Domenica, 13 Giugno 2021
La differenza

Nuovo aumento dei contagi nel Regno Unito: "Ma l'Italia è più al sicuro, ecco perché”

A Londra torna a far paura il coronavirus, in particolare la variante indiana. E l'Italia è al sicuro? Sembrerebbe di sì, quanto meno più del paese del premier Boris Johnson e a spiegare il motivo è un esperto

Boris Johnson - foto Ansa

C’è stato un momento in cui l’Italia ha guardato al Regno Unito come un esempio di efficenza perché, mentre noi eravamo ancora nel pantano delle restrizioni e di un lockdown quasi totale, il governo di Boris Johnson annunciava numeri record nella campagna vaccinale, iniziando a pianificare le riaperture, fino ad arrivare alla giornata in cui erano tornato lecito abbracciarsi e baciarsi in pubblico. Ora però la Gran Bretagna sembra tornare ad avere paura perché i casi di contagi crescono di nuovo. Fa paura la variante indiana, che anche noi guardiamo con timore.

E se dovesse diffondersi anche in Italia proprio mentre il Paese sta lentamente abbassando la guardia? Niente paura. C’è però una differenza sostanziale fra Italia e Regno Unito: in Italia si è scelto di proseguire con la seconda dose e puntare alla conclusione del ciclo vaccinale mentre i britannici hanno scelto di fare a tutti la prima dose e adesso la grande maggioranza dei contagiati è composta da chi ha effettuato solo una prima dose. Lo spiega proprio il direttore del Dipartimento di Malattie infettive del Policlinico Claudio Mastroianni: “In Italia abbiamo fatto una scelta diversa e la circolazione della varianti è al momento limitata. Per ora siamo al sicuro e se continuiamo a immunizzare lo saremo anche a settembre. Attenzione però le varianti vanno tenute sotto controllo, dobbiamo andare a monitorare cosa accade e osservare anche se i vaccinati si infettano. A febbraio-marzo è accaduto anche a noi, cioè abbiamo registrato contagi tra chi aveva fatto la prima dose di vaccino, non solo operatori sanitari ma anche anziani”. Quindi non bisogna abbassare la guardia, soprattutto per le fasce di popolazioni fragili: immunodepressi e pazienti ematologici in cura ad esempio.

Intanto però a Londra si è passati dalla certezza del futuro al “vediamo come va”. Tanto che, in una intervista, il segretario all'Edilizia abitativa del Regno Unito Robert Jenrick ha detto che non è il caso di fare piani per i matrimoni, ribadendo che il governo sta esaminando una serie di dati per decidere se ritardare il tanto atteso "Freedom Day", il 21 giugno, cioè il giorno che, secondo il piano di Boris Johnson, dovrebbe segnare la revoca totale delle restrizioni, distanziamento sociale compreso.

"Abbiamo sempre detto che la tabella di marcia è soggetta alla revisione dei dati. Quindi che si tratti di matrimoni, viaggi internazionali o di un qualsiasi altro argomento importante, dovete sempre aspettare il giudizio espresso sulla base dei dati. Il primo ministro sta rivedendo i dati e ne stanno arrivando altri. Abbiamo creato questo periodo di cinque settimane tra le tappe della road map che si è rivelato davvero prezioso", ha spiegato Jenrick sottolineando che Johnson prenderà una decisione finale il 14 giugno.

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