassi delle ultime settimane. Ma come sappiamo, si tratta di un numero che dipende anche dal numero dei pazienti deceduti (oltre che ovviamente di quelli guariti). Come ha osservato oggi il professor Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, “siamo vicini alla soglia dei 4000 pazienti in terapia intensiva: le rianimazioni, se si svuotano, hanno un ricambio più con i decessi che con le dimissioni". Insomma, anche questo indicatore va preso con estrema cautela.

Come andarono le cose durante la prima ondata

Secondo una recente analisi pubblicaa sulla pagina “Coronavirus. Dati e analisi scientifiche”, curata da fisici e ricrcatori, a metà ottobre il tempo di raddoppio delle varie curve era: 7 giorni per i nuovi casi, 9 per gli ospedalizzati; 10 per le terapie intensive e 6,5 giorni per i decessi.

“Gli ultimi dati disponibili - si legge nel post, pubblicato due giorni fa - dicono invece che questi valori raddoppiano in: casi, più di> 35 giorni; ospedalizzati e terapie intensive 19 giorni; decessi: 12 giorni”. Insomma, la decelerazione è evidente. Ma per la discesa vera e propria ci vorrà del tempo. Non dimentichiamo cosa accadde nella nuova ondata: Conte proclamò il lockdown l’11 marzo, ma i ricoveri iniziarono a scendere solo ad aprile inoltrato.

Quanto al picco dei casi, durante la prima ondata venne raggiunto dopo 10 giorni di locdown, ma la discesa fu molto lenta, tanto che ad inizio maggio si contavano ancora 802 casi al giorno (con un numero di tamponi nettamente inferiore a quello di oggi).

Brusaferro: "Indice Rt sotto l'1 prima di Natale"

Il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro è cautamente ottimista. "L'Rt sta scendendo" ha detto oggi in un'intervista a "La Stampa". "E la sequenza è che prima si riduce l'indice di contagiosità, poi quello dei ricoveri e per ultimo, purtroppo, quello dei morti. In questi giorni stiamo validando l'impatto delle misure adottate a ottobre. L'obiettivo resta quello di portare l'Rt sotto il livello di 1. Perché così diminuisce in modo significativo il numero dei casi e questo a sua volta consente di tornare ad avere un tracciamento sistematico dei contatti stretti e di allentare la pressione sugli ospedali. Speriamo di raggiungere l'obiettivo 'Rt inferiore di 1' prima di Natale. I presupposti ci sono. Ma serve anche l'impegno di ciascuno di noi nel rispetto delle regole, recuperando lo spirito di marzo e aprile". Non è che poi, riaprendo i ristoranti la sera e spostando più avanti il coprifuoco, ci ritroviamo dritti dentro la terza ondata? "Il rischio c'è - non nega Brusaferro - ma solo se non rispettiamo la triade 'mascherina-distanziamento-igiene delle mani'. Non ci sono scorciatoie. Per parecchi mesi non si potrà abbassare la guardia. Almeno fino a quando, grazie ai vaccini, avremo ottenuto l'immunità di gregge. Ma sono certo che tutto il Paese collaborerà. Lo sta già facendo". 

Crisanti: "La curva si è appiattita, ma l'Rt non scenderà ai livelli dell'estate"

"La curva si è appiattita, questo è sicuro. Bisogna vedere quanto rimane a questi livelli, che obiettivamente non sono accettabili per il numero delle persone che si ammalano tutto il giorno, l'RT deve scendere sotto l'1 per abbassare i casi. Non credo che con queste misure l'RT si porti allo 0.3/0.4 come dopo la fine del lockdown, queste misure ci servono per arrivare a fine Natale". Lo ha detto a 'Un Giorno da Pecora', su Rai Radio1, Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova commentando la situazione epidemiologica in Italia. "La battaglia per il futuro di tutti noi - ha aggiunto lo studioso - è la creazione di un sistema di sorveglianza per accertare la trasmissione sul territorio: se si fa questo noi potremo andare senza mascherine anche tra quattro mesi". Se lo stiamo facendo? Forse non abbastanza. "Con le misure di adesso -ha detto Crisanti -, secondo me, la trasmissione non diminuisce moltissimo, attraverseremo il Natale piu' o meno con questi casi e poi avremo altri tre mesi invernali. E bisognerà prendere una decisione: implementare le misure più restrittive se si vogliono diminuire i casi. Se mi avessero dato retta ad agosto oggi non saremmo in questa situazione". Crisanti avrebbe implementato un sistema che in altri posti, "come il Giappone o la Nuova Zelanda, si è dimostrato efficace". Quanto ai molti che oggi dicono di non volersi vaccinare, secondo Crisanti "è il risultato delle tante stupidaggini sentite questa estate e poi rivelatesi false una cosa che crea disorientamento nelle persone. Almeno il 70% della popolazione si dovrebbe vaccinare per avere un effetto".

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