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Sabato, 21 Maggio 2022
Il punto

Le 10 regioni in cui aumentano i ricoveri Covid

Dopo alcuni giorni di flessione, torna a risalire al 16% l'occupazione dei reparti ordinari. Solo la Sardegna supera la soglia di allerta delle intensive. Ma i dati sono rassicuranti e il virologo Guido Silvestri rassicura tutti: il Covid è entrato "in una fase benigna"

Come vanno le cose nei reparti Covid da nord a sud, passando per le isole maggiori? L'emergenza è ormai alle spalle, ma il virus circola e circolerà ancora. Dopo una leggera flessione nei giorni precedenti, nelle ultime 24 ore risale al 16% l'occupazione dei reparti di 'area non critica' da parte di pazienti Covid in Italia (esattamente un anno fa era al 41%) e cresce in 10 regioni: Abruzzo (al 23%), Basilicata (27%), Emilia Romagna (15%), Friuli Venezia Giulia (12%), Lazio (19%), Lombardia (11%), Molise (17%), Pa di Bolzano (9%), Sicilia (27%) e Valle d'Aosta (10%). E' stabile invece l'occupazione delle terapie intensive al 5% (un anno fa segnava il 39%) e solo la Sardegna (al 13%) supera la soglia di allerta del 10%.

Covid: i dati dagli ospedali

Questi i dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 11 aprile 2022. Nel dettaglio, a livello giornaliero, l'occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di area 'non critica' da parte di pazienti con Covid-19 cala nella Pa Trento (11%) e nelle Marche (20%). E' stabile nelle restanti 9 regioni: Calabria (33%), Campania (17%), Liguria (16%), Piemonte (10%), Puglia (22%), Sardegna (21%), Toscana (16%), Umbria (42%) e Veneto (10%). Supera la soglia del 20% in altre 7 regioni o province autonome: Umbria (42%), Calabria (33%), Sicilia (26%), Basilicata (27%), Puglia (22%), Abruzzo (23%) e Sardegna (21%).

Sempre a livello giornaliero, l'occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19 cresce in Liguria (5%), Sicilia (8%), Umbria (8%) e Valle d'Aosta (6%). Mentre è stabile nelle restanti 17 regioni o province autonome: Abruzzo (al 6%), Basilicata (1%), Calabria (9%), Campania (6%), Emilia Romagna (4%), Friuli Venezia Giulia (1%), Lazio (7%), Lombardia (2%), Marche (4%), Molise (8%), Pa Bolzano (3%), Pa Trento (3%), Piemonte (3%), Puglia (8%), Sardegna (13%), Toscana (7%) e Veneto (3%).

Nel bollettino di ieri sono stati registrati 28.368 nuovi contagi su 192.782 tamponi processati. I decessi sono 115. Lieve aumento delle terapie intensive (+1, ora 466), crescono i ricoveri (+218, ora 10.256). Tasso di positività al 14,7.

Ma attenzione. Grazie alla campagna vaccinale che protegge dalle forme di malattia più gravi e a fronte delle nuove varianti che hanno soppiantato nel tempo il ceppo di Wuhan e poi Delta, in ospedale chi viene ricoverato all’interno dei reparti Covid molto spesso, oggi come oggi, ci finisce non a causa dei deficit respiratori legati alle complicanze del virus Sars-CoV-2. Le polmoniti interstiziali bilaterali sono sempre più rare secondo quanto riferiscono medici infettivologi e virologi. La stragrande maggioranza dei pazienti sono persone che arrivano in ospedale con delle patologie, magari con un quadro clinico già complesso, e al tampone in ingresso o allo screening prima di un intervento chirurgico risultano positivi. A quel punto inevitabilmente diventano pazienti Covid, ma la loro "intensità" - in molti casi - non è più dettata dal Covid come nelle prime ondate che hanno messo sotto pressione il sistema ospedaliero da nord a sud: è invece la singola patologia diversa dal Covid a determinare la gravità e il conseguente ricovero in ospedale.

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Silvestri: "Il Covid è entrato in una fase benigna"

Il Covid è entrato "in una fase benigna" secondo Guido Silvestri, virologo di fama internazionale e docente alla Emory University di Atlanta, intervistato da Il Fatto Quotidiano. Secondo lui, finita la fase emergenziale della pandemia, "dovremo convivere con Sars-CoV-2 come si convive con tanti altri virus" spiega.
In Italia va conciliata "la necessità di contenere il virus con il fatto che le chiusure generalizzate portano a danni socio-economici e psicologici devastanti, soprattutto nei più poveri e nei più giovani. La scelta della convivenza col virus, che non è un 'liberi tutti', ma un approccio basato tanto sulla scienza che sul buon senso".

Solo grazie ai vaccini in Italia "siamo potuti uscire in tempi relativamente brevi dall'emergenza. E sarebbe ora che si smettesse di fare disinformazione di stampo no-vax: questi preparati sono assolutamente sicuri ed efficienti". Somministrare la quarta dose agli immuno compromessi, agli over 80 e ai fragili 60-69enni "è una scelta ragionevole, ormai con Omicron la mortalità coinvolge quasi esclusivamente soggetti non vaccinati o molto fragili in cui l'effetto della vaccinazione tende a diminuire nel tempo anche a causa della debolezza del sistema immunitario". In autunno arriverà "una nuova recrudescenza di Sars-CoV-2, che si comporterà come tutti i virus respiratori, seguendo un andamento tipicamente stagionale. Saremo in grado di controllarla se ci faremo trovare preparati, cioè con la popolazione ben vaccinata, non solo anziani fragili, tutti, bambini compresi, e con quantità efficaci nel ridurre il rischio di Covid severo per Omicron e varianti simili".

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